Portogallo, anello debole dell’Ue. Rischio salvataggio bis

Pubblicato il 15 settembre 2016 da ansa

Portogallo, anello debole dell’Ue. Rischio salvataggio bis

Portogallo, anello debole dell’Ue. Rischio salvataggio bis

MADRID. – Quando lo interrogano sul rischio di un ‘secondo salvataggio’ del Portogallo, quattro anni dopo il primo, il premier socialista Antonio Costa con sarcasmo invita chi se ne preoccupa ad andare piuttosto “a caccia di Pokemon”. La lista di chi lancia segnali di allarme continua però ad allungarsi. Dopo gli analisti della Kommerbank, è sceso in campo ora anche il Financial Times, interrogandosi sulla capacità di Lisbona di passare l’anno senza chiedere di nuovo l’aiuto di Bruxelles e del Fmi, dopo i 78 miliardi di euro ottenuti nel 2012 in cambio di una programma di austerità lacrime e sangue.

“Il fantasma di un secondo salvataggio plana sul Portogallo” avverte anche El Pais. In Spagna da un anno la “via portoghese” è seguita con grande attenzione a sinistra. Dopo le elezioni di ottobre vinte ma senza maggioranza assoluta dal premier uscente conservatore Pedro Passos Coelho – che aveva traghettato il paese attraverso i quattro anni della crisi, ereditata dal predecessore socialista José Socrates, ma al prezzo di un impoverimento generale – il leader socialista Antonio Costa era riuscito a formare un nuovo ‘governo del cambio’.

Grazie a un accordo con la sinistra radicale: i neo-trotzkisti del Bloco de Esquerda, vicini a Podemos, e i comunisti anti-euro del Cdu. Il cemento dell’alleanza era stato “tutti contro Passos Coelho”. Costa aveva promesso di invertire il ciclo della austerità, di aumentare investimenti pubblici, salari e pensioni. Ma dopo un anno di ‘governo del cambiamento’ socialista appoggiato dall’esterno da Bloco e Cdu il paese è “al centro di una tempesta perfetta” per il Financial Times, fatta “di crescita economica debole, investimenti in caduta, bassa produttività, deficit permanente, un settore bancario sottocapitalizzato, impiombato da una parte eccessiva del debito del paese”.

Per 3 delle 4 grandi agenzie di rating i ‘bonos’ sul debito portoghese sono a livello ‘spazzatura’. La quarta, la canadese Dbrs, rivedrà il 21 ottobre il rating di Lisbona. Se lo declasserà, la Bce non potrà più comprare debito portoghese e Lisbona potrebbe avere problemi di accesso al mercato finanziario. E essere costretta a chiedere un nuovo salvataggio. Con effetti imprevedibili sulla zona euro.

A Madrid non a caso il leader socialista Pedro Sanchez che a febbraio aveva tentato di andare al governo con un patto ‘alla portoghese’ con Podemos, e ora vorrebbe ritentare, non cita più l’esempio di Lisbona. La situazione spagnola – però bloccata da 9 mesi – è per molti aspetti simile a quella del paese vicino.

Il premier uscente Mariano Rajoy ha vinto le politiche ma senza maggioranza assoluta, dopo avere traghettato il paese fuori dalla crisi ereditata dal governo socialista di José Luis Zapatero con misure lacrime e sangue. Non può formare però un nuovo governo perché Ciudadanos a parte tutti gli altri partiti sono uniti da un “tutti contro Rajoy”. Il leader Pp spera però di poter usare lui ‘l’esempio portoghese’ per crescere nelle urne e formare un nuovo governo se il paese come è probabile andrà a nuove elezioni, le terze in un anno, a Natale.

(di Francesco Cerri/ANSA)

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