Ombra scissione radicali, ma c’è proposta del Congresso-bis

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante il congresso dei Radicali nel carcere di Rebibbia, Roma, 01 settembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante il congresso dei Radicali nel carcere di Rebibbia, Roma, 01 settembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante il congresso dei Radicali nel carcere di Rebibbia, Roma, 01 settembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Risuona il campanile della cappella nel carcere di Rebibbia. E’ ormai sera quando fuori dall’auditorium, che ospita il quarantesimo Congresso del Partito Radicale, si decidono le sorti sul futuro che prenderà forma per i radicali. Perché di capanelli e di gente che parla fitta in attesa del voto finale ce n’è molta; si va alla ‘conta’ per il voto decisivo delle mozioni.

Da un lato la proposta, arrivata in platea con il sapore suggestivo della riflessione, lanciata da Benedetto Della Vedova: proseguire l’assise tra qualche tempo con una nuova sessione del Congresso (‘Da Ventotene a Rebibbia, andata e ritorno’, suggerisce), e avanzare così un ragionamento che continui a tenere assieme tutte le forze radicali, inclusa la partecipazione di Emma Bonino che ha però disertato quest’appuntamento.

L’idea di un Congresso-bis, che potrebbe diventare una mozione ad hoc, non sembra però accogliere molti favori; almeno tra la componente ortodossa del partito. Il tesoriere Maurizio Turco infatti non si scosta dal suo pensiero; ”non c’è logica in un rinvio del Congresso, il congresso già c’è perché farne un altro: decidono gli iscritti. Non è possibile pensare che domani non possa continuare ad esserci il partito Radicale così come voluto da Pannella”.

Le anime del partito, anche quelle pronte a puntare i piedi sul bilancio e a scoprire già le carte, lasciano invece scivolare via il voto passando sulle vie laterali di una discussione più invocata che accesa: la maggioranza lo ha approvato, pochi i contrari e gli astenuti. Quella di una possibile scissione perciò non sembra del tutto evaporata. Anzi, stando alle parole di Turco ”la scissione c’è già stata, il primo aprile”, quando sono state presentate le liste alle comunali di Roma e Milano.

Di diverso avviso il segretario di Radicali italiani, Riccardo Magi, per il quale la scissione ”non esiste. Bisogna invece chiedersi perché il partito negli ultimi cinque anni è stato congelato e capire come trovare la via per un rilancio vero”. Eppure Magi sembra favorevole ad una riflessione per una prosecuzione del Congresso di qui a 10-12 mesi.

L’ultima nota, che del resto conferma quella che se per ora non è una scissione è quantomeno una divisione, la suona il tesoriere di Radicali italiani, Valerio Federico:

– Gli iscritti ai soggetti radicali non hanno, ormai da molti anni, alcuna funzione di controllo sul patrimonio materiale. Venuta meno la garanzia di Marco Pannella va assicurata ai Radicali tutti la titolarità.

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