Polemiche in Egitto sulla legge che approva la costruzione di chiese

Pubblicato il 01 settembre 2016 da ansa

An Egyptian man holds a poster for Boutros Boutros-Ghali the former Secretary-General of the United Nations outside the Saints Peter and Paul Coptic Orthodox church in Abassya district, in Cairo, Egypt, 18 February 2016. EPA/MOHAMED HOSSAM

An Egyptian man holds a poster for Boutros Boutros-Ghali the former Secretary-General of the United Nations outside the Saints Peter and Paul Coptic Orthodox church in Abassya district, in Cairo, Egypt, 18 February 2016. EPA/MOHAMED HOSSAM

IL CAIRO. – “E’ l’unico paese al mondo in cui è necessaria una legge per costruire una chiesa”. “La religione dell’Egitto è l’Islam, secondo la costituzione, e la fonte del diritto principale è la Sharia (legge coranica)”. Tra questi due punti di vista contrapposti, rispettivamente dei coopti e dei musulmani (soprattutto i salafiti), si snoda un intenso dibattito dopo la recente approvazione di una legge sulla costruzione e la ristrutturazione delle chiese nel paese delle Piramidi.

L’argomento è di grande delicatezza nel momento in cui il regime del presidente Abdel Fattah El Sisi è impegnato a elaborare misure economiche che colpiranno anche i redditi più bassi (di questi giorni è l’introduzione dell’Iva, che però non dovrebbe riguardare benzina e combustibili), ma anche a combattere il terrorismo esterno e interno. E la regolamentazione precedente della questione risale all’impero ottomano.

In un paese di oltre 90 milioni di abitanti, i cristiani sono una minoranza che rappresenta poco più del 10 per cento della popolazione: poco più di 10 milioni che lamentano di avere soltanto 2.690 chiese, cioè una ogni 5.500 persone, rispetto alle oltre 100mila moschee diffuse in Egitto.

La polemica in parlamento sul testo della legge è stata superata, almeno in apparenza, con un compromesso che ha visto notevoli sforzi soprattutto da parte della comunità cristiana nelle sue tre componenti, i coopti ortodossi, i coopti cattolici e quelli evangelici. Sono stati necessari incontri della Sacra Congregazione delle Chiese (105 membri), con in testa il patriarca Tawadros II, con rappresentanti di governo e con lo stesso Sisi.

Fino a poco prima del voto, però, dichiarazioni di fuoco hanno sottolineato che ”la legge conferma la condizione di cittadini di seconda classe per i cristiani” e che ”si ratifica così che la maggioranza ha il diritto di scegliere come e dove la minoranza può esercitare i suoi diritti di culto”.

Anche dopo che i due terzi dei 569 membri dl parlamento hanno detto sì, e gli 11 deputati salafiti hanno opposto un secco no, i rancori delle due parti non si sono dissolti. Per gli oppositori la legge viola l’articolo 2 della costituzione (Islam religione di stato).

Per qualche deputato cristiano ”è una legge farsa, imposta ai cristiani”, sia perché prevede che la superficie della chiesa sia proporzionale al numero dei fedeli di quella zona, sia perché sarà il governatore ad autorizzare la costruzione, considerando anche eventuali rischi per la sicurezza. Ma anche perché i ricorsi contrari saranno valutati da tribunali amministrativi, che decidono dopo anni, e non dai tribunali per gli affari urgenti.

In passato musulmani infuriati hanno spesso attaccato e incendiato chiese a causa di contrasti tra famiglie o liti su confini di proprietà. Tra le aggressioni più pesanti quella del 2013, durante il regime di Mohamed Morsi, contro la Cattedrale del Cairo quando per ore furono sparati colpi d’arma da fuoco e lanciati sassi da fanatici islamici, con l’accusa mai verificata che vi si fosse rifugiata una musulmana che voleva convertirsi.

(di Remigio Benni/ANSA)

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