Raggi va in Vaticano, ma la Cei la boccia sulle Olimpiadi

Raggi va in Vaticano, ma la Cei la boccia sulle Olimpiadi
Raggi va in Vaticano, ma la Cei la boccia sulle Olimpiadi
Raggi va in Vaticano, ma la Cei la boccia sulle Olimpiadi

ROMA. – E’ la seconda volta che il sindaco di Roma Virginia Raggi va in Vaticano, dopo l’udienza concessale il primo luglio scorso da papa Francesco. Ma questa volta varcherà l’ingresso del Petriano, in Piazza del Sant’Uffizio, non su invito o in accordo con la Santa Sede bensì dell’Azione Cattolica, che l’ha inserita tra i protagonisti, insieme al segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino, di un dialogo nell’Aula Paolo VI con i circa mille bambini e ragazzi dell’Acr partecipanti a Roma al Festival “A noi la parola”.

Dopo aver partecipato in mattinata in Piazza San Pietro all’udienza giubilare di papa Francesco, i bambini e ragazzi dell’Azione Cattolica rivolgeranno le loro domande, a partire dalle 15.30 nella Sala Nervi, al sindaco Raggi e a mons. Galantino, con le loro curiosità, i dubbi e le aspettative riguardanti i rapporti con le istituzioni, civili ed ecclesiali.

E non è affatto detto che, vista la singolare platea di partecipanti, per Virginia Raggi si tratti di un appuntamento del tutto distensivo, di una pausa di serenità tra le mille asprezze del suo percorso amministrativo al Campidoglio. Sarà comunque un momento significativo per i suoi rapporti col mondo cattolico, così importanti, tradizionalmente, per il primo cittadino della capitale d’Italia e, allo stesso tempo, della cristianità.

Da questo punto di vista, dopo le prime aperture di credito provenienti dagli ambienti della Chiesa, i segnali cominciano a essere altalenanti, tanto da far suonare veri campanelli d’allarme. Apprezzata, a Ferragosto, era stata la visita del sindaco alla mensa Caritas di Colle Oppio, tanto che ancora oggi il direttore della Caritas diocesana, mons. Enrico Feroci, è uno dei sostenitori del fatto che “bisogna lasciar lavorare” il primo cittadino e la sua giunta. Lo stesso, con un editoriale di prima pagina, ha sostenuto il quotidiano dei vescovi Avvenire, con l’invito a dare “ancora tempo” alla Raggi.

Il traccheggiare amministrativo, l’essersi impantanata su nomine cruciali di assessori, e ora anche il ‘no’ alle Olimpiadi a Roma nel 2024 (un dossier su cui lo stesso Vaticano si era mostrato favorevole) stanno ora producendo crepe significative.

Sonora è stata la bocciatura data proprio da Avvenire al ‘no’ alle Olimpiadi. “Una prova di fedeltà agli elettori o un muro contro muro ideologico?”, si è chiesto il giornale dei vescovi. “Il rischio è che ai romani non resti, come troppo spesso in questi anni, che di guardare la loro città che muore di anoressia politica per assenza di idee e di progetti concreti”.

“Le Olimpiadi non sono il diavolo”, ha insistito il quotidiano della Cei: “la rivoluzione non è rifiutarle (il mondo ne ha ancora bisogno) ma gestirle nell’onestà”. E “mancare l’occasione può anche rivelarsi una rinuncia a governare”. Una severa bacchettata che fa il paio con l’accorato richiamo giunto poche ore prima, stavolta da Oltretevere, dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin affinché finalmente e una volta per tutte “l’amministrazione si metta a lavorare e ad affrontare i problemi e le difficoltà dei cittadini che a Roma sono molti”.

La situazione che si è creata a Roma, ha detto il card. Parolin, “non crea quell’ambiente di serenità che permette di lavorare a favore della gente”: ed è questo “che devono fare i politici, fare gli amministratori”. In altre parole: ora testa bassa e lavorare, il tempo del credito a scatola chiusa è finito.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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