Primo settembre, Torrealba (Mud): “Evitiamo provocazioni”

Primo settembre, Torrealba (Mud): “Evitiamo provocazioni”
Primo settembre, Torrealba (Mud): “Evitiamo provocazioni”
Primo settembre, Torrealba (Mud): “Evitiamo provocazioni”

CARACAS – L’invito del Tavolo dell’Unità, non poteva essere altrimenti, è non cadere in provocazioni. E, per dare l’esempio, ha deciso di spostare l’appuntamento fissato a “Piazza Venezuela” all’Avenida Libertador. La “Toma de Caracas”, hanno assicurato i leader del movimento, vuole essere sì una prova di forza ma non una manifestazione violenta.

Jesús “Chuo” Torrealba, Segretario esecutivo dell’eterogenea alleanza che accoglie un numero assai grande di piccoli partiti di opposizione, ha così invitato i simpatizzanti dell’Opposizione a recarsi numerosi all’“Avenida Libertador”, nei pressi della storica sede di Acción Democrática.

Da analisti politici, nazionali e stranieri, la decisione del Tavolo dell’Unità è stata considerata uno “schiaffo morale” al Psuv e a quelle frange radicali filogovernative e dell’Opposizione che cercano il confronto diretto e la violenza.

– La nostra linea non è quella dello scontro – ha affermato Torrealba -. Loro vogliono la violenza, non noi. Non vogliamo conflitti, non è nostra intenzione provocare disordini.

Intanto, gli esponenti dell’opposizione denunciano a piú riprese l’atteggiamento delle autorità orientato a sabotare la manifestazione: posti di blocco lungo le autostrade che collegano la capitale, il cui obiettivo è quello di proibire o ritardare il transito dei pulman colmi di manifestanti; arresti di dirigenti politici presuntamente complici di un non meglio precisato tentativo di “golpe”; militarizzazione della capitale con presenza massiccia di polizia, Guardia Nazionale con mezzi anfibi, e pattuglie dell’esercito.

Quello del colpo di Stato è stato un tema affrontato con insistenza dal governo e dal Psuv. Il capo dello Stato, Nicolás Maduro, ha denunciato nei giorni scorsi l’intenzione dell’Opposizione di ripetere i fatti che sconvolsero il Paese nell’aprile del 2002 e accusato gli Stati Uniti di esserne il principale promotore.

Il vicepresidente del Psuv, deputato Diosdado Cabello, ribadiva le accuse del capo dello Stato minacciando una risposta energica dei venezuelani. Dal canto suo, Nestor Reverol, ministro degli Interni, nel commentare l’arresto di Yon Goicoechea e Carlos Melo sosteneva l’esistenza di un presunto complotto per destabilizzare il sistema democratico e, dulcis in fundo, Freddy Bernal, esponente del Psuv, ha insistito oggi, durante un’intervista concessa ai colleghi di Globovisión, sull’esistenza di una cospirazione per destituire il presidente Maduro.

– E’ uno scenario simile all’11 aprile del 2002 – ha suggerito Bernal e poi ha sostenuto che nei giorni scorsi sarebbero giunte al Paese “alcune persone che si sono fatti passare per giornalisti”.

Nell’intervista concessa da Bernal non sono mancati i dettagli. Ad esempio, una presunta riunione di responsabili della sicurezza di alcune banche che avrebbero deciso di nominare Fermín Marmol León ministro degli Interni di un ipotetico governo. Ha poi assicurato che alcuni mail e telefonate intercettate dimostrerebbero la presenza di mercenari nel Paese.

Quindi, ha sottolineato che in nessun momento si vuole negare il diritto ai cittadini di protestare pacificamente ma ha anche sottolineato che ogni qualvolta l’Opposizione organizza una manifestazione questa degenera inevitabilmente in atti di violenza e vandalismo.

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