Crescita ferma. Renzi: “Il 2016 sarà meglio, ma non basta”

Il presidente del consiglio Matteo Renzi mostra delle slides su un tablet, durante il suo intervento alla prima giornata del Forum Ambrosetti su 'Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive', a Villa D'Este, Cernobbio (Como), 2 settembre 2016. ANSA / EMILIO ANDREOLI
Il presidente del consiglio Matteo Renzi mostra delle slides su un tablet, durante il suo intervento alla prima giornata del Forum Ambrosetti su 'Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive', a Villa D'Este, Cernobbio (Como), 2 settembre 2016. ANSA / EMILIO ANDREOLI
Il presidente del consiglio Matteo Renzi mostra delle slides su un tablet, durante il suo intervento alla prima giornata del Forum Ambrosetti su ‘Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive’, a Villa D’Este, Cernobbio (Como), 2 settembre 2016. ANSA / EMILIO ANDREOLI

CERNOBBIO (CO) – Crescita ferma. Un ossimoro per rappresentare il dato diffuso dall’Istat sul Pil e che fotografa un secondo trimestre invariato rispetto a quello precedente ma l’economia italiana che cresce dell’0,8% (più delle attese) rispetto allo stesso periodo del 2015.

“L’Italia prosegue una lunga marcia, il 2016 si chiuderà meglio del 2015 che si è chiuso meglio del 2014, del 2013 e del 2012, questo è un risultato inoppugnabile” commenta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando al Forum Ambrosetti, preceduto poco prima nella stessa sala dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Ma non basta.

– Siamo andati meglio, ma non ho bisogno di un sondaggio per dire che questo meglio non basta – E’ un Renzi diverso da quello che abbiamo ascoltato spesso, non usa toni trionfali, è misurato e conquista la platea.

– Ovviamente non siamo soddisfatti e per questo nella Legge di Bilancio (che quest’anno ha sostituito la Legge di Stabilità, ndr) stiamo inserendo misure soprattutto per la crescita” ha spiegato all’ANSA il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Il deficit rispetto al Pil continuerà a scendere –

Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan anticipando le nuove stime macroeconomiche del governo e i contenuti della Legge di Stabilità che “sarà presentata a ottobre”, ha confermato, prevedendo “misure dedicate alla crescita”.

– Il deficit è il più basso degli ultimi dieci anni e continuerà a scendere non perché ce lo chiede la Ue, ma perché ce lo chiedono i nostri figli – dice Renzi, come a riprendere il filo del discorso in perfetta sintonia con il suo ministro.

Dopo anni di ritardo sulle riforme bisogna avere un approccio “scandito dalla logica del maratoneta che fa il passo dopo passo, non dello sprinter dei cento metri” dice il premier in sintonia con Padoan che parla di “pazienza”.

– Le riforme strutturali da sole non bastano – ha esortato la platea Padoan – alcune funzionano meglio se il ciclo è più sostenuto e c’è una politica espansiva. Il Governo può fare la sua parte su riforme e semplificazione ma sta alle imprese approfittarne.

Riforme e crescita, ma nel dibattito ci sono anche parole nuove come cultura, equità e ideali. Sembra inevitabile in questi giorni in cui pesano sia i timori della Brexit che quelli del terrorismo.

– C’è un legame fra crescita e lotta alla diseguaglianza – puntualizza Padoan -. Si sta facendo strada l’idea che i due obiettivi non sono in contrasto ma si sostengono a vicenda. Per ragioni di efficienza ma anche di equità sociale e tranquillità politica è importante portare avanti insieme questi obiettivi.

Renzi ha tra l’altro detto che la politica deve proporsi come luogo della speranza: 585 mila nuovi posti di lavoro sono un risultato importante che significa che “la riforma del lavoro funziona”.

– A mio avviso il problema del 2016 non è l’economia, e non perché vada bene, anzi”, ma “ci sono molte questioni politiche che sono sul tavolo della comunità internazionale che richiedono risposte inedite – dice Renzi. La sfida è il “new political divide” ha detto, citando una copertina dell’Economist. Una divisione “non più fra destra e sinistra ma fra categorie diverse: la logica del muro contro la logica della piazza”.