Seul, se minacciati ridurremo Pyongyang in cenere

People watch a TV news program showing North Korean leader Kim Jong Un at the Seoul Railway Station in Seoul, South Korea, Friday, Sept. 9, 2016. (ANSA/AP Photo/Ahn Young-joon)
People watch a TV news program showing North Korean leader Kim Jong Un at the Seoul Railway Station in Seoul, South Korea, Friday, Sept. 9, 2016.  (ANSA/AP Photo/Ahn Young-joon)
People watch a TV news program showing North Korean leader Kim Jong Un at the Seoul Railway Station in Seoul, South Korea, Friday, Sept. 9, 2016. (ANSA/AP Photo/Ahn Young-joon)

ROMA. – E’ sempre più incandescente l’atmosfera nel Pacifico, sull’onda della corsa all’atomica della Corea del Nord. Seul ha avvertito Pyongyang che ridurrà in cenere i propri vicini se minacciata, ma il regime di Kim Jong-un insiste per la sua strada, ed ha chiesto agli Stati Uniti di essere riconosciuto come uno ‘Stato nucleare’.

La comunità internazionale è in fibrillazione da venerdì scorso, quando la Corea del Nord ha effettuato il suo quinto test nucleare, il più potente di sempre, che potrebbe consentire di installare le testate atomiche su missili balistici.

Dopo la condanna unanime delle principali potenze, inclusa la Cina, tradizionale alleata di Pyongyang, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è attivato per studiare nuove sanzioni. Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud stanno valutando di prendere anche iniziative unilaterali e congiunte.

Proprio Seul ha avvertito di avere un piano per distruggere la capitale nordcoreana nel caso di segnali di un imminente attacco nucleare. In particolare, ha riferito una fonte militare, verrebbero presi di mira i quartieri dove si ritiene che si nasconda la leadership e la città verrebbe “ridotta in cenere e cancellata dalla carta geografica”.

Questi toni così aggressivi non hanno scomposto più di tanto il giovane e megalomane leader nordcoreano Kim. Il suo ministero degli Esteri anzi ha respinto al mittente le minacce di nuove sanzioni, definendole “ridicole” e “senza senso”, e ribadendo che il “rafforzamento della capacità nucleare in qualità e quantità continuerà per tutelare la nostra dignità ed il diritto a proteggerci dalla minacce degli Stati Uniti di una guerra nucleare”.

Gli strali di Pyongyang sono diretti soprattutto a Washington, che con “Obama sta cercando in tutti i modi di negare la posizione della Corea del nord come legittimo paese dotato di armi nucleari”. Un tentativo che viene liquidato come una “pazzia, come cercare di oscurare il sole con una palma”.

Il contenzioso nucleare tra la Corea del Nord e la comunità internazionale va avanti dal 2006, quando il regime dell’allora leader Kim Jong-il, padre dell’attuale dittatore, effettuò il primo test. In questi dieci anni l’Onu ha risposto con le sanzioni, che tuttavia non hanno scoraggiato le ambizioni atomiche del piccolo Paese asiatico retto da una dinastia repressiva di autocrati comunisti.

Molti analisti hanno sempre ritenuto questi test come un’arma di ricatto del regime per acquisire forza in sede di negoziato e ottenere aiuti per un’economia poverissima. L’esperimento di venerdì, potente quasi come la bomba sganciata su Hiroshima, ha invece dimostrato un preoccupante salto di qualità nella tecnologia di Pyongyang, che secondo gli americani potrebbe dotarsi di armi atomiche intercontinentali, capaci di minacciare mezzo mondo, entro quattro anni.

(di Luca Mirone/ANSA)