Non useremo l’atomica per primi, Obama rinuncia al suo progetto

U.S. President Barack Obama speaks during his press conference at the conclusion of Nuclear Security Summit in Washington April 1, 2016. REUTERS/Kevin Lamarque TPX IMAGES OF THE DAY
U.S. President Barack Obama speaks during his press conference at the conclusion of Nuclear Security Summit in Washington April 1, 2016. REUTERS/Kevin Lamarque      TPX IMAGES OF THE DAY
U.S. President Barack Obama speaks during his press conference at the conclusion of Nuclear Security Summit in Washington April 1, 2016. REUTERS/Kevin Lamarque TPX IMAGES OF THE DAY

NEW YORK. – Barack Obama rassegnato a rinunciare a una delle sue più grandi ambizioni: promettere davanti al mondo intero che l’America non userà mai più per prima la bomba atomica durante un conflitto. Così come invece accadde a Hiroshima e Nagasaki.

La proposta di protocollo si chiama ‘No First Use’. Secondo il New York Times il presidente Usa starebbe valutando di abbandonare il progetto, pressato dalla gran parte dei suoi più stretti consiglieri in materia di sicurezza e da pezzi da novanta della sua amministrazione, come il segretario di stato John Kerry e il capo del Pentagono Ash Carter.

In pratica un addio a quella che Obama vedeva come una delle eredità più pesanti dei suoi otto anni alla Casa Bianca, dopo la promessa lanciata nel 2009 a Praga di lavorare per un mondo che un giorno sia senza armi nucleari. E’ vero che da Harry Truman in poi tutti i presidenti Usa hanno di fatto sancito che l’America avrebbe usato le armi nucleari solo come ultima risorsa.

Ma scriverlo nero su bianco viene ritenuto troppo rischioso dal Consiglio nazionale per la sicurezza, riunitosi in luglio. Una riunione che – scrivono i media – avrebbe convinto Obama sui rischi del protocollo ‘No First Use’. Rischi che ricadrebbero innanzitutto sugli alleati degli Usa, asiatici ed europei, incoraggiando le mire egemoniche di Russia e Cina.

Un punto su cui avrebbero insistito molto negli ultimi tempi soprattutto Kerry e Carter, spiegando ad Obama che la mossa verrebbe letta a Mosca e a Pechino come un segnale di debolezza. Per non parlare della mina vagante rappresentata dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

E qui subentra anche il risvolto elettorale, lì dove l’agenda per il disarmo nucleare di Barack Obama si scontra con l’obiettivo del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, di un disimpegno Usa soprattutto nel sudest asiatico. Col tycoon che ha in più riprese invitato Giappone e Corea del Sud a realizzare un loro proprio arsenale atomico.

Anche il Wall Street Journal, alcune settimane fa, aveva sollevato il problema del protocollo ‘No First Use’, mettendo in evidenza come alcuni alleati Usa avrebbero già epresso attraverso i canali diplomatici forti perplessità, se non contrarietà, alla proposta di Obama: in particolare la Gran Bretagna, la Francia, il Giappone e la Corea del Sud. A suscitare dubbi, dentro e fuori gli Usa, anche altre possibili iniziative dell’amministrazione Obama sul nucleare, come ridimensionare il previsto ammodernamento delle forze nucleari americane e ridurre le testate atomiche dispiegate, senza un impegno reciproco da parte della Russia.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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