Italia ferma da 15 anni, serve un patto per il Paese

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia
Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

ROMA.- “Possiamo essere gli attori di una grande intesa per il Paese”. Il leader degli industriali, Vincenzo Boccia, rilancia così invito e disponibilità ad un “percorso di corresponsabilità”, “un patto della crescita e della stabilità” con Governo e parti sociali anche se “non un ritorno alla concertazione”.

La presentazione degli “scenari economici” di settembre del centro studi di Confindustria è tradizionalmente l’occasione per una fotografia della congiuntura economica dopo l’estate e per il pressing degli imprenditori prima della manovra economica. Le stime sulla crescita registrano ancora una limatura; La stoccata immediata del ministro dell’Economia non spiazza per nulla Boccia. Le stime del Governo saranno “migliori di quelle di Confindustria” dice Per Carlo Padoan sottolineando, dallo stesso palco, di accogliere l’analisi degli industriali non come “polemica” ma come “sollecitazione”.

Nessuna polemica garantisce Boccia: l’analisi del centro studi di Confindustria non è altro che la “constatazione delle condizioni date”, oggi, che in futuro “si potranno ribaltare in modo migliore o peggiore”: dipende dalle scelte che verranno fatte, dal percorso di riforme che “è vitale” portare avanti, dagli strumenti che verranno messi in campo.

In ogni caso il leader degli industriali non lascia spazio alle polemiche: “Io devo tifare per l’Italia”, “gli industriali italiani tifano per il Paese in cui investono”, così dice: “Spero che Luca Paolazzi (il direttore del Centro Studi Confindustria) abbia torto” e, se più ottimista, abbia invece ragione il Governo. Sull’occupazione il risultato “è stupefacente”, sottolinea Paolazzi (il picco di nuovi posti di lavoro è nel primo semestre 2016, poi “si smorzerà” per la frenata della crescita).

Per Confindustria il dato dimostra che quando le riforme “vengono attuate” (e il Jobs Act ne è “un chiaro esempio”) i risultati “non tardano a concretizzarsi”; così gli industriali ribadiscono anche il sostegno al referendum Costituzionale da cui, avvertono, “dipende” il futuro del processo riformista.

L’allarme che emerge dagli ‘scenari’ di Confindustria è per una Italia ferma da 15 anni: “Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita” avverte Paolazzi: l’analisi del CsC mostra che “prima, durante e dopo la Grande Recessione (in Italia più intensa e più lunga) si è accumulato un distacco molto ampio” con altri Paesi Ue.

Tra 2000 e 2015 il Pil è aumentato in Spagna del 23,5%, Francia +18,5%, Germania +18,2%. In Italia è “calato dello 0,5%”; e “le dinamiche in corso sentenziano che le distanze stanno aumentando ancor più rapidamente”. Sul fronte della manovra, invece, a “preoccupare” gli industriali è il pressing di chi vorrebbe “aiutare la domanda e non l’offerta”.

“Dobbiamo decidere quale Paese vogliamo diventare” e “mettere al centro l’industria”, servono “misure mirate” incalza Boccia che auspica una linea di azione su “tre assi”: la produttività “è un punto fondamentale, non una moda di Confindustria”, poi sostegno agli investimenti privati ed una finanza innovativa che aiuti le imprese a crescere.

(di Paolo Rubino/ANSA)

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