Aura Di Nisio e i tuffi: un amore a prima vista

Pubblicato il 22 agosto 2016 da redazione

Di Nisio e i tuffi: un amore a prima vista

Di Nisio e i tuffi: un amore a prima vista

CARACAS. – L’amore tra Aura Di Nisio ed i tuffi nacque quando aveva appena nove anni. Un giorno vide una gara dal trampolino e decise che voleva dedicarsi a questo sport così affascinante ed impegnativo. L’italo-venezuelana, alcuni anni dopo quel colpo di fulmine è diventata la prima donna a rappresentare il Venezuela alle Olimpiadi in questa specialità.

Non pensate che fare tuffi acrobatici sia facilissimo. Quegli atleti che vediamo in televisione hanno impiegato tempo prezioso della loro esistenza a studiare tattiche impegnative e difficoltose. Cosí è stato anche per Di Nisio, ha iniziato a praticare questo sport nella Universidad Central de Venezuela con il coach Efrain Batista fino all’etá di 12 anni, poi è passata al club Tanaguarenas dove si é allenata con Carlos Rodríguez. “Sotto la sua guida tecnica sono riuscita a qualificarmi ai giochi olimpici.”

Ma era tanta tanta la voglia e la passione per questo sport che i suoi fecero di tutto per falciare gli allenamenti: “I miei, mi comprarono una sorta di trampolino che avevo a casa per migliorare la mia tecnica, avevo anche un’allenatore che veniva a casa. Quando andavo a scuola mia mamma mi veniva a prendere, poi andavavamo in taxi al Velodromo Teo Capriles. Dopo gli allenamenti, mi portava alle lezioni di balletto, che mi aiutava tantissimo a migliorare la tecnica dei tuffi. La mamma prese la patente per solo per me. Io studiavo in una scuola di suore e non mi volevano dare i permessi per partecipare alle gare internazionali, dovevo sempre fargli recapitare una lettera di richiesta da parte dell’IND. Poi alla fine, costrette, me lo davano ma di controvoglia. Appena tornavo, per punizione, mi sottoponevano subito un esame.”

La campionessa ci racconta che una volta partecipò ad una gara di tuffi nel Centro Italiano Venezolano di Caracas e conquistò il secondo gradino del podio. Questa fu la prova che le fece decidere di dedicarsi definitivamente a questo sport.

“Pensa che fino a quel momento ero sempre la seconda a livello nazionale. Quando ho iniziato ad allenamenti con Carlos Rodríguez, il mio ex marito, mi disse: ‘guarda che non stai facendo bene le cose’. Quando me lo diceva, lo odiavo, non hai idea di come lo odiavo. Piangevo a casa tutti i giorni, e così ho iniziato ad allenarmi a mezzogiorno e alla sera dalle sei fino alle dieci. Ricordo che ci fu un campionato ed il mio coach non mi lasció andare perché diceva che prima dovevo migliorare la mia tecnica. Poi quando finalmente sono salita al primo posto del ranking nazionale, abbiamo iniziato a gareggiare anche fuori dal paese.”

Nel 1973 la sua amica e collega dei tuffi, Maigualida Hartmann si trasferisce in Italia con i suoi genitori. “Mi invitò a trascorrere tre mesi con lei. Maigualida viveva a Verona, nella cittá veneta non c’erano tanti posti dove allenare nei tuffi. Ma nonostante tutto abbiamo partecipato a diverse gare in Italia, e in quel periodo ho conosciuto Klaus Di Biasi e Giorgio Cagnotto (papá della medagliata Tania, ndr) che era l’allenatore di Klaus, entrambi erano i miei idoli. A quell’epoca avevo 13 anni e per me fu un sogno che si realizzava.”

Aura Di Nisio con Klaus Di Biasi

Aura Di Nisio con Klaus Di Biasi

Due anni dopo, nel 1975, i genitori portarono Aura Di Nisio ad allenarsi a Roma. “Lí incrontrai nuovamente Klaus e gli dissi se poteva allenarmi, ma lui non poteva perché era ancora atleta. Alla fine ci pensò suo padre Carlo. Io correvo, nuotavo insieme a Klaus, non ci potevo credere, per me era un sogno. Io facevo acrobazie che le atlete italiane nemmeno tentavano di fare. Lì ho scoperto che esistevano degli attrezzi che noi in Venezuela neanche ci sognavamo. E non ce l’avevamo ancora fino al momento che mi sono ritirata. – racconta l’atleta di origine abruzzese. – In quel momento ero fidanzata con il mio ex marito, Carlos Rodríguez, che era anche il mio allenatore e avevamo deciso di sposarci a Roma, ma poi abbiamo cambiato idea.”

Dopo l’esperienza nella cittá eterna Di Nisio ritorna in Venezuela e partecipa al Campionato Sudamericano che si disputó a Montevideo in Uruguay. Nella terra charrúa l’italo-venezuelana sale sul gradino piú alto del podio in due occasioni: nel trampolino e nella piattaforma. Questa affermazione serví come rampa di lancio per la carriera sportiva dell’atleta ed il Comitato Olimpico Venezuelano decise di puntare su lei per i prossimi giochi.

“In un primo momento non sapevo dove allenarmi, poi ho iniziato a fare i tuffi nella vasca dell’Hermandad Gallega. Prima, ero stata quasi un mese senza allenarmi e per questo motivo ho partecipato solo alla prova del trampolino.”

Nei giochi che si disputarono a Montreal la delegazione venezuelana era composta da 34 atleti, 25 uomini e 9 donne, due di queste italo-venezuelane: Paola Ruggeri ed Aura Di Nisio. L’atleta di origine abruzzese chiuderà la sua partecipazione al ventiseiesimo posto.

“Nel momento dei giochi purtroppo il mio livello era sceso. Ma nonostante tutto sono stata la miglior latinoamericana oltre ad essere la prima venezuelana che partecipava in questo sport ad una olimpiade ed in quell’occasione l’unica. Di quei giochi ricorderó che vidi per la prima volta dal vivo a Gregory Efthimios Louganis, uno dei migliori tuffatori della storia.”

Di Nisio ci confessa che durante gli allenamenti ha subito anche una serie d’infortuni: si é rotta in un paio di occasioni il timpano ed in un’altra il lacrimale: “Penso che nessun atleta del mio sport abbia avuto questi infortunii. – ci racconta sorridendo la tuffatrice, aggiungendo – Questo succedeva perché io rischiavo troppo, volevo dare il massimo. Mentre gli altri prima di tuffarsi valutavano i rischi, io non ci pensavo due volte e mi tuffavo. Io mi sono dedicata piú al trampolino che alla piattaforma, anche se penso che io ero piú brava nella seconda a causa della mia altezza.”

Di Nisio si caratterizzava non solo per la sua bravura ma anche per la sua bellezza e continua a raccontarci: “Io ho avuto tantissimo appoggio dai mezzi di comunicazione, penso che abbia influito anche il mio físico. Ricordo che una volta un giornale titolò ‘Non solo è brava, ma anche bella’. Poi durante i giochi sono stata sorteggiata per il test di verifica del sesso, e dopo averlo superato mi fotografarono per un giornale italiano che pubblica una mia foto accompagnata dal seguente testo: ‘É donna, e si vede’.”

Poi, dopo il matrimonio si é ritirata: “Mio marito era geloso e non voleva che continuassi a praticare questo sport”. La Di Nisio é poi ritornata all’attivitá agonistica in vista dei Juegos Panamericanos che si sono svolti a Caracas nel 1983, sfiorando il podio, ma era rimasta lontana dal trampolino per cinque anni.

Dopo aversi ritirata dalle vasche, Aura Di Nisio, lavorò alla televisione come attrice (11 anni a Venevisión e 2 Rctv). Aura é mamma di due figli Jennifer e Jonathan: “Io avrei voluto che mia figlia si dedicasse ai tuffi, il suo nome gliel’ho messo in onore di Jennifer Chandler (vincitrice di diverse medaglie ai giochi olimpici, ndr), ma lei non riusciva a saltare nemmeno un muretto. Jennifer, ha fatto anche l’attrice ed é stata una mini pop. Invece mio figlio Jonathan si è dedicato un po’ di tempo ai tuffi, ma dopo il divorzio l’ha lasciato.”

La vita e gli sforzi realizzati dalla tuffatrice italo-venezuelana possono riassumersi in una frase di Pierre de Coubertin, padre dei giochi olimpici moderni “Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla”.

Fioravante De Simone

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