Imprenditori con Renzi, consenso bulgaro a Cernobbio

Imprenditori con Renzi,consenso bulgaro a Cernobbio
Imprenditori con Renzi,consenso bulgaro a Cernobbio
Imprenditori con Renzi,consenso bulgaro a Cernobbio

CERNOBBIO (COMO) – La seconda volta di Matteo Renzi a Cernobbio non ha incrinato il rapporto tra il presidente del consiglio e gli imprenditori italiani che, stando ai giudizi emersi, dimostrano di non aver perso fiducia nell’ex-rottamatore. Renzi ha parlato a braccio mostrando per due volte con il suo tablet le copertine dell’Economist e del Time per indicare che l’economia non è il principale dei problemi da risolvere, ammettendo che l’Italia “farà meglio, ma il meglio non è abbastanza”.

Ne è seguito un confronto a domande e risposte durante il quale – stando alle testimonianze dei presenti – il premier non è mai stato interrotto e ha guadagnato un applauso convinto nel finale. Anche i toni poco trionfalistici, scelti da Renzi, avrebbero aiutato a confermare il feeling con la platea.

E un sondaggio da Ansa, svolto al termine della giornata, lo ha sancito con un consenso ‘bulgaro’ alle ragioni del capo del governo. A tutto campo i temi sui quali imprenditori e manager hanno interagito col premier, dal referendum costituzionale, sul quali qualcuno ha lamentato scarsa informazione, agli investimenti nel progetto Casa Italia (il terremoto è una grande tragedia non un’opportunità, ha sottolineato il premier, secondo quanto riferiscono i partecipanti), fino al tema scottante della banche.

E qui, stimolato da una domanda sulla digitalizzazione, Renzi ha invitato a riflettere sui cambiamenti che in questi anni hanno cambiato il settore, fino a citare l’esempio di sua moglie, che prima si recava in filiale e oggi fa tutto dallo smartphone.

Il presidente del Consiglio ha parlato di esuberi e dell’eccesso di filiali in Italia, segnalando, anche a porte chiuse, dopo il suo intervento pubblico, come sia inevitabile una razionalizzazione. Qui ha fatto un numero, 145.000, parlando di quanti potrebbero essere accompagnati a lasciare il posto di lavoro. L’a.d di Banca Ifis Giovanni Bossi, interpellato dall’ANSA, si è detto d’accordo con Renzi: “è una cosa giusta, è una cosa che va detta, ed è bene che cominciamo a metabolizzarla.

Il banchiere ha ricordato che ci sono 330 mila addetti oggi in Italia e, sulla base dei numeri fatti, potranno diventare in prospettiva quasi la metà. Non si è voluto esprimere direttamente, il presidente di SocGen ed ex consigliere della Bce Lorenzo Bini Smaghi in quanto “rappresentante di una banca estera”, ma ha dato ragione a Renzi quando ha detto che “in Italia le banche sono troppe”. E secondo Bini Smaghi sono troppe non soltanto in Italia, ma anche in Germania.

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