La riforma delle pensioni non deve dimenticare i nostri emigrati

Pubblicato il 12 settembre 2016 da redazione

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ROMA – In una nota congiunta i deputati del Pd, eletti nella circoscrizione Estero, Marco Fedi e Fabio Porta ricordano che “abbiamo più volte preannunciato i possibili provvedimenti del Governo in materia pensionistica nella prossima legge di stabilità e nelle leggi collegate. Il Governo Renzi intende introdurre alcune misure che solo in parte interesseranno i connazionali all’estero già pensionati o pensionandi.

Siamo ovviamente favorevoli all’innalzamento dell’importo della Quattordicesima, all’ampliamento della platea di aventi diritto alla “no tax area”, alla flessibilità dell’età pensionabile, alle agevolazioni pensionistiche per i lavori usuranti.

Riteniamo tuttavia che questi provvedimenti, alcuni dei quali si applicheranno anche ai nostri connazionali senza che il legislatore lo preveda esplicitamente, siano utili e necessari ma non sufficienti. Infatti ci siamo impegnati nel corso della legislatura al fine di informare e sensibilizzare Parlamento e Governo sui diritti socio-previdenziali dimenticati o inesauditi dei residenti all’estero”.

“Tra questi vogliamo ricordare – proseguono i due parlamentari – l’aumento dell’importo minimale delle pensioni in regime internazionale per fronteggiare e risolvere il problema dei pro-rata irrisori che sono migliaia e che rappresentano un imbarazzo se non un’ignominia per lo Stato italiano. Abbiamo presentato una proposta di legge che prevede l’innalzamento del minimale da 1/40mo a 1/20mo del trattamento minimo per ogni anno di contribuzione fatto valere in Italia.

Abbiamo inoltre proposto una sanatoria degli indebiti pensionistici a determinate condizioni: ma si tratta di una annosa problematica che non si vuole trattare per timore dei costi e per l’incapacità di capire che gli indebiti si formano, quasi sempre, per ragioni assolutamente indipendenti dalla volontà e responsabilità dei nostri pensionati all’estero.

Una sanatoria sarebbe un semplice atto di giustizia, aiuterebbe tanti connazionali disperati perché non in grado di restituire l’indebito, contrarrebbe il difficile lavoro di recupero da parte dell’Inps e porterebbe consenso alle forze politiche che la approvassero.

Abbiamo chiesto al Governo – proseguono Fedi e Porta – di valutare la possibilità di far rientrare nel campo di applicazione soggettivo delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale anche i dipendenti pubblici finora esclusi (cosa già fatta nei Regolamenti comunitari di sicurezza sociale che ora coprono sia i lavoratori del settore pubblico che i liberi professionisti): secondo noi si tratta di un obiettivo che potrebbe essere perseguito con degli scambi di note con gli altri Paesi contraenti informandoli (come previsto dalle convenzioni) che il settore dei dipendenti pubblici è ora gestito dall’Inps e chiedendone quindi l’inclusione nelle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale.

Abbiamo chiesto che nel calcolo della Quattordicesima siano presi in considerazione anche i contributi esteri in modo da rivalutarne l’importo, abbiamo chiesto che l’importo aggiuntivo di dicembre sia erogato anche ai pensionati residenti all’estero i quali abbiano chiesto la detassazione della loro pensione alla fonte e che fino ad ora sono stati ingiustamente esclusi dal beneficio.

Ci siamo battuti per l’introduzione di procedure più snelle e più semplici per la certificazione dell’Esistenza in vita che ha messo a dura prova la pazienza di pensionati e di patronati, ritenendo inoltre che le campagne per l’esistenza in vita debbano essere dilatate nel tempo (magari ogni tre anni).

In merito all’esportabilità delle pensioni italiane siamo riusciti ad evitare (per ora) che il Governo – su suggerimento dell’Inps e forse del Ministero del Lavoro – introducesse il principio dell’inesportabilità nei Paesi extracomunitari delle prestazioni legate al reddito, come l’integrazione al trattamento minimo e le maggiorazioni sociali.

Sarebbe infine opportuno – concludono Fedi e Porta – non dimenticare le questioni fiscali a partire dalle convenzioni contro le doppie imposizioni con Brasile, Canada e Francia che ancora oggi presentano delle gravi criticità che mettono a rischio una tutela adeguata dei diritti dei nostri pensionati residenti in quei Paesi. Sono questi alcuni degli obiettivi che ci prefiggiamo nell’ambito previdenziale e che non mancheremo di perseguire nel prosieguo della nostra attività politica e parlamentare”.

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