Petrolio: intesa tra Mosca e Riad per stabilizzare il mercato

Pubblicato il 05 settembre 2016 da ansa

Russia e Arabia Saudita cercano un rimedio al crollo del prezzo del petrolio. A margine del G20 in Cina, i ministri dell'Energia di Mosca e Riad, Aleksandr Novak e Khalid Al-Falih, hanno siglato una dichiarazione congiunta di cooperazione per stabilizzare il mercato del greggio e "garantire un livello costante di investimenti nel lungo termine"

Russia e Arabia Saudita cercano un rimedio al crollo del prezzo del petrolio. A margine del G20 in Cina, i ministri dell’Energia di Mosca e Riad, Aleksandr Novak e Khalid Al-Falih, hanno siglato una dichiarazione congiunta di cooperazione per stabilizzare il mercato del greggio e “garantire un livello costante di investimenti nel lungo termine”

MOSCA. – Russia e Arabia Saudita cercano un rimedio al crollo del prezzo del petrolio. A margine del G20 in Cina, i ministri dell’Energia di Mosca e Riad, Aleksandr Novak e Khalid Al-Falih, hanno siglato una dichiarazione congiunta di cooperazione per stabilizzare il mercato del greggio e “garantire un livello costante di investimenti nel lungo termine”.

Ma sulle misure da adottare non c’è al momento nessun accordo concreto, a parte la creazione di un gruppo congiunto di monitoraggio. La Russia ribadisce di essere favorevole a un congelamento della produzione e sostiene che sono in corso trattative in tal senso, ma Riad frena: “Adesso non ce n’è bisogno”, assicura il ministro Al-Falih.

L’intesa è in teoria di grande importanza, quantomeno perché coinvolge i due maggiori paesi produttori di petrolio al mondo. La Russia e l’Arabia Saudita “possiedono degli strumenti reali” per influire sul mercato del greggio, anche con “il mantenimento dei volumi di produzione, il cosiddetto congelamento”, ha dichiarato il ministro russo Novak.

Resta da vedere dove si andrà a parare. Per adesso i prezzi del petrolio sono saliti alla luce dell’accordo, ma non troppo. Il greggio Wti, per esempio, è arrivato fino a 46,22 dollari al barile, ma poi è tornato a un più modesto 45,50 quando Riad ha specificato che, almeno per il momento, non ci sarà un congelamento della produzione. Il Brent invece è aumentato del 4%, ma si è poi posizionato sul +1%, a quota 47,31 dollari al barile.

Cifre lontane anni luce dagli oltre 110 dollari al barile del 2014. La Russia comunque ci spera. Vuole ribaltare il verdetto del vertice di aprile a Doha, quando la proposta di bloccare i livelli di produzione del petrolio fu inesorabilmente bocciata.

Mosca adesso porta acqua al suo mulino ma allo stesso tempo mette le mani avanti: Novak fa sapere che con l’Arabia Saudita si discute di porre un limite alla produzione di greggio per tre-sei mesi o forse per un periodo più lungo, ancorandola ai livelli di luglio, agosto o settembre di quest’anno. Poi però sottolinea che in ogni caso un eventuale congelamento va concordato con i paesi Opec (di cui la Russia non fa parte) nel vertice in programma in Algeria a fine mese.

A favore del congelamento giocano gli alti livelli di estrazione raggiunti ultimamente da Mosca e Riad: difficile aumentarli ulteriormente, sostengono gli esperti. Ma l’ostacolo principale resta esattamente lì dov’era ad aprile: l’Iran – rivale dell’Arabia Saudita – non ne vuole sapere di limitare la propria estrazione, almeno fino a quando non avrà raggiunto i livelli di prima delle sanzioni.

Un obiettivo del tutto legittimo secondo il ministro Novak, ma che – stando agli analisti – potrebbe richiedere mesi o addirittura anni. E’ probabilmente per questo che la scorsa settimana Putin ha ventilato la possibilità di raggiungere un accordo sul congelamento dei livelli di estrazione esentandone Teheran. Ma Riad non sembra d’accordo, e il ministro saudita Al-Falih ha dichiarato che l’Iran, come membro dell’Opec, dovrebbe avere “un ruolo costruttivo” nella stabilizzazione del mercato del petrolio.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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