“Toma de Caracas”, l’Opposizione mostra i muscoli

Pubblicato il 05 settembre 2016 da redazione

“Toma de Caracas”, l’Opposizione mostra i muscoli

“Toma de Caracas”, l’Opposizione mostra i muscoli

CARACAS – Smentiti dai fatti. Alla fine i pronostici del governo del presidente Maduro e degli esponenti del Partito Socialista Unico de Venezuela (PSUV) non hanno trovato riscontro nei fatti. La “Toma de Caracas”, lungi dall’essere il pretesto per un “golpe”, è stata un’imponente manifestazione di protesta in cui la grande assente è stata la violenza.

Il “Tavolo dell’Unità”, colmando le principali arterie della città, ha mostrato i muscoli. Un’immensa marea umana – i leader dell’Opposizione e i principali mass-media europei l’hanno stimata in oltre un milione di persone – è scesa in strada per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale celerità nel rendere nota la data della raccolta del 20 per cento delle firme.

Non sono mancati, in gran parte provocati da elementi estranei alla manifestazione, piccoli conati di violenza. Alcuni spenti sul nascere dagli stessi manifestanti che hanno isolato gli elementi violenti; altri, invece, sedati dall’intervento della polizia. Il presunto complotto sventato dai servizi segreti, reso noto dal capo dello Stato, da esponenti del Psuv e dal ministro degli Interni, non è riconducibile alla “Toma de Caracas”.

Mentre dal palco del “Tavolo dell’Unità”, Jesùs “Chuo” Torrealba annunciava le prossime mosse dell’Opposizione per esigere il diritto al Referendum; il presidente della Repubblica, intervenendo in una manifestazione parallela organizzata dal Psuv, ha annunciato alcuni decreti orientati a cancellare l’immunità parlamentare.

Bisognerà attendere. Pare comunque che una tale iniziativa non abbia molte possibilità di successo. L’immunità parlamentare è contemplata dalla Costituzione. Quindi, il cammino per derogarla, stando a esperti e autorevoli costituzionalisti, non è quello del decreto.

La popolarità del capo dello Stato, in questi giorni, è stata messa duramente in discussione. L’immagine del presidente Maduro contestato da una folla in collera, in un quartiere dell’isola di Margarita, il cui video ha fatto il giro del mondo, ha mostrato un aspetto inedito della crisi politica e istituzionale del Paese.

Quanto accaduto a Villa Rosa, è stato interpretato dagli analisti dei fenomeni politici latinoamericani non solo come il tramonto di un leader – leggasi, Nicolàs Maduro – ma di un intero movimento politico: il “chavismo” che, a detta degli esperti, è stato incapace di soddisfare le aspirazioni della popolazione.

Eppure era riuscito a individuare le carenze del sistema politico e a interpretare il desiderio dei venezuelani. Le immense ricchezze, ricevute grazie all’incremento dei prezzi del greggio, non sono state impiegate per combattere la corruzione e il malaffare che erano considerati un cancro alimentato dai partiti dello “status”. Anzi, hanno aiutato al loro incremento. Insomma, il “chavismo”, nonostante le intenzioni iniziali e i massicci stanziamenti fatti in tal senso, è stato incapace di promuovere un equilibrato sviluppo economico e sociale.

Anche così, gli esperti ritengono che se il “chavismo” dovesse dimostrarsi un movimento politico effimero, un semplice fenomeno passeggero come ve ne sono tanti in politica, il Paese e il sistema democratico ne risentirebbero profondamente. L’alternabilità al potere, la presenza di un’opposizione forte sono ingredienti indispensabili in una democrazia. E’ anche nell’interesse dei partiti che oggi costituiscono il “Tavolo dell’Unità” evitare che la possibile destituzione del capo dello Stato, attraverso la consulta popolare, travolga, ferendolo a morte, il “chavismo”.

Nei giorni scorsi vi è stata un’ondata di arresti di leader politici e di manifestanti. Alcuni durante i piccoli conati di violenza che si sono accesi quando la “Toma di Caracas” era già conclusa e i partecipanti tornavano pacificamente a casa; altri a Villa Rosa, dopo il “cacerolazo” che ha accompagnato la visita del presidente Maduro nell’isola di Margarita; altri ancora nei giorni successivi com’è accaduto al giovane connazionale Alessandro Puglia, impiegato nell’Ufficio di Comunicazione dell’Assemblea nazionale.

Il giovane, in possesso della cittadinanza italiana, è stato accusato di essere il responsabile del volo di uno dei “droni” dai quali il “Tavolo dell’Unità” ha realizzato le riprese che hanno mostrato al mondo quanto imponente sia stata la manifestazione del primo settembre. Oggi l’udienza preliminare nel corso della quale i giudici dovranno decidere se confermare il fermo. Per il momento, come dichiarato da Alfredo Puglia, padre del giovane connazionale, l’iter burocratico è stato rispettato.

Stando alle informazioni in possesso del nostro Giornale, la famiglia Puglia non è stata ancora contattata dal nostro Consolato Generale d’Italia. In passato, durante le “guarimbas” del 2014, un momento di grande tensione per il Paese, il nostro Consolato fu molto attivo.

La Console Jessica Cupellini e la dottoressa Sandra Vitale, si prodigarono, intervenendo, ogni qualvolta ve ne era bisogno, per offrire assistenza e per informarsi sulle condizioni dei giovani arrestati. Non attendevano che fossero le famiglie a chiederne l’intervento. Bastava il solo sospetto di un connazionale arrestato, sia per informazioni raccolte in seno alla Collettività, sia per la pubblicazione di notizie, sia per indicazioni ottenute dal “Foro Penal Venezolano”, per mettere in moto il nostro Consolato.

Ci auguriamo che anche in questa occasione il suo intervento sia fermo e autorevole.

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