Sisma: l’inchiesta va avanti, anche molte denunce anonime

Pubblicato il 02 settembre 2016 da ansa

Sisma: inchiesta va avanti,anche molte denunce anonime

Sisma: inchiesta va avanti,anche molte denunce anonime

RIETI – A Rieti è l’ora delle denunce anonime. In procura ne stanno arrivando parecchie sui crolli degli edifici per il terremoto, assieme a foto che dovrebbero documentare misfatti secondo chi le invia, senza però firmarle. A nove giorni dal sisma distruttivo nel centro Italia procede il lavoro di uno dei due uffici giudiziari – l’altro é la procura di Ascoli – incaricati delle indagini sul disastro che sul fronte laziale ha fatto 244 morti.

– Oggi sono stati fatti nuovi sequestri di documenti tecnici e amministrativi – ha detto il procuratore capo Giuseppe Saieva, indispensabili per ricostruire il quadro e procedere poi ad avvisi di garanzia e interrogatori.
Negli scritti anonimi in certi casi vengono indicati imprenditori e ditte che avrebbero svolto lavori giudicati inadeguati.

– Andate a vedere chi ha avuto certi appalti – aveva detto ieri Patrizio Cricchi, titolare di un’azienda vincitrice di un appalto per la scuola Capranica di Amatrice.

Lavori mai fatti causa terremoto. Un clima di veleni dietro le quinte del dramma e mentre tra le macerie si cercano ancora le vittime (un’altra trovata oggi). I quattro pm del pool di Saieva dovranno mettere ordine nella massa di documenti che la polizia giudiziaria sta raccogliendo.

– La priorità è capire se le persone sono morte in edifici che non avrebbero dovuto crollare – dice il pm Rocco Maruotti -, aspettiamo la mappatura degli edifici per capire cosa è accaduto.

Una certezza ce l’ha:
– Non abbiamo ancora ricevuto denunce di persone che hanno comprato una casa certificata antisismica e poi hanno scoperto che non lo era. Ma sono pronto a scommettere che arriveranno.

All’indagine, che già coinvolge Finanza, Polizia, Guardia Forestale e Carabinieri, é pronto a dare il proprio contributo il Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell’Arma, se la procura di Rieti lo riterrà opportuno. Intanto alcuni dei protagonisti dei processi per il terremoto dell’Aquila del 2009 parlano delle analogie.

– A Rieti mi pare che abbiano impostato le indagini come abbiamo fatto noi – dice il pm Fabio Picuti -. Quel metodo investigativo ha portato all’accertamento dei fatti, tra condanne e assoluzioni. La domanda che anche i colleghi si pongono é: ‘Perché sono caduti gli edifici? Una ragione é la scossa di terremoto, l’altra é da rintracciare nelle opere che sono state compiute sugli edifici.

– I primi giorni di un’inchiesta sul terremoto sono cruciali: i pm devono essere rapidi, perché i ritardi si rischia di pagarli dopo -dice Wania Della Vigna, legale che rappresentò i familiari di un ragazzo morto nel crollo della Casa dello Studente all’Aquila. Processo conclusosi con la condanna dei 4 imputati in Cassazione.

– La procura la stessa mattina del terremoto ha sequestrato i 200 edifici crollati – ricorda – e in tempi brevi ha fatto mettere da parte le macerie a disposizione dei tecnici per le perizie. L’incarico ai periti è stato dato subito – aggiunge Della Vigna -, il pm Picuti ha formato un pool con geologo, sismologo, architetti e ingegneri per capire se era solo colpa del terremoto. In un anno all’Aquila avevano già concluso le indagini e c’era un capo d’imputazione. Mi auguro che ora si faccia lo stesso.

(Luca Laviola/ANSA)

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