Più che imitazioni sono trasformazioni

Sanremo 2016: Virginia Raffaele con Carlo Conti
Sanremo 2016: Virginia Raffaele con Carlo Conti
Sanremo 2016: Virginia Raffaele con Carlo Conti

di Emilio Buttaro

Con Sanremo ha conquistato davvero tutti, così qualche mese fa nella città dei fiori è stata da molti considerata come la vera trionfatrice dell’ultimo Festival della Canzone Italiana. Più che imitazioni, le sue sono vere e proprie trasformazioni: da Sabrina Ferilli a Belén Rodríguez, da Ornella Vanoni a Donatella Versace passando per Carla Fracci e Maria Elena Boschi.

Dalle “maschere” proposte qualche anno fa durante la nota trasmissione televisiva “Quelli che il calcio”, per Virginia Raffaele il passo verso il successo è stato breve e c’è già chi paragona l’artista romana ad un Alighiero Noschese al femminile, insomma in Italia lei è senza dubbio la regina delle imitazioni 2.0

“Bisogna essere avanti e pronti per ricevere un certo tipo di satira – ha spiegato qualche giorno fa a Bologna la Raffaele, in occasione della presentazione della stagione teatrale dell’Europauditorium – ogni Paese ha una satira differente ma c’è un comune denominatore: non bisogna pensare che dietro la satira ci sa cattiveria”.

Sanremo cosa le ha lasciato sul piano umano e professionale?

“Sicuramente si è acceso un riflettore da 1000 e c’è stata una bellissima reazione da parte del pubblico. Prima non è mancato un lavoro molto faticoso che però mi ha dato grandi soddisfazioni anche perchè sono riuscita a farlo con il mio linguaggio, quello di una conduzione in maschera, dunque molto rischioso perchè nessuno lo aveva mai fatto. Insomma mi è piaciuto moltissimo”.

E da un punto di vista umano cosa le è rimasto?

“Ho conosciuto delle belle persone con le quali tengo i rapporti anche in amicizia, da Carlo Conti a Gabriel Garko. Umanamente l’orchestra è una parte fondamentale, i musicisti anche durante le prove erano sempre lì, rappresentavano il mio primo occhio. Con loro ma anche con le maestranze che erano dietro le quinte si creava una sinergia particolare”.

Come sceglie i personaggi da imitare?

“Ci sono a volte dei dettagli che mi colpiscono, ma a volte anche i particolari più disparati, come una movenza particolare, un modo di parlare, un timbro o un suono oppure quello che rappresentano. Così è stato per Carla Fracci, un monumento alla danza in campo mondiale. Quando mi arriva un qualcosa nel bene o nel male inizia a muoversi uno strano orologino dentro”.

Lavora da sola il personaggio?

“Il colpo di fulmine lo devo avere principalmente io sprattutto sul linguaggio, sulla chiave del personaggio, così come il lavoro di gestualità di mimica, di dettagli sull’abbigliamento, mentre sui testi mi confronto spesso con il mio autore ed è un lavoro di intesa”.

In questo periodo è richiestissima e sta portando nei teatri italiani “Performance”, che tipo di spettacolo è?

“Un susseguirsi di installazioni umane con delle maschere quasi teatrali, tutte donne ovviamente, ognuna con il suo carattere, con le proprie sfaccettature. Ci sono anche personaggi creati con la fantasia che hanno una vena più malinconica ma fondamentale per la comicità. Durante lo spettacolo ci sono cambi molto veloci ed un continuo trasformismo che porta queste donne a rubarsi la scena a vicenda. Insomma è un po’ il gioco: ma sono più me stessa quando interpreto le altre o quando sono me stessa davvero?

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