Papa: Teresa, santa per un mondo sfiduciato e avido di tenerezza

Pubblicato il 05 settembre 2016 da ansa

Papa: Teresa, santa per mondo sfiduciato, avido tenerezza

Papa: Teresa, santa per mondo sfiduciato, avido tenerezza

CITTA’ DEL VATICANO.- “Secondo la mia vocazione appartengo al mondo”, disse una volta la suora “albanese di sangue, indiana di cittadinanza”. E il mondo si è radunato oggi in piazza San Pietro, – sotto l’arazzo che la ritrae con l’inconfondibile espressione sul viso, il sari bianco e azzurro tessuto dai lebbrosi, le mani tozze e nodose – per la messa con la quale il Papa l’ha proclamata santa.

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Gonxha Agnes Bojaxhiu, nata nel 1910 e morta nel 1997, per Bergoglio è una santa che è “tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda, che spontaneamente continueremo a dirle ‘madre Teresa’”. E’ una “emblematica figura di donna e di consacrata” che il papa latinoamericano ha “consegnato” come “modello di santità”, per aprire “orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e tenerezza”.

Ricordando la capacità della piccola suora di accogliere e difendere la “vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”. “Artigiana della carità e della misericordia”, aveva detto il Papa, che poi ha ricordato il “misericordia voglio, non sacrifici”, che da sempre Dio dice ai profeti, e da sempre i profeti ripetono all’umanità dimentica. Ma se ieri papa Francesco aveva insistito sulla tentazione dell’umanità di cadere nella indifferenza, ha messo l’accento sul bisogno di “comprensione e tenerezza” di questa stessa umanità.

Madre Teresa di Calcutta, ha anche rimarcato il Papa, “si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini, dinanzi ai crimini – ha ripetuto – della povertà creata da loro stessi”.

“La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali – ha aggiunto – permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”. Oltre centoventimila persone hanno partecipato alla messa in piazza, e quando dopo l’Angelus papa Francesco ha fatto il giro in papamobile anche via della Conciliazione si era riempita di fedeli e persone acclamanti. E, secondo la questura di Roma, “il piano sicurezza ha tenuto molto bene”.

Hanno partecipato al rito autorità e istituzioni, – da una ventina di Paesi, tra cui India, Albania, Italia, con il ministro per la semplificazione, Marianna Madia, Stati Uniti, Spagna con la regina Sofia, Messico – suore e missionari, ma anche poveri e bisognosi, compresi 1.500 assistiti nei dormitori delle suore della Carità di tutta Italia, che poi hanno pranzato con pizza, su invito del Papa, nell’atrio della aula Paolo VI.

Tutti loro, sotto il sole ancora caldo di settembre hanno ascoltato la Chiesa e il Papa, ripercorrere la vita di madre Teresa, e la strada che l’ha condotta alla santità. E quando Bergoglio ha letto in latino la formula della canonizzazione, un applauso si è levato dalla piazza. Il mondo cui la suora si sentiva di appartenere si è visto nelle nazionalità presenti, nelle lingue usate per la celebrazione, compreso il vangelo letto in greco, negli inni, nei canti e nelle preghiere di un rito che per sua natura manifesta la universalità della Chiesa: da ieri viene autorizzato il culto di madre Teresa in tutto il mondo.

Il caso, secondo alcuni la provvidenza, ha voluto che la guarigione senza spiegazioni scientifiche, avvenuta nel 2009, dell’ingegnere brasiliano Marcilio Haddad Andrino – che ha portato le offerte all’altare insieme alla moglie e ai due figli – fosse segnalata alla postulazione guidata da padre Brian Kolodiejchuk soltanto nel 2013, così che madre Teresa è arrivata alla santità durante il giubileo della misericordia proclamato da papa Francesco.

Quale testimone migliore per l’amore concreto predicato dal Papa, di questa piccola suora che per gran parte della sua vita ha raccolto moribondi e orfani dalla strada, nutrito gli affamati, lavato i poveri togliendo loro i vermi dalle carni, senza pronunciare troppo spesso la parola misericordia e addirittura, – le consorelle e i confratelli lo hanno scoperto soltanto dopo la morte – attraversando anni di una pesante oscurità spirituale? Eppure folle di gente la chiamavano Madre e per tutti è diventata l’incarnazione del samaritano.

Senza ideologie e senza sudditanza ai potenti, ha ricordato papa Francesco, con semplicità disarmante, ha incarnato l’amore cristiano.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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