Il mondo, il grido, la parola. – La questione linguistica nella letteratura postcoloniale italiana

Pubblicato il 23 agosto 2016 da redazione

Maria Grazia Negro

Maria Grazia Negro

Il 23 maggio del corrente anno, a Bressanone, il Circolo culturale e ricreativo “Don Bosco” e l’Associazione Culturale “Millan” organizzarono un’interessante serata letteraria. La studiosa brissinese Maria Grazia Negro presentò la sua seconda opera critica: un saggio sulla letteratura postcoloniale italiana.

Il libro, dal titolo: Il mondo, il grido, la parola. – La questione linguistica nella letteratura postcoloniale italiana, era stato pubblicato nel 2015 da Franco Cesati Editore, [Firenze 2015].

Si tratta di un corposo lavoro di ricerca storico-letteraria, prodotto dalla professoressa di Bressanone. Un libro in cui si parla di letteratura. Nello specifico, di letteratura postcoloniale italiana; vale a dire: “di letteratura in lingua italiana del periodo postcoloniale (italiano!)”

Ma, che cos’è letteratura postcoloniale? Esiste veramente un periodo postcoloniale italiano? Al punto tale da caratterizzare un filone letterario della letteratura italiana?

A scanso di equivoci, considerata l’attualità della deriva migratoria in Europa e. particolarmente, nell’area mediterranea, onde evitare la facile conclusione che si possa trattare di un soggetto “di moda”, mi corre l’obbligo di dichiarare subito che questo è un libro di alta specializzazione, un saggio, un lavoro di ricerca serio e approfondito su un fenomeno che è, insieme, e letterario e sociologico: letterario perché l’autrice si muove a partire dalla produzione di testi (libri pubblicati); sociologico, perché i testi esaminati sono scritti da autori che si trovano – come persone, come cittadini, come intellettuali – ad esprimersi nella condizione storica e ambientale (spaziotemporale: si direbbe di un contesto sociale caratterizzato dall’amministrazione coloniale, nel quale essi o sono nati, o sono cresciuti, o si sono formati.

Intanto come parlanti, poi come letterati; insomma, come scrittori. (Mentre altrettanto serio e drammatico è, purtroppo, ai giorni nostri il vistoso fenomeno della straripante migrazione proprio dai paesi ex colonie).

A questo proposito, va segnalato che la “letteratura migrante in lingua italiana” ha fatto oggetto di una precedente pubblicazione della Negro. (MAUCERI M.C., NEGRO M.G., Nuovo immaginario italiano. Italiani e stranieri a confronto nella letteratura italiana contemporanea, Sinnos, Roma, 2009).

Nel libro di cui stiamo parlando (Il mondo, il grido, la parola) l’ambito d’indagine e di conoscenza si allarga, cercando di comprendere tutta la produzione letteraria del periodo postcoloniale, fino ai giorni nostri, scritta da autori di madrelingua, mistilingue, o italiani di ritorno, rientranti – anche se solo sul piano linguistico – dalla diaspora, e nuovi parlanti acquisiti alla lingua italiana: tutti scrittori che hanno sperimentato la condizione coloniale da soggetti attivi o passivi; oppure l’hanno semplicemente scelta come soggetto di narrazione per le loro opere. Fino ad ipotizzare (e rendere concrete) situazioni di bilinguismo o multilinguismo conseguenza della pratica effettiva della multiculturalità.

Così oltre alla più recente Letteratura italiana della migrazione (LIM), il discorso si è sviluppato estendendosi alla Letteratura postcoloniale italiana (PLIL) e alla Letteratura italiana contemporanea dal soggetto postcoloniale (LICC).

Per organizzare tutta questa produzione, il primo problema è quello della cronologia – o, meglio, della “storia” – del colonialismo italiano e della sua evidente incidenza sulla produzione letteraria specifica, secondo le tre definizioni testé esposte. Nonché quello dei limiti temporali entro i quali sia ascrivibile questa sezione di letteratura in lingua italiana; anche in rapporto ai colonialismi delle altre nazioni europee, molto più rimarchevoli; e ai rispettivi post-colonialismi, assai più complessi nella loro articolazione. Ho detto prima che si tratta di un lavoro specialistico, quello fatto dalla Negro; ora devo aggiungere: condotto con rigore metodologico, e caratterizzato da completezza di indagine e grande competenza.

Il fatto che si tratti di un lavoro serio, corposo e approfondito, non deve però scoraggiare l’approccio di chi, come noi, si diletta e si incuriosisce alla letteratura e alla letterarietà. Quando non se ne appassioni addirittura.

Perciò sarà giustificata, comunque, e gratificante, anche per noi la fondamentale impostazione scientifica; nonché la portata stessa del lavoro e la sua significazione nella prospettiva dell’orizzonte letterario italiano. In effetti, sarà significativo il contributo che esso potrà offrire al dibattito storico-culturale anche sulla letteratura migrante. E bene ha fatto Maria Grazia Negro, a privilegiarne la questione linguistica (la parola); dopo averne classificato i contenuti narrativi ivi descritti (il mondo), e studiato i motivi ideali, i sentimenti e/o gli atteggiamenti morali e civili di autori e personaggi (l’urlo).

Per aiutare il nostro lettore – destinatario oggi di queste poche note di commento – a meglio comprendere la presentazione del libro e lo stesso suo contenuto nei due aspetti: descrittivo e critico, voglio aggiungere poche considerazioni – abbastanza ovvie peraltro, ma pur sempre utili da precisare come premessa di carattere generale, secondo gli elementari principi della didattica. Considerazioni in risposta agli interrogativi che fin dall’inizio della relazione – o recensione, che dir si voglia – avevo formulato.

Primo: Che cos’è letteratura? La letteratura, in generale, è l’insieme dei testi realmente esistenti, o immaginati, o possibili, prodotti, o producibili, dal linguaggio umano. La parola. Praticamente tutto quello che è stato detto, tutto quello che si dice, tutto quello che si può dire, tutto quello che si è scritto, in qualsiasi lingua. L’astrattezza della presente definizione diviene concreta nella misura in cui si possa disporre effettivamente di questi testi, per cui si comprende bene come la definizione stessa, in pratica, si limiterà ai testi scritti, esistenti e disponibili.

Un’ulteriore limitazione è resa necessaria dal fatto che vengono eliminati i testi che, benché scritti, si presentano poi come ripetitivi e/o banali nella loro funzione informativa (come per esempio gli appunti personali, la lista della spesa della massaia o gli scontrini del supermercato). Utili forse per altre eventuali e possibili indagini, non necessariamente di tipo letterario.

Quindi, per non portarla per le lunghe, concludiamo che “letteratura” è l’insieme di quei testi significativi, strutturati, formalizzati, e fissati nella scrittura, che abbiano oltre alla funzione informativa (referenziale, secondo la classica definizione di Jakobson) anche – in maniera dominante – la funzione espressiva (originalità dell’emittente) e la funzione poetica (ricerca originale da parte dell’autore della costruzione – struttura formale – del messaggio).

Detto questo, una prima segmentazione del corpus della letteratura è quella indicata dalla lingua utilizzata (una volta che di essa se ne definisca l’unitarietà), e all’interno di questa, quella della periodizzazione (le epoche della letteratura, per esempio, secondo la tradizione degli studi delle letterature europee: i cosiddetti Secoli della letteratura).

Un’ulteriore classificazione poi, con taglio trasversale, è quella dei generi letterari; o quella del contenuto delle opere (ciò di cui si parla: il referente, o reale o letterario), molto spesso rientrante come elemento costitutivo nella stessa definizione del tipo di genere.

Altre classificazioni, tante, ancora sono possibili, a seconda dei criteri, delle finalità, delle problematiche, ecc, che si intendono ricercare nello studio del ricco patrimonio letterario (i testi) o delle sue singole sezioni specialistiche. E qui giungiamo al nostro soggetto e alle risposte delle domande in sospeso. E cioè, il motivo che è alla base del titolo del libro.

Il mondo (la realtà storica, l’immaginario, il vissuto personale, il mondo interiore: i referenti, insomma), il grido (la sofferenza, il dolore, la ribellione, la testimonianza, ecc.), la parola (l’espressione e la scrittura, la creazione artistica). E poi “la questione linguistica” (problema), e “la letteratura postcoloniale italiana” (il periodo storico, il particolare contenuto, la lingua scelta, che caratterizzano i testi presi in esame).

Luigi Casale

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