La crescita s’è interrotta. Si punta agli investimenti

Dopo aver certificato in via definitiva crescita zero nel secondo trimestre, l'Istat vede grigio anche per i prossimi mesi con la previsione di una "fase di debolezza" che proseguirà nella seconda parte dell'anno e che, se confermata, complicherà la messa a punto della prossima legge di bilancio
Dopo aver certificato in via definitiva crescita zero nel secondo trimestre, l'Istat vede grigio anche per i prossimi mesi con la previsione di una "fase di debolezza" che proseguirà nella seconda parte dell'anno e che, se confermata, complicherà la messa a punto della prossima legge di bilancio
Dopo aver certificato in via definitiva crescita zero nel secondo trimestre, l’Istat vede grigio anche per i prossimi mesi con la previsione di una “fase di debolezza” che proseguirà nella seconda parte dell’anno e che, se confermata, complicherà la messa a punto della prossima legge di bilancio

ROMA. – Il già lento percorso di ripresa si è interrotto e le previsioni non lasciano ben sperare nemmeno per il prossimo futuro. Dopo aver certificato in via definitiva crescita zero nel secondo trimestre, l’Istat vede grigio anche per i prossimi mesi con la previsione di una “fase di debolezza” che proseguirà nella seconda parte dell’anno e che, se confermata, complicherà la messa a punto della prossima legge di bilancio.

Per la manovra il governo resta così sempre più orientato a concentrare le (scarse) risorse sugli investimenti, per stimolare soprattutto quelli privati sia delle imprese – con un occhio di riguardo all’innovazione e al rilancio della produttività – sia dei cittadini, in primis per tutelare dal rischio sismico le proprie abitazioni.

Sono gli investimenti, è la convinzione, l’unico vero volano per la crescita e per cercare di rimettere in moto una volta per tutte l’economia che più ha risentito della crisi tra i partner europei, in uno scenario peraltro di rallentamento generalizzato, come mostra anche il calo del Pmi dell’eurozona.

Professa comunque ottimismo il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, secondo il quale “non c’è una ragione per affermare che le previsioni che abbiamo fatto sull’andamento del Pil 2016 saranno clamorosamente disattese” e, anzi, un obiettivo dell’1% resta nelle possibilità.

Il quadro, osservano peraltro al Tesoro, non è nero ma in ‘chiaro-scuro’, visto che ci sono anche alcuni segnali incoraggianti, dall’andamento dei servizi al fabbisogno in calo alle entrate, che si confermano in crescita sui 7 mesi di quasi 9 miliardi rispetto al 2015. Un ‘tesoretto’ che sarà utile anche a contenere gli effetti che la mancata crescita potrebbe avere sulla tenuta dei conti del 2016.

Ma per il 2017, è il mantra, bisogna ‘fare di più’. Un pacchetto consistente di misure che l’esecutivo sta approntando per rilanciare la crescita riguarderà quindi le imprese, con l’implementazione del piano ‘Industria 4.0’ sponsorizzato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che va da maggiori incentivi per ricerca e sviluppo alla spinta ai premi aziendali per aumentare la produttività.

Su questo fronte a fianco del vantaggio per il lavoratore che ‘rende’ di più (che potrebbe vedere tassati al 10% i premi fino a 3.500-4.000 euro entro un tetto di reddito fino a 70.000 euro) ci potrebbe essere anche un incentivo alle imprese sotto forma di ulteriore taglio, ma ‘selettivo’ dell’Irap (solo appunto per chi utilizza in chiave produttività la contrattazione di secondo livello).

Questo tema sarà presto oggetto di un confronto tra le parti, anche se al tavolo governo-sindacati si dovrebbe affrontare solo il nodo ammortizzatori (con una probabile apertura alla proroga degli attuali ammortizzatori in deroga per ‘ammorbidire’ il periodo di transizione alle nuove regole del Jobs Act).

Altro capitolo ‘caldo’, oltre a quello delle pensioni, oggetto a loro volta di un tavolo ad hoc la prossima settimana, resta quello del post-terremoto, non solo sul fronte dell’emergenza ma anche sul fronte della prevenzione, attraverso il piano ‘Casa Italia’ sul quale il premier Matteo Renzi apre le prime consultazioni.

Il tentativo è quello di integrare le nuove misure con quello che già c’è, dal piano per il dissesto idrogeologico a quello per l’edilizia scolastica ai vari incentivi per le ristrutturazioni edilizie. L’ecobonus in particolare (lo sconto al 65% dei lavori per migliorare l’efficienza energetica degli edifici) potrebbe essere rafforzato ampliandone il raggio di azione anche agli interventi per la messa in sicurezza antisismica.

Lo scorso anno è stato introdotto un bonus al 50% per il solo 2015 e per le zone ad alto rischio. Una delle ipotesi è quella di alzare anche questo sconto al 65% allargando le aree di intervento.

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