Solidarietà

Pubblicato il 26 agosto 2016 da Mauro Bafile

Vigili del Fuoco a lavoro tra le macerie ad Arquata,      ANSA/ANGELO CARCONI

Vigili del Fuoco a lavoro tra le macerie ad Arquata, ANSA/ANGELO CARCONI

Quando il 6 aprile del 2009 un terremoto distrusse il centro storico dell’Aquila e parte dei suoi borghi più belli con il pesante bilancio di 308 morti, oltre 1500 feriti e più di 50mila sfollati, non indugiammo. Con un editoriale promovemmo, assieme alla “Fondazione Abruzzo Solidale”, una cordata di solidarietà.

Allora aderirono tutti. Fecero loro il nostro appello Faiv, le associazioni regionali, la Camera di Commercio, tanti industriali e un numero assai cospicuo di connazionali che vollero restare nell’anonimato. Anche i Comites. Si pose un’unica condizione: che quel gesto di solidarietà fosse finalizzato ad un’opera concreta, tangibile. Insomma, che il nostro denaro non si perdesse nei meandri della burocrazia.

Fu così che, grazie anche all’impegno del sindaco di Villa Sant’Angelo, Pier Luigi Biondi, e del nostro editore, Amedeo Di Lodovico, presidente della “Fondazione Abruzzo Solidale”, s’individuò una struttura in grado di accogliere manifestazioni culturali ed essere luogo d’incontro per giovani e anziani. Sei anni dopo, il 5 agosto, a Villa Sant’Angelo fu inaugurato il “Centro Aggregativo Gaetano Bafile”, dedicato al fondatore del nostro Giornale, abruzzese “doc”.

Un’altra tragedia ha colpito il centro dell’Italia. Un forte terremoto ha raso al suolo borghi splendidi come Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto; ha provocato danni irreparabili in tanti altri; ha distrutto o danneggiato opere d’arti d’incalcolabile valore. Si parla di oltre 250 morti, ma la cifra nei prossimi giorni potrebbe aumentare e superare quella del 2009 all’Aquila.

Nell’apprendere la notizia dai lanci delle agenzie e dai colleghi che ci hanno telefonato dall’Italia, il nostro primo impulso è stato quello di far leva nuovamente sui sentimenti di solidarietà degli italo-venezuelani per aiutare le popolazioni colpite dalla tragedia.

Poi, però, abbiamo riflettuto con maggiore freddezza. E allora non ne abbiamo più avuto il coraggio. Come chiedere agli italiani del Venezuela di aiutare chi è stato colpito dalla tragedia del terremoto quando in Venezuela tanti connazionali vivono quotidianamente il dramma di non avere con che sfamarsi, di non poter comprare medicine, di dover vendere l’appartamento acquistato con tanto sacrificio per sopravvivere gli ultimi anni della loro vita, di doversi umiliare chiedendo aiuto per ricoverare un figlio o un padre malato?

I nostri pensionati, i connazionali meno abbienti, purtroppo non possono contare sulla solidarietà di nessun altro, solo di chi, vivendo in questo paese, ne conosce la drammatica e amara realtà. Solo noi possiamo capire e condividere, come fosse nostro, l’accorato appello di chi, come Bruno Natale, è costretto a vivere con una pensione semestrale di appena 90 euro, o della moglie del signor Isaías González Fernández, che ha scritto una toccante lettera al nostro Giornale, perché ha bisogno di essere ricoverata con urgenza.

La crisi economica ha colpito la nostra Collettività in modo tale da renderla ogni giorno più povera. In passato, di fronte a casi come quello che Isaías González Fernández ha illustrato nella lettera che abbiamo pubblicato, la Comunità si sarebbe immediatamente mobilitata.

Avrebbe organizzato “bingos”, cene, spettacoli e aste. In poche ore avrebbe raccolto il denaro necessario per rendere la vita di una connazionale più serena. Non è più così, dobbiamo prenderne atto.

Allora ci domandiamo come chiedere ad una collettività che vive un impoverimento inarrestabile, di aiutare i propri connazionali in Venezuela e anche chi, in patria, è stato colpito da una tragedia tanto crudele come il terremoto che in pochi secondi ha distrutto interi paesi, spazzando via vite e speranze?

Purtroppo, ed è difficile e doloroso ammetterlo, il nostro sostegno può e deve essere rivolto in primo luogo alle organizzazioni che, in seno alla nostra comunità, si occupano dei meno fortunati.

Se saremo capaci di tendere una mano a chi, fra di noi, ha bisogno urgente di solidarietà, allora lo saremo anche di aiutare chi, in Italia, soffre le conseguenze dell’ira della natura.

Mauro Bafile

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