Scontro tra Usa e Turchia sui curdi. Washington: “Il nemico è l’Isis”

Scontro tra Usa e Turchia sui curdi. Washington: “Il nemico è l’Isis”
Scontro tra Usa e Turchia sui curdi. Washington: “Il nemico è l’Isis”
Scontro tra Usa e Turchia sui curdi. Washington: “Il nemico è l’Isis”

ISTANBUL – Il futuro dei curdi nel nord della Siria riaccende lo scontro tra Turchia e Stati Uniti. Dopo il sostegno della Coalizione internazionale alle prime fasi dell’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ per cacciare l’Isis dalle zone di confine, il conflitto esplode sull’altro grande obiettivo dell’intervento militare di Ankara: la cacciata dei curdi a est della ‘linea rossa’ rappresentata dal fiume Eufrate.

Washington definisce “inaccettabili” gli scontri dei giorni scorsi “in aree in cui l’Isis non è presente” e sottolinea la sua estraneità ai raid turchi, che hanno provocato oltre 30 morti, invitando tutte le forze in campo a concentrarsi sulla “minaccia letale e comune, l’Isis”.

Dal canto suo, Ankara accusa i curdi di “pulizia etnica” e promette di bombardarli ancora se non si ritireranno, sfidando gli Usa a mantenere la “promessa” fatta la scorsa settimana durante la visita del vicepresidente Joe Biden: se non tornano sui loro passi, i curdi perderanno l’appoggio degli Stati Uniti.

Nelle ultime 24 ore l’artiglieria turca ha continuato a martellare nella regione di Jarablus, la città strategica alla frontiera strappata all’Isis nelle prime ore del suo intervento armato, colpendo 20 obiettivi con un totale di 61 colpi sparati. Prosegue anche l’avanzata dei ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl) appoggiati da Ankara, che rivendica la conquista di altri 10 villaggi.

Dall’inizio dell’intervento, sostengono fonti militari turche, sono stati sottratti ai “terroristi” 400 km quadrati di territorio, espandendo l’azione a sud e ovest di Jarablus. Una ‘conquista’ che torna a scatenare le ire del governo di Damasco.

Dopo quella delle prime ore, la nuova condanna viene affidata a due messaggi inviati all’Onu, in cui il regime di Bashar al Assad denuncia “ripetute violazioni, aggressioni e massacri” e parla di “crimini contro l’umanità”.

– L’operazione mostra la nostra determinazione e continuerà finché organizzazioni terroristiche come Daesh (Isis), il Pkk (curdo) e il suo braccio siriano, l’Ypg, non cesseranno di essere una minaccia per i nostri cittadini – assicura il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E oggi l’aviazione di Ankara è tornata a bombardare i ribelli curdi anche in nord Iraq, nella regione di Gara.

Il prossimo obiettivo strategico dell’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ campeggiava chiaro già stamani sulle prime pagine dei giornali turchi: la conquista di Manbij. Località chiave a sud di Jarablus, la cittadina era stata strappata al Califfato dalla coalizione a maggioranza curda delle Forze democratiche siriane (Sdf) un paio di settimane fa. Da Washington, ha sostenuto oggi il portavoce del governo turco, “una delle promesse fatte alla Turchia era che il Pyd avrebbe evacuato Manbij”.

I report dal fronte suggeriscono che i ribelli dell’Esl stanno marciando dritti verso quelle zone, ma i curdi non sembrano disposti ad abbandonarle. Oggi le milizie locali delle Sdf hanno annunciato un parziale ritiro a sud del fiume Sajur, affluente dell’Eufrate, per non dare ai “ribelli alcuna giustificazione per continuare a colpire i civili”.

Al momento, però, un ritiro da Manbij sembra escluso. E il confronto diretto con i ribelli sostenuti da Ankara rischia di far riprendere fiato al Califfato, frenando la grande operazione per la riconquista di Raqqa, la ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria.

(Cristoforo Spinella/ANSAmed)

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