Salvini: “Andiamo a comandare”. Ma per Berlusconi la via è Parisi

Salvini: "Accordo con Francia fregatura colossale"
Matteo Salvini
Salvini: “Andiamo a comandare”.
Salvini: “Andiamo a comandare”.

ROMA – Con Matteo Renzi determinato a chiedere una mano alle opposizioni sul terremoto ma anche, più in generale, a coltivare un clima unitario nel Paese, il centrodestra è di fronte ad un bivio. Da un lato c’è Matteo Salvini, intenzionato di fatto a pensionare Silvio Berlusconi e a sbarazzarsi della parte più moderata del centrodestra per portare la Lega al governo in testa ad una coalizione antieuropea e xenofoba.

“Andiamo a comandare”, si è scatenato a cantare e ballare il tormentone dell’estate in una festa di partito nel bergamasco. Dall’altra c’è Silvio Berlusconi, che dopo mille riflessioni ha affidato a Stefano Parisi la mission di ricostruire un centrodestra liberale e popolare, slegandosi le mani dai colonnelli che vorrebbero tenere Forza Italia ancorata agli alleati della Lega e Fdi.

Il Cav si è affrettato ieri a dire che l’unica collaborazione possibile è quella sulla ricostruzione post sisma, ma con la sua benedizione Parisi farà della convention di settembre il luogo di rinascita di un centrodestra di governo, alternativo alla sinistra democratica di Renzi, pronto a tornare a Palazzo Chigi in un futuro non troppo lontano e a dialogare per il bene del Paese prima di allora.

Salvini invece da giorni batte sullo stesso tasto: da Pontida, nella Kermesse leghista parallela a quella di Parisi, partirà l’avviso di sfratto a Renzi. E oggi il leader leghista parafrasa il pezzo più gettonato dell’estate (quello di Fabio Rovazzi) sfrenandosi a ballare a cantare “andiamo a governare con le ruspe in tangenziale”.

L’ alleanza con Lega è sostenuta da Toti, Brunetta, Romani e Gasparri, ancora convinti che l’unica alleanza possibile sia quella tra Fi, Carroccio ed Fdi. Eppure Giuliano Ferrara – consigliere tra i più ascoltati da Berlusconi – dalle colonne de ‘Il Foglio’ invita Brunetta e gli altri big della vecchia guardia a non puntare sugli ‘stati generali’ di una destra anti-Renzi ed anti-sistema, a non disperdere “il buonsenso” mostrato dal Cav.

Che per motivi metà politici e metà aziendali si è lanciato con Parisi nella grande sfida della Convention di settembre, per farne una “alternativa radicale al frontismo caciarone del peggiore populismo mediatico e del confusionismo salviniano”.

L’Elefantino sprona Parisi a fare della kermesse milanese una sorta di ‘Leopolda del centrodestra’, dalla quale fare emergere cultura di governo, un programma sul futuro del Paese, il profilo di una coalizione liberale e popolare che “vuole sostituire la sinistra democratica al governo del Paese, non abbattere alla cieca il suo governo e i suoi simboli alleandosi con la peggiore demagogia nazionalista, antieuropea, etnicista e una punta razzista”.

Un centrodestra magari anche capace di dialogare, come fece Renzi quando sorprese tutti dicendo che non voleva Berlusconi in galera ma all’opposizione, per poi “avere l’avvedutezza di stipulare con lui, nel suo momento di maggiore debolezza, un patto che guadagnò al segretario del Pd l’ostilità di mediocri e mozzorecchi di ogni latitudine, dentro e fuori al suo partito”.

(Milena Di Mauro/ANSA)

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