Unione Europea: è l’ora del coraggio delle scelte

Pubblicato il 15 settembre 2016 da ansa

Unione Europea:  è l'ora del coraggio delle scelte

Unione Europea: è l’ora del coraggio delle scelte

SOFIA. – E’ l’ora del coraggio delle scelte, di archiviare lo shock della Brexit con una “nuova intesa” che rilanci crescita e occupazione, abbatta la burocrazia comunitaria, rilanciando il sogno europeo attraverso l’allargamento ai Balcani occidentali. Dieci presidenti europei lanciano l’estremo appello ai 27 premier che si incontreranno a Bratislava con l’ambizioso compito di riportare l’Unione europea in carreggiata.

E che sembrano già sconfitti, pronti a definire un successo un’agenda minima che tenga in vita ancora un po’ un’Europa in piena “crisi esistenziale”, per citare le parole del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Una richiesta forte di dieci capi di Stato non esecutivi ma che forse rappresentano meglio il “feeling” dei cittadini, più liberi di credere ancora nell’integrazione di quanto possano o vogliano capi di Governo impaludati in preoccupazioni di politica interna (in vista degli appuntamenti elettorali in Olanda, Francia, Germania).

Il richiamo viene univoco dalla Bulgaria dove si sono conclusi i lavori del vertice “United for Europe”, un format ormai più che decennale che ha riunito presidenti di Paesi non omogenei, da quello tedesco al portoghese, dall’ungherese allo sloveno.

Per l’Italia Sergio Mattarella, europeista instancabile che questa volta a Sofia ha riscontrato con soddisfazione quanto – in conversazioni libere e senza documenti – le conclusioni siano in realtà vicine sui pilastri fondamentali dell’Unione.

“Dopo la Brexit l’Unione Europea è oggi impegnata in una riflessione su se stessa, sui ritardi e gli errori compiuti. Diversi sono – ha spiegato il presidente della Repubblica tracciando un bilancio dei lavori – i fronti aperti che richiedono una maggiore politica comune”, a partire dall’economia per creare occupazione fino all’indispensabile “allargamento”, strumento ancora più necessario dopo l’uscita della Gran Bretagna.

Pienamente d’accordo si è detto il presidente tedesco Joachim Gauck: a Bratislava si deve fare “un punto decisivo” sul futuro dell’integrazione europea dopo la Brexit. Ora “serve una nuova intesa sul ruolo, sulle istituzioni europee e sul concetto di sussidiarietà. Il Vertice di Bratislava apra una nuova prospettiva anche su crescita e occupazione”.

Ma la sintonia dei presidente è ancora più forte su un tema caldo come quello dell’allargamento: dieci su dieci concordano sulla necessità strategica di dare un segnale di movimento con un nuovo allargamento, richiamando l’urgenza di non lasciare fuori dalla porta Paesi balcanici come la Serbia, il Montenegro e l’Albania.

Da troppo tempo il silenzio tombale di Bruxelles è calato su queste capitali che pure stanno lavorando per i necessari adeguamenti agli standard europei. “E’ un enorme errore ignorare quei Paesi: ci troviamo a un crocevia e l’unica strada è quella di avere più Europa”, ha sintetizzato il presidente sloveno Borut Pahor.

“Che aspettiamo? Abbiamo già aspettato troppo; l’attendismo è stato il problema dell’Europa. Diano già un segnale a Bratislava”, ha rinforzato il neo presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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