Mattarella, il popolo è sovrano. Anche Merkel con Renzi

Pubblicato il 14 settembre 2016 da ansa

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione della XXXVII edizione del Meeting per lamicizia fra i popoli, Rimini 19 agosto 2016. ANSA/Paolo Giandotti - Ufficio stampa Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione della XXXVII edizione del Meeting per lamicizia fra i popoli, Rimini 19 agosto 2016.
ANSA/Paolo Giandotti – Ufficio stampa Presidenza della Repubblica

ROMA. – Non si è ancora posata la polvere sul sostegno dell’ambasciatore americano al referendum che, pur con toni meno diretti, anche la Germania si schiera a fianco delle “riforme che il premier ha avviato”. Matteo Renzi, che si è impegnato da parte sua ad una campagna “la più pacata e tranquilla possibile”, si astiene da commenti mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda che, anche in un mondo “molto interconnesso, la sovranità resta agli elettori”. Parole, unite all’auspicio di un “passaggio da vivere serenamente” che il premier sottoscrive “al 101%” trovandosi, caso raro, d’accordo con uno dei suoi più acerrimi rivali, Massimo D’Alema.

Mentre la minoranza dem aspetta a trarre il dado schierandosi per il no al referendum, il premier ha avviato la sua campagna per il Sì in giro nei teatri italiani. “Chi vota No non fa peccato mortale ma lascia le cose come sono adesso”, è la premessa di Renzi che, con in mano la scheda elettorale, ripete che la riforma Boschi “non riduce gli spazi di democrazia ma le poltrone ed i costi e rende più agile come serve per stare in un mercato globale”.

Ma, più che sugli effetti economici della riforma, il leader Pd mette l’accento, a differenza del suo principale critico Massimo D’Alema, sul fatto che questo sia l’ultimo treno per una riforma della Carta. “Se la gente vota No alla riduzione del numero dei parlamentari – sostiene – nessun parlamentare farà una nuova riforma per abbassarli. Promettono che faranno una nuova bicamerale, un altro bel patto della crostata o della crostatina, ma rinvieranno i problemi”.

Accuse al quale l’ex ministro degli Esteri non risponde, smentendo categoricamente analogie tra l’attuale riforma e quella dell’Ulivo del ’96. “Il fatto che sia Onida, che scrisse il programma dell’Ulivo sul punto, uno dei principali sostenitori del No qualcosa vorrà dire. Noi proponevamo un Senato federale, questo è Senato di serie B”.

Se il fronte interno si presenta parecchio turbolento, e domani il premier dovrà affrontare a Bologna il non facile palco del confronto con l’Anpi, sul fronte estero banche d’affari e le cancellerie sono schierate per la stabilità del governo. E quindi per la vittoria di Renzi al referendum istituzionale.

“Ovviamente non spetta al governo tedesco esprimersi su referendum che si tengono in altri Paesi” – sostiene il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert – ma Angela Merkel “appoggia” il premier Matteo Renzi nelle “sue diverse attività di politica interna”.

“Merkel pensi agli investimenti, questo tipo di interventi rischiano di essere controproducenti”, reagisce Massimo D’Alema che esclude apocalissi in caso di vittoria del No. E per ragioni opposte la pensa così anche il vertice del Pd.

All’ipotesi di un governo di scopo, avanzato da Alessandro Di Battista, in caso di dimissioni del premier Lorenzo Guerini avverte: “Non si avventurino in ipotesi irrealistiche anche perché vince il Si”. Scenari al quale Renzi neanche accenna, non risparmiando però un affondo alla “gaffe” di Di Maio sul Pinochet venezuelano. “Chi paragona l’Italia al Cile dove gli oppositori venivano buttati via, non sta offendendo me sta offendendo la Repubblica italiana che mi onoro di servire”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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