Turchia fa spazio ai “golpisti”, libera 33 mila detenuti

Pubblicato il 02 settembre 2016 da ansa

Erdogan non si ferma più: purghe per altri 50 mila statali e annuncia la scarcerazioni di massa per “far spazio” alle oltre 20 mila persone già arrestate con l'accusa di aver preso parte al fallito golpe del 15 luglio

Erdogan non si ferma più: purghe per altri 50 mila statali e annuncia la scarcerazioni di massa per “far spazio” alle oltre 20 mila persone già arrestate con l’accusa di aver preso parte al fallito golpe del 15 luglio

ISTANBUL – “Da ieri sera, 33.838 detenuti sono stati rilasciati”. Nelle stesse ore in cui una raffica di nuovi decreti dello stato d’emergenza liquida altri 50 mila dipendenti pubblici “gulenisti”, la Turchia di Tayyip Erdogan annuncia scarcerazioni di massa per ‘far spazio’ alle oltre 20 mila persone già arrestate con l’accusa di aver preso parte al fallito golpe del 15 luglio.

A 2 settimane dalla decisione di liberare 38 mila posti nelle prigioni di Ankara, arriva una prima amnistia di fatto, anche se le autorità sottolineano che si tratta di un rilascio in libertà condizionata. Una misura resa necessaria dall’ondata di arresti delle scorse settimane: con oltre 200 mila persone dietro le sbarre, le carceri turche stavano scoppiando. La capacità massima stimata delle prigioni si ferma infatti a 187.351 posti.

Altri 3 decreti, pubblicati oggi sulla Gazzetta Ufficiale, hanno cacciato dalle pubbliche amministrazioni 50.589 dipendenti. Nuove purghe-monstre, dopo gli oltre mille militari e magistrati congedati ieri, con cui Ankara prosegue il giro di vite contro i seguaci della presunta rete golpista di Fethullah Gulen.

– L’operazione di pulizia continuerà – promette il vicepremier, Nurettin Canikli.

Anche se le autorità non hanno fornito una cifra esatta, le purghe dall’inizio del golpe coinvolgono ormai oltre centomila persone. Epurazioni che colpiscono praticamente tutte le categorie: insegnanti di scuola, professori universitari, burocrati, imam e poliziotti. Licenziati e anche privati del passaporto. Tra le persone che da oggi hanno perso il lavoro – e non potranno più essere assunte nel pubblico – ci sono 28.163 dipendenti del ministero dell’Educazione, per lo più insegnanti di scuole elementari e medie.

Pugno di ferro anche contro i professori universitari: 2.346 accademici sono stati rimossi dal Consiglio per l’educazione superiore (Yok). Una lista in cui non ci sono solo i presunti ‘gulenisti’, ma anche molti dei docenti che a gennaio avevano firmato una dichiarazione in cui si chiedeva la fine del conflitto con il Pkk curdo nel sud-est della Turchia. Anche loro, all’epoca, erano stati definiti “traditori” da Erdogan.

Nuovo colpo anche alle forze di sicurezza, con 7.669 poliziotti, 323 gendarmi e 2 ufficiali della guardia costiera cacciati, oltre a 24 governatori centrali. I decreti prevedono per loro l’immediata requisizione delle armi d’ordinanza e l’impossibilità di lavorare in futuro anche nella sicurezza privata. Licenziati anche 1.519 lavoratori della Presidenza per gli affari religiosi (Diyanet), massima autorità islamica nel Paese, 2.018 dipendenti del ministero della Salute e migliaia di altri burocrati.

Sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati anche i loro nomi, scatenando forti polemiche per i rischi a cui potrebbero essere esposti dopo aver ricevuto l’etichetta di “nemico dello Stato”. Non si ferma neppure il giro di vite contro i giornalisti. Oltre agli almeno 109 attualmente detenuti, gli accrediti stampa revocati dopo il golpe sono saliti a 620.

(Cristoforo Spinella/ANSAmed)

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