Ciampi il banchiere diventato presidente di tutti

Pubblicato il 16 settembre 2016 da ansa

19981231 - ROMA - ECO - EURO: CIAMPI; SEMBRAVA UTOPIA, OGGI E' REALTA' - Il ''grande sogno'', che sembrava utopia, oggi si e' realizzato. Cosi' ha esclamato, con orgoglio, il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi fotografato accanto alla macchina coniatrice. ''L' Italia apportera' inventiva e creativita' - ha detto il ministro - e l' immagine dell' uomo di Leonardo che compare sulla prima moneta coniata simboleggia proprio questo contributo all Europa''. CLAUDIO ONORATI/ANSA/DEF

19981231 – ROMA – ECO – EURO: CIAMPI; SEMBRAVA UTOPIA, OGGI E’ REALTA’ – Il ”grande sogno”, che sembrava utopia, oggi si e’ realizzato. Cosi’ ha esclamato, con orgoglio, il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi fotografato accanto alla macchina coniatrice. ”L’ Italia apportera’ inventiva e creativita’ – ha detto il ministro – e l’ immagine dell’ uomo di Leonardo che compare sulla prima moneta coniata simboleggia proprio questo contributo all Europa”.
CLAUDIO ONORATI/ANSA/DEF

ROMA. – Carlo Azeglio Ciampi è stato un economista di grande prestigio, ha retto la Banca d’Italia per 14 anni e per le sue competenze e qualità morali è approdato alle più alte cariche politiche. Prima come presidente del Consiglio nel periodo più acuto di crisi della Prima Repubblica, dopo come ministro dell’ Economia garante dell’entrata dell’ Italia nell’euro per poi salire al Quirinale come uomo delle istituzioni senza aver alcuna tessera di partito in tasca.

A parte una militanza giovanile nel Partito d’Azione, Ciampi negli anni turbolenti del dopoguerra non aderì ad alcuna formazione politica, non ha mai occupato, peraltro, un seggio in Parlamento, si è costruito il suo prestigio di studioso e di economista lontano dai Palazzi della politica negli austeri ambienti di palazzo Kock.

La sua figura super partes di economista, studioso discreto e servitore dello Stato, capace di avere un consenso bipartisan, prestato alla politica per guidare la transizione apertasi con la crisi dei partiti investiti da tangentopoli, gli ha consentito, una volta eletto al Quirinale nel 1999 di diventare il “presidente di tutti”.

Un volto rassicurante di padre di famiglia su cui poter contare. Dei suoi nove predecessori, l’unico ad avere un identikit simile era stato Luigi Einaudi (1948-1955), anch’egli ex governatore della Banca d’Italia. Cosa ora rimane del “Presidente senza partito”? Sicuramente gli incessanti appelli al dialogo bipartisan. Il confronto – scontro istituzionale, anche se con toni misurati, con Silvio Berlusconi. La riscoperta del Tricolore e dell’Inno di Mameli e il viaggio nella memoria.

Sarà un dettaglio da poco, ma significativo, aver aperto al pubblico il Vittoriale, quel monumento imponente che detiene le spoglie del milite ignoto sempre serrato da una cancellata che i romani avevano battezzato per il suo biancore marmoreo la “torta nunziale”.

Quello di Ciampi è stato un settennato per molti versi sorprendente. Cominciato in sordina, si è imposto con un crescendo inatteso. In tanti ricordano le diffidenze iniziali per un presidente veramente estraneo ai partiti e lo stupore destato dall’elezione con una maggioranza così ampia (707 voti su 990 e al primo scrutinio). Basta dire che per indicare quella eccezionale convergenza di opposti schieramenti fu coniato un nuovo termine: il ‘metodo Ciampi’.

Ad altri, invece, Ciampi sembrò un presidente transitorio, di ripiego. Lo faceva pensare il suo curriculum vitae tutto tecnico. Si sbagliavano: per sette anni è Ciampi a giocare nella vicenda politica nazionale il ruolo di ‘garante attivo’, con il Vangelo della Costituzione in mano, con sue idee politiche, con radicate convinzioni laiche, democratiche ed europeiste, da uomo impegnato a difendere con passione civile e determinazione le sue opinioni.

Il presidente livornese era stato per 14 anni (1979-1993) alla guida della Banca d’Italia, per un anno presidente del Consiglio (1993-1994), per tre anni ministro del Tesoro. Il prestigio e l’autorevolezza guadagnati in questi ruoli gli permisero di dare al Quirinale una centralità in gran parte inedita nella vita italiana. Col suo lavoro di raccordo fra le istituzioni, la riscoperta dell’Inno Nazionale e del Tricolore come momenti forti attorno ai quali “cementare l’identità nazionale”, dei monumenti simbolo dell’Unità nazionale, Ciampi conferì al Quirinale l’immagine della ”casa degli italiani”, come amava ripetere in quegli anni.

La scelta europeista, e la grande partita per far entrare l’Italia nel gruppo di testa tra i paesi che hanno adottato l’Euro, fu una costante, un punto fermo, un radicamento della sua vita politica prima e durante il settennato. Era il “padre della moneta unica” e lo ricordava costantemente insieme alla sua vocazione europea.

La sua azione di persuasione, svolta in gran parte per linee interne, è passata come lo stile della moral suasion che si condensa nella formula: senza dialogo non si trovano mai soluzioni politiche. La moral suasion ha avuto successo anche su fatti eclatanti come dopo il G8 di Genova, e alla vigilia dell’attacco anglo-americano contro Saddam Hussein, quando Ciampi richiamò l’art.11 della Costituzione e trattenne il governo Berlusconi dalla tentazione di deliberare una partecipazione militare italiana da belligeranti: il premier ripiegò poi sull’invio di una missione umanitaria protetta militarmente e giunta in Iraq quando le operazioni belliche per la caduta del regime erano già concluse.

Ciampi ha usato con moderazione i suoi pochi poteri (ma li ha usati) ed ha usato il prestigio personale e l’autorevolezza per ampliarli: con le esternazioni e attraverso l’intesa con altre istituzioni. Ha rivendicato ed esercitato il diritto-dovere di dare consigli a tutti: anche all’esecutivo. In questo senso, è stato un presidente interventista dallo stile indubbiamente innovativo. In alcuni casi è intervenuto anche nell’iter legislativo, con la ‘moral suasion’. Ma quando i suoi richiami non sono stati ascoltati ha detto dei ‘no’ chiari e tondi.

Ciampi ha toccato le corde profonde del Paese nei momenti più drammatici, impersonando il dolore di una Nazione: le sfide-ricatto delle bombe del ’93;i solenni funerali di Stato per i caduti di Nassiriya, le esequie dei bambini della scuola terremotata di San Giuliano di Puglia. Nei momenti di disorientamento è stato il pacificatore, il pompiere che ha spento mille focolai di scontro troppo acceso, l’arbitro dei conflitti insanabili, il predicatore instancabile del dialogo e della concertazione, il saggio che indica i nodi da sciogliere e al tempo stesso istilla fiducia.

(di Paolo Cucchiarelli/ANSA)

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