Draghi, pericoloso fermare l’Ue. La sovranità va condivisa

Pubblicato il 13 settembre 2016 da ansa

Draghi, pericoloso fermare l'Ue.

Draghi, pericoloso fermare l’Ue.

ROMA. – Avanti tutta sull’integrazione europea, perché “fermarla a metà è l’opzione più pericolosa”: superare Brexit rilanciando la condivisione di sovranità fra gli Stati membri anziché arretrare, così da avere un’Europa efficace che offra soluzioni.

E’ l’unica risposta – secondo il presidente della Bce Mario Draghi – alle sfide globali e alla crisi delle istituzioni che coinvolge anche gli Usa, e deve passare sia attraverso iniziative esistenti – anche la proposta italiana di un sussidio di disoccupazione europeo – sia attraverso nuove politiche europee, e nuovi poteri a Bruxelles su “migrazioni, sicurezza e difesa”, campi dove iniziative targate Ue sono “non solo legittime, ma anche essenziali”.

Draghi per una volta ha lasciato da parte la politica monetaria per dedicarsi a un tema divenuto ancora più scottante dopo il voto per la Brexit: il balzo in avanti nell’integrazione europea a cui del resto lavora da anni come uno dei ‘Cinque presidenti’ che l’anno scorso hanno depositato un piano per completare l’unione economica.

La lectio magistralis in occasione del conferimento del ‘Premio Alcide De Gasperi’ a Trento, il cui assegno verrà devoluto alle comunità colpite dal terremoto di agosto, offre però al presidente della Bce l’occasione per un affondo ancora più forte contro le forze centrifughe che agitano l’Europa.

E’ la visione di De Gasperi, gli anni del dopoguerra e della svolta della Comunità del carbone dell’acciaio, a fare da sfondo a un discorso in cui il banchiere centrale richiama le “conquiste” messe a disposizione degli europei da quella che sarà l’Unione: benessere (Pil pro-capite cresciuto del 33% più che negli Usa), sicurezza, pace, libertà, con l’occasione offerta di spagnoli, portoghesi e greci di lasciarsi alle spalle le dittature.

Ed è proprio citando De Gasperi che Draghi ricorda la necessità non solo di creare istituzioni europee, ma anche di dar loro vigore e spinta politica, in modo da offrire ai cittadini sempre più disillusi dall’Ue soluzioni concrete. E dunque il mercato unico, “costruzione politica”, ci tiene a sottolineare, “deve essere completato” per poterlo proteggere: a partire dal trattato di Schengen, che ha abolito i confini interni dell’Unione ma – causa incompletezza istituzionale – non ha rafforzato quelli esterni.

Gli anni di crisi hanno portato i consensi a favore dell’Europa ai minimi storici. Anche gli Usa sono in difficoltà. E infatti Draghi evoca il “calo di consensi per l’integrazione economica”: il pensiero va ai negoziati di liberalizzazione commerciale tornati nel cassetto, ma anche all’unione bancaria incompleta e a quella di bilancio che appare lontanissima fra i veti incrociati dei Paesi del nord e del sud del Vecchio Continente.

E forse non a caso Draghi, per una volta, si sofferma non tanto sui vincoli di bilancio da rispettare o sul Fiscal Compact che pare archiviato, ma sull’altro lato della medaglia: gli “effetti redistributivi” dell’integrazione europea. Promuove “le recenti discussioni sull’equità fiscale e su un fondo europeo di assicurazione dei disoccupati” – iniziativa per cui spinge particolarmente l’Italia – che possono aiutare a legittimare l’Europa unita.

Un sasso nello stagno in cui è finita la spinta all’integrazione nata dopo la grande crisi: il bivio, se fare o disfare l’Europa, è sempre lì.

(di Domenico Conti/ANSA)

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