Bicentenario Gendarmeria, due secoli al servizio dei Papi

Gendarmeria Pontificia
Gendarmeria Pontificia
Gendarmeria Pontificia

CITTA’ DEL VATICANO. – Due secoli di storia, al servizio della sicurezza dei Papi. Il Corpo della Gendarmeria Vaticana – la polizia dello Stato d’Oltretevere – festeggia in questi giorni il suo bicentenario: 200 anni di lavoro come “angeli custodi” dei successori di Pietro, che decorrono a cominciare da quella Gendarmeria Pontificia fondata nel 1816 da papa Pio VII. Occasione d’onore per celebrare l’anniversario sarà domenica prossima, 18 settembre, festa del santo patrono Michele Arcangelo, un ricevimento al Giardino quadrato dei Musei Vaticani, con ospiti di alto profilo come il presidente del Senato Pietro Grasso.

La nascita, nel 1816, della Gendarmeria pontificia fu dovuta all’esigenza di unificare i corpi di polizia dello Stato Pontificio, appena ripristinato nel suo territorio dal Congresso di Vienna. Il corpo, voluto dal segretario di Stato Enrico Consalvi, si ispirava a quelli di carabinieri presenti in tutti gli eserciti moderni. Le funzioni di polizia ad esso attribuite si ispiravano invece alla gendarmeria napoleonica, già istituita in tutti gli stati assoggettati alla Francia.

Nel 1849 il corpo assunse la denominazione di Reggimento dei veliti pontifici: fu disciolto poi nel 1970 da Paolo VI e trasformato l’anno successivo in corpo militarmente organizzato, l’attuale Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. In base alla legge istitutiva, la Gendarmeria deve curare la sicurezza e l’ordine pubblico e svolgere i compiti istituzionali di polizia, compresi quelli di frontiera, giudiziari e tributari.

L’organico è di 130 elementi (rafforzato ultimamente dall’ingresso di nuove reclute), comandati dal 2006 dall’ispettore generale Domenico Giani. Sono loro i “vigilantes” nella basilica di San Pietro, nei Musei Vaticani e dovunque si affollano pellegrini e turisti. Ma soprattutto, gli uomini scelti del Corpo sono al fianco del Papa in tutti i suoi spostamenti, in Italia e all’estero. Spetta a loro, in primo luogo, la difesa e la protezione del Pontefice.

In Piazza San Pietro e negli spostamenti del Papa in Italia agiscono in collaborazione con le autorità di pubblica sicurezza italiana, mentre fuori dal territorio italiano si raccordano di volta in volta con le autorità di polizia del Paese interessato.

Vestiti sempre di scuro, in giacca e cravatta, li si vede circondare e seguire a piedi la “papamobile” in tutte le udienze e cerimonie. Chi non ricorda il 13 maggio del 1981, quando correvano intorno alla “campagnola” di papa Wojtyla, ferito da Ali Agca? Quando i gendarmi lo bloccarono, l’attentatore turco venne consegnato alle forze dell’ordine italiane, in base alla collaborazione prevista dall’accordo concordatario.

La Gendarmeria è oggi un corpo di polizia sempre più moderno, alle prese con le indispensabili e più avanzate misure di prevenzione antiterrorismo. Tra l’altro, fin dal 2006 ha avviato contatti con le strutture di polizia dei 56 Paesi dell’Osce, mentre il 7 ottobre 2008 è entrata a far parte dell’Interpol.

Proprio la settimana scorsa gli agenti della Gendarmeria hanno celebrato il loro Giubileo insieme alla Guardia svizzera, “l’esercito del Papa”, partecipando a una liturgia in San Pietro presieduta dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che ha sottolineato come questi siano “tempi in cui occorre la massima vigilanza”.

Un aspetto che i Gendarmi hanno ben presente in ogni momento della loro attività e che ritornerà, nel ricevimento di domenica, nel saluto del comandante Giani, nel discorso del cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato vaticano, e nell’intervento dell’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, ai quali seguirà la lettura del messaggio di papa Francesco.

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