“Cumbre” dei non-allineati, la scommessa di Maduro

Summit dei Paesi Non Allineati
Summit dei Paesi Non Allineati
Summit dei Paesi Non Allineati

Mauro Bafile

E’ normale che sia così. Chiunque al suo posto farebbe altrettanto. Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, scommette sul successo del Vertice dei paesi “non-allineati” per rilanciare, a livello internazionale, la propria immagine e per offrire, ai partecipanti all’evento, una sua versione di quello che sta accadendo in Venezuela. Dipingerà probabilmente un panorama assai diverso da quello che, si suppone, Ambasciate e Consolati abbiano opportunamente e con dovizia di particolari illustrato ai propri governi. Anche così, questa rappresenta un’occasione d’oro per il governo.
Guerra economica, cospirazione, tentativi di “Golpe” e attentati contro il capo dello Stato abortiti dai servizi segreti. Ecco, questi saranno presumibilmente i principali argomenti che il presidente Maduro esporrà ai rappresentanti dei 120 membri dell’organismo e agli osservatori. Sono temi che ormai snocciola con insistenza ogni qualvolta partecipa a manifestazioni o quando l’occasione glielo permette.
Il movimento dei paesi non-allineati fu creato su iniziativa di Tito, Nehru, Sukarno e Nasser. In piena “guerra-fredda”, era il 1956, un centinaio di piccoli paesi e grandi nazioni, allora ancora poco rilevanti come l’India, reclamarono il diritto di restare al margine del conflitto che coinvolgeva gli Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica. Con la caduta del “Muro di Berlino” e l’implosione dell’Unione Sovietica in molti si chiesero se il “movimento” dei non-allineati avesse ancora una ragione d’essere, una vera giustificazione.
E’ probabile che durante il Vertice il presidente Maduro si esprimerà impiegando un linguaggio ormai in disuso, ricco di termini come “antimperialismo”, “colonialismo”, “sfruttamento”; parole ormai logore, superate dalla globalizzazione che ha aperto nuove frontiere a chi vuole e ha la capacità per approfittarne e ha generato nuovi mali che meritano ben altri aggettivi. E’ anche probabile che si scontrino punti di vista diametralmente opposti su come rivitalizzare e aggiornare il movimento.
Il Vertice dei non-allineati (Cumbre de los no-alineados) si aprirà oggi e terminerà il 18 settembre. Per pochi giorni l’isola di Margarita sarà off-limits. Il governo cercherà di evitare che le proteste possano turbare la tranquillità del “conclave”. Ciò non vuol dire, comunque, che nel paese non si continui a protestare o a parlare di Referendum, inflazione e recessione. Ma non sull’isola, il cui accesso, per un eccesso di zelo, è stato proibito anche, anzi soprattutto, ai deputati e agli esponenti dell’Opposizione. Il timore del governo è che questi possano provocare momenti di tensione, segnalare gli atteggiamenti anti-democratici dell’Esecutivo e denunciare l’isolamento imposto al Parlamento. In ogni caso, far notare agli invitati le grandi differenze esistenti tra governo e opposizione.
Il presidente del Parlamento, Henry Ramos Allup, ha minacciato di organizzare una giornata di protesta durante la “Cumbre” se il Consiglio Nazionale Elettorale non renderà nota la data della raccolta del 20 per cento delle firme, ultimo passo indispensabile per esigere il Referendum revocatorio. L’Opposizione teme che l’organismo elettorale decida di rimandare tutto e rendere note le date solo dopo il 18 settembre, a Vertice oramai concluso.
Ramos Allup ha sottolineato che l’Opposizione è disposta a riunirsi con qualunque esponente del Governo per discutere sulla consulta popolare.
– Non si dica poi – ha commentato il presidente dell’An – che il Referendum non si è fatto perché non ci siamo seduti a dialogare.
Il Tavolo dell’Unità, in questi giorni, è tra l’incudine e il martello. Da un lato, il governo del presidente Maduro ha incrementato gli attacchi all’Opposizione, sperando in questo modo di poter riconquistare parte del terreno perduto; dall’altro, correnti dell’Opposizione chiedono la radicalizzazione delle proteste. Questo è il caso, ad esempio, dell’Organizzazione dei Venezuelani Perseguitati Politici in Esilio. I membri del Veppex, con un comunicato, hanno esortato gli esponenti dell’eterogenea coalizione dell’Opposizione a non accettare che il Referendum si realizzi il prossimo anno.
Anche l’Assemblea Nazionale, oggi, è al centro del dibattito. Il Tribunale Supremo di Giustizia l’ha oramai svuotato di ogni potere e l’ente preposto a elargire il denaro per pagare gli stipendi dei deputati non ha ancora disposto il trasferimento dei fondi necessari. La pressione sul Parlamento si fa sempre più pesante. E c’è già chi teme che, dopo la decisione presa dalla Corte Costituzionale (Tribunal Supremo de Justicia) di considerare nulle e illegali tutte le decisioni del Parlamento accusato di non aver seguito i suoi dettami, la stessa Alta Corte possa scioglierlo definitivamente. Una decisione che, comunque, sembrerebbe poco probabile, a prescindere dalle aggressioni verbali di dirigenti del governo nei confronti dei parlamentari. È ben noto a tutti che l’esistenza del Parlamento, nei paesi evoluti, è espressione di democrazia.

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