Renzi e il nodo d’autunno, flessibilità per le riforme

Renzi e il nodo d'autunno, flessibilità per le riforme
Renzi e il nodo d'autunno, flessibilità per le riforme
Renzi e il nodo d’autunno, flessibilità per le riforme

VENTOTENE (LT) – Riforme, deficit, debito pubblico, Finanziaria. In queste quattro parole si riassume la nuova tappa tra Italia e Germania nella lunga partita sulla flessibilità. Una partita che vede Matteo Renzi convinto della necessità della flessibilità per le riforme e che approda anche sulla nave Garibaldi, nel bel mezzo del vertice per il rilancio dell’Ue, quando un giornalista tedesco rivolge a Angela Merkel e a Matteo Renzi la domanda forse più temuta: come si comporterà Berlino sulle richieste di Parigi e Roma in termini di flessibilità al bilancio? Renzi in un primo tempo lascia alla Bundeskanzlerin l’onore e l’onere di una replica. E la replica non può essere nel segno della prudenza.

– Credo che il patto di stabilità ha molte possibilità di flessibilità ma starà alla Commissione Ue confrontarsi con gli Stati membri – spiega la cancelliera ribadendo come nessuno, a Berlino e dintorni, voglia che Italia e Francia non crescano.

Parole non di chiusura, le sue, ma neanche di apertura totale alle richieste dell’Italia di una flessibilità sul rapporto deficit/Pil anche nel 2017. Anche perché, se da un lato Merkel torna a plaudire le riforme renziane, “pietre miliari” per un “futuro sostenibile, dall’altro sa bene della difficoltà, in Germania e nei Paesi del Nord, di far tollerare ulteriori concessioni a Paesi ‘non virtuosi’ dal punto di vista del debito come Francia e Italia.

Chiudendo un occhio, ad esempio, sul limite dell’una tantum imposto dall’Ecofin alla flessibilità e definito oggi dal viceministro dell’Economia Enrico Morando “inaccettabile”.

La partita è difficile e, per Renzi, quello di oggi è stato un primo contatto in vista del bilaterale italo-tedesco di Maranello. Quando i temi della crescita e degli investimenti saranno inevitabilmente sul tavolo. Renzi, nel frattempo, ricorda che l’Italia è al deficit più basso negli ultimi dieci anni e continuerà su questo binario, ma allo stesso tempo, sottolinea come la mission del governo sia quella di attuare quelle “riforme strutturali” che, di fatto, sarebbero strozzate da una Finanziaria bloccata da regole troppo rigide.

E il tutto va ad incrociarsi con un referendum sul quale l’attenzione della stampa e delle cancellerie internazionali è altissima e che, sebbene Renzi abbia ormai completato la sua opera di spersonalizzazione, risulta comunque determinante per il programma di riforme, anche economiche e fiscali, del premier.

Per ora siamo all’inizio della partita d’autunno. Ma l’impressione è che il vertice di Ventotene, per ciascun leader, sia servito anche a ‘tastare’ la disponibilità degli altri due interlocutori su alcuni punti: come quella della sicurezza comune e del raddoppio del piano Juncker per l’Eliseo o quello del Migration Compact e della flessibilità per Palazzo Chigi.

Punti sui quali Angela Merkel è chiamata al ruolo di grande mediatrice. Con un occhio alle elezioni che, l’anno prossimo la vedranno affrontare gli emergenti populismi teutonici.

(Michele Esposito/ANSA)

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