Nuova apertura di Boschi sull’Italicum. Ma Bersani nicchia

Nuova apertura di Boschi sull'Italicum. Ma Bersani, solo fumo
Nuova apertura di Boschi sull’Italicum. Ma Bersani, solo fumo

ROMA. – “Segnali di fumo”, vuote parole. Insomma, un bluff. La minoranza bersaniana del Pd respinge la disponibilità a cambiare l’Italicum di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Non bastano le aperture ribadite dal presidente del Consiglio e dal ministro delle Riforme. Se non arriverà “un’iniziativa visibile ed efficace” nella direzione di una modifica della legge elettorale, è il messaggio di Pier Luigi Bersani ai vertici del partito, una parte della sinistra Dem annuncerà il No al referendum costituzionale.

Ma il Pd, replicano i vertici Dem, non può fare da solo: servono i numeri in Parlamento. E, richiama alla realtà Luigi Zanda, “trovare una maggioranza in questo Senato è difficile”. Renzi ha lanciato l’ultima fase della campagna referendaria, che lo vedrà impegnato alle Feste dell’Unità di Reggio Emilia e Firenze, poi a Catania, Modena, Bologna.

Anche dal Pd, raccontano fonti parlamentari, aumenta il pressing perché si fissi la data, in modo che si possano ‘dosare’ le forze. Il premier ha fatto sapere che deciderà entro il 25 settembre ma ha indicato un arco di tempo (tra il 15 novembre e il 5 dicembre: 27 novembre la domenica più ‘quotata’) e ha già dato l’input all’organizzazione della Leopolda, il tradizionale evento renziano a Firenze, che quest’anno lancerà la volata finale. Si svolgerà a inizio novembre (il weekend del 6 o più probabilmente dell’13), avrà al centro il tema del cambiamento e vedrà sul palco protagoniste le persone comuni che sostengono il Sì.

Alla campagna è giunto quello che alcuni parlamentari renziani definiscono un “insperato aiuto” dalla vicenda che sta dilaniando il M5s a Roma: è un colpo alla credibilità come partito di governo del Movimento, che è tra i principali sostenitori delle ragioni del No. Ma Renzi martedì sera a Porta a porta ha deciso di mantenere, spiegano, toni equilibrati (“Mai viste tante bugie, però non festeggio”, ha assicurato), anche perché la scelta è mettere al centro, nei prossimi mesi, il merito delle questioni e non le polemiche politiche. Sottrarsi, insomma, alla mischia della personalizzazione e del “voto contro il governo” sul referendum.

Perciò c’è grande attenzione a parlare con i fatti, dalla reazione al terremoto alla legge di stabilità: Renzi tiene molto, ad esempio, alla misura a favore delle partite Iva anche perché parla all’elettorato giovane. Ma a guastare il clima, resta lo scontro interno al Pd sulla legge elettorale.

Non sembrano accorciarsi le distanze tra le due anime del partito. Nonostante Renzi abbia usato toni quanto mai concilianti sulla possibilità di modificare l’Italicum. E nonostante Boschi, nel corso di un convegno, ribadisca: “C’è sicuramente la disponibilità a modificare l’Italicum se ci sono le condizioni in Parlamento, purché la legge elettorale venga migliorata”.

In quello stesso convegno però, fanno notare i dirigenti Pd, il capogruppo Fi al Senato Paolo Romani afferma che si può discutere di cambiare l’Italicum solo dopo il referendum. E considerato che il M5s non è disposto a trattare, non sembrano esserci ora le condizioni per agire. Perché da solo il Pd (che al suo interno non ha una proposta condivisa) non è autosufficiente. Dunque, spiegano dalla maggioranza Pd, ad oggi un’accelerazione pare possibile solo se il 4 ottobre la Consulta boccerà la legge elettorale, in tutto o in parte.

Ma l’apertura politica sull’Italicum c’è, insistono i renziani. Non è così, ribattono i bersaniani. “Il tempo della melina è ampiamente scaduto”, avverte Miguel Gotor. E Davide Zoggia aggiunge che se entro settembre non arriverà un segnale concreto una parte della minoranza (non tutti sono d’accordo) potrebbe smarcarsi e annunciare il No al referendum. “Non farò i comitati per il No”, afferma Bersani. Ma se il No vincesse non sarebbe l’apocalisse: “Che Renzi debba dimettersi è una favoletta”.

(di Serenella Mattera/ANSA)