Resta gelo tra Anpi e Renzi. Grillo: “La parola di Renzi vale zero”

Resta gelo Anpi-Renzi.
Resta gelo Anpi-Renzi.
Resta gelo Anpi-Renzi.

ROMA – E’ stato più che un invito; una offerta di tregua, un tentativo di far pace.
– Ci daremo un abbraccio – aveva detto domenica alla Versiliana Matteo Renzi rivolto a Carlo Smuraglia, ex senatore Ds, oggi alla guida dell’Anpi schierata nettamente a sostegno del No al referendum istituzionale. Ma non è bastato. O almeno Smuraglia, all’estero in questi giorni, ha preso tempo ma ha fatto calare il gelo sull’apertura fatta da Renzi, ribadita con un nuovo invito.

Eppure Renzi ce l’aveva messa tutta: in uno slancio di dialogo domenica aveva citato anche una canzone icona dei Modena City Ramblers, noto gruppo musicale “resistente”. Ma non è bastato. All’Anpi non basta infatti un faccia a faccia, per quanto spettacolare e al massimo livello tra Renzi e Smuraglia; non basta una sede straordinaria e di grande risalto – le Feste dell’Unità di Bologna o Modena – per sanare le parole di aspra polemica dei giorni scorsi e soprattutto la impossibilità di spiegare le “ragioni del No” alla base del Pd in modo diffuso sul territorio, in ogni regione e nelle principali feste dell’Unità.

E’ quindi evidente – come dice la nota dell’Anpi – che “il tema della discussione, ossia le modalità della presenza alle Feste dell’Unità, non è stato ancora seriamente affrontato e risolto”. Il perché del gelo è probabilmente in un passaggio dell’intervento alla Versiliana:

– Io esporrò le ragioni del Sì, Smuraglia quelle del No e poi gli italiani voteranno come vorranno.

Una soluzione giudicata troppo spiccia e riduttiva rispetto al tema del libero confronto con la base del Pd tanto da far scrivere che “l’ipotizzato confronto, a livello nazionale, del tutto anomalo per la sede parziale, per gli interlocutori e per le modalità non definite, non è certamente la soluzione del problema di fondo e verrà comunque valutato nella sua sostanza”.

Renzi, quasi in contemporanea con la nota dell’Anpi, diffondeva la sua e-news per dire che gli era molto dispiaciuta la polemica “incomprensibile con l’Anpi rilanciata dai giornali in queste ore. Ho dunque invitato il presidente dell’associazione Smuraglia alla Festa dell’Unità di Bologna o di Reggio Emilia per un confronto pubblico sui contenuti del referendum. Il Pd, e il sottoscritto, non hanno mai paura del confronto”.

L’apertura di Renzi fa dire ad Alfiero Grandi, del Comitato per il No, che Renzi rinuncia ai toni drammatici e questo permetterà un confronto sui contenuti della riforma mentre altri politici sottolineano principalmente il cambio di strategia che in poche settimane ha portato Renzi a dire che avrebbe abbandonato la politica in caso di vittoria del No per poi passare alla fase della “spersonalizzazione” del confronto e per arrivare domenica alla scelta del comunque si vota nel 2018, qualunque risultato esca dalle urne del referendum.

Oltre al Pd l’unico a difendere la scelta del voto nel 2018 è Angelino Alfano:
– Renzi ha fatto benissimo a dire che non si dimette. Il governo si giudica alle elezioni politiche, in base alle riforme che ha fatto e non solo alla pur importantissima riforma della Costituzione. Dimettersi solo su quello significa confondere solo una parte col tutto.

Per il resto pioggia di critiche dalle opposizioni. L’M5s dice che Renzi ritratta solo per la pura di perdere: “la parola di Renzi vale zero” attacca il blog di Grillo. L’FdI paragona Renzi al matto che va contromano in autostrada pensando che a sbagliare verso di guida siano gli altri e la Lega con Matteo Salvini definisce Renzi un “buffone” per il voltafaccia mentre Roberto Calderoli si chiede se dopo la “sicura sconfitta” al referendum il Presidente del Consiglio avrà ancora una maggioranza.

(Paolo Cucchiarelli/ANSA)