Strage bimbi a Gaziantep. Preso kamikaze 12enne a Kirkuk

Pubblicato il 22 agosto 2016 da ansa

Strage bimbi a Gaziantep. Preso kamikaze 12enne a Kirkuk  (Fermo immagine)

Strage bimbi a Gaziantep. Preso kamikaze 12enne a Kirkuk (Fermo immagine)

ROMA – Bambini che muoiono, bambini che uccidono. Vittime sempre, a volte anche carnefici. Sono almeno 29 i piccoli tra i 4 e i 14 anni morti insieme ad altre 25 persone, quando un kamikaze è saltato in aria sabato sera tra gli invitati ad una festa di nozze curda a Gaziantep. L’assassino, che forse neppure sapeva di esserlo e forse è stato fatto esplodere con un telecomando a distanza, forse aveva la stessa età dei ragazzini uccisi: “12-14 anni”, secondo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che – in assenza di rivendicazioni – ne ha anche definito l’appartenenza all’Isis. Ma il premier Binali Yildirim ha fatto un parziale retromarcia.

– Le autorità non sanno se fosse un bambino o un adulto – ha detto -. Non sono stati trovati indizi su chi fosse.

La notte scorsa invece un bambino-kamikaze si è ‘salvato’ in Iraq, nella città settentrionale di Kirkuk. Le immagini mandate in onda dalla Kurdish 24 TV mostrano un ragazzino che indossa una maglietta del Barcellona, gli sta larghissima e ha sulla schiena il numero 10 di Messi.

Un gruppo di poliziotti gli è intorno mentre lui alza le mani e resta immobile: sotto la maglietta, sulla pancia, si nota un rigonfiamento. Due artificieri con estrema cautela, dopo avergli sfilato la maglia, tagliano la cintura esplosiva ai lati e la fanno scendere a terra.

Un piede dopo l’altro, il ragazzino ne esce e viene allontanano dal pacchetto inesploso. A questo punto, a torso nudo, la sua magrezza più evidente, i pantaloni marrone tenuti su da una cintura bordò, lo si vede spaventato e un po’ stordito, urla qualcosa, le braccia sempre sollevate con le quali cerca anche di divincolarsi dai poliziotti.

Pochi secondi e viene spinto velocemente verso un cellulare della polizia, viene fatto sedere dentro con decisione, le porte si chiudono, il veicolo parte.

Poco prima del suo arresto un attacco suicida aveva colpito una moschea sciita proprio a Kirkuk, la ‘capitale’ del Kurdistan iracheno, causando ‘solo’ due feriti e la morte dell’attentatore. I servizi di intelligence hanno fatto sapere di conoscere il nome del ragazzino, che ha 12 anni ed era tenuto d’occhio da quando era arrivato a Kirkuk, circa una settimana fa.

– Durante l’interrogatorio – ha poi spiegato un responsabile dei servizi, secondo il quale il mancato kamikaze nelle scorse settimane era con l’Isis a Mosul – ha detto di essere stato rapito da uomini mascherati che gli hanno messo addosso l’esplosivo e lo hanno portato nella zona dove avrebbe dovuto farsi saltare in aria.

Intanto il massacro dei bambini a Gaziantep, nella Turchia al confine con la Siria, mentre le vittime vengono seppellite, continua a registrare i racconti disperati di padri e madri sopravvissuti ai loro figli. Emine Ayhan non ha più lacrime mentre dice di aver visto i corpi dilaniati di 4 dei suoi 5 figli.

– Se almeno lui non fosse sopravvissuto – sussurra stringendo a sé l’unico che si è salvato – mi sarei uccisa.

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