Orrore Isis, in un video bambini “giustiziano” prigionieri

Pubblicato il 26 agosto 2016 da ansa

Orrore Isis, in un video bambini “giustiziano” prigionieri

Orrore Isis, in un video bambini “giustiziano” prigionieri

ROMA – In nuovo aberrante video, lo Stato islamico è tornato a mostrare al mondo i suoi ‘leoncini’, ovvero i bambini combattenti killer. Non è la prima volta e, in questo caso, li mostra mentre a Raqqa ‘giustiziano’ dei prigionieri. Sono cinque bambini stranieri, ha spiegato la macchina della propaganda dell’Isis.

Come riferisce via Twitter il Site, sito che monitora l’attività jihadista online, si tratta di un bambino britannico, uno egiziano, uno curdo, uno tunisino e uno uzbeko. In una foto li si può vedere affiancati l’uno all’altro, con indosso la tuta mimetica, mentre sollevano al cielo il pugno che stringe la pistola. Davanti a loro, in ginocchio, ci sono altrettanti prigionieri, che indossano la tristemente nota tuta arancione dei condannati a morte dello Stato Islamico.

Si tratta di una notizia che segue di pochi giorni quella di una bambino kamikaze, di 12 anni, che domenica scorsa si è fatto esplodere ad un ricevimento di nozze a Gaziantep, nel sud della Turchia, causando la morte di oltre 50 persone. E ancora, appena il giorno dopo, quella del bambino con indosso una cintura esplosiva celata sotto la maglietta del campione di football Lionel Messi e fermato dalla polizia a Kirkuk, in Iraq, poco prima si facesse saltare in aria. Il suo fratellino non è stato fermato in tempo: un’ora prima si è fatto esplodere nella stessa città.

Di drammatici episodi del genere, corredati di filmati, ne sono stati registrati tanti, negli ultimi tempi. E la tendenza è in aumento. Basti pensare che all’inizio del mese, Hussein Kaedy, incaricato dal governo iracheno di seguire il dramma della questa comunità yazida, ha affermato che oltre 1.400 ragazzi della stessa minoranza religiosa caduti negli ultimi due anni nelle mani dell’Isis sono stati sottoposti a un ‘lavaggio del cervello’ e vengono addestrati per diventare attentatori suicidi.

E a marzo, in un rapporto intitolato “Children of the Islamic State” (Bambini dello Stato islamico) la Quilliam Foundation – think tank britannico contro l’estremismo religioso – ha stimato che almeno 50 bimbi con cittadinanza britannica stanno crescendo nei vivai dell’Isis in Siria e in Iraq.

In quegli stessi giorni, uno studio Ctc Sentinel rilevava che i bambini vengono trattati esattamente come se fossero combattenti adulti, senza alcuna sorta di privilegio particolare. Lo studio prendeva in esame i casi di 89 bambini reclutati lo scorso anno. Di questi, il 39 per cento è morto innescando l’esplosivo delle autobomba che gli erano state affidate.

Il 33 per cento è stato invece ucciso mentre era impegnato come soldati in combattimenti. Il quattro per cento è morto in azioni suicide contro i civili, e il 6 per cento mentre era impiegato nella propaganda al seguito di brigate di combattenti. E purtroppo, anche il gruppo jihadista nigeriano Boko Haram segue la stessa pratica.

Negli ultimi tre anni in Nigeria i bambini rapiti sono stati più di 10.000 e vengono addestrati a diventare combattenti jihadisti in villaggi abbandonati o nelle foreste, secondo quanto ha rilevato l’associazione Human Rights Watch. Secondo l’Unicef, un kamikaze su 5 di Boko Haram è un bambino. Un numero che è aumentato di ben dieci volte in un anno, ed il 75% sono femmine.

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