Renzi, scontro con Merkel e Hollande su conti e migranti

Pubblicato il 16 settembre 2016 da ansa

Italian Prime Minister Matteo Renzi give his closing press conference at the end of the EU's informal summit of the 27 heads of state or governments, in Bratislava, Slovakia, 16 September 2016. EPA/FILIP SINGER

Italian Prime Minister Matteo Renzi give his closing press conference at the end of the EU’s informal summit of the 27 heads of state or governments, in Bratislava, Slovakia, 16 September 2016. EPA/FILIP SINGER

BRATISLAVA. – “Non sono soddisfatto delle conclusioni” del vertice “su crescita e immigrazione”. Per questo “non posso fare una conferenza stampa con Merkel e Hollande”, che invece le condividono. “Non devo fare una recita a copione per far vedere che siamo tutti uniti”.

Matteo Renzi non fa nulla per nascondere la sua delusione al termine del primo vertice europeo senza la Gran Bretagna che avrebbe dovuto ricompattare l’Europa. E mentre al piano terra del centro congressi di Bratislava la cancelliera tedesca e il presidente francese in conferenza stampa congiunta ricompattano il vecchio schema franco-tedesco e assicurano che lo spirito del summit è “la collaborazione”, lui spara a zero sull’ennesima occasione mancata per l’Europa. E assicura che se non cambieranno le politiche sull’economia e l’immigrazione l’Ue “rischia molto”.

Il vertice a Bratislava, dice, “non è stato tempo perso. Ma definire il documento sui migranti di oggi un passo avanti richiede della fantasia” degna dei “funamboli da vocabolario. Si sono ridette le solite cose e io gliel’ho detto molto chiaramente: ‘Non è che potete pensare che con l’accordo con la Turchia avete risolto tutti i vostri problemi’ “.

E va oltre. O “l’Ue fa accordi con i Paesi africani o li facciamo da soli”, perché è ovvio che “l’unica cosa che fa la guardia costiera” europea non può essere “portare i migranti in Sicilia”. Ora, “vogliamo vedere i fatti”.

Stessa schiettezza sulla crescita: l’austerity, propugnata in primis dalla Germania di Angela Merkel, “non ha funzionato”, bisogna cambiare politica, serve “una chiara strategia di crescita”. E anche qui, un avvertimento: il fiscal compact è in scadenza, dopo 5 anni “si deve decidere cosa fare, se ha un futuro o no”. E come la pensa l’Italia è piuttosto chiaro. Così come è chiaro il divario con Francia e Germania.

“Definire il direttorio a tre la soluzione dei nostri problemi è stata valutazione fatta da alcuni che non ho mai condiviso”, si smarca Renzi. E con un occhio anche al referendum assicura “ai cittadini italiani” che le rigidità europee non impediranno al governo di continuare ad abbassare le tasse, così come di mettere in sicurezza le scuole italiane.

“Se l’Europa deve riavvicinarsi ai cittadini non può essere quel soggetto che mi impedisce di intervenire in edilizia scolastica”, commenta. E ricorda che tra le regole che in Europa devono essere rispettate non c’è solo il deficit, ma anche il “surplus commerciale. E ci sono alcuni Paesi che non le rispettano, il principale è la Germania”.

Al piano terra nel frattempo si sta svolgendo tutto un altro film. Merkel e Hollande rinsaldano – anche plasticamente, con una conferenza stampa a due che non avveniva dal 2011, quando accanto alla Merkel c’era Sarkozy e i due risero parlando di Berlusconi – l’antico asse.

Dicono che la loro apparizione è il simbolo dell’impegno franco-tedesco. Che l’Europa deve tornare ad essere “portatrice di speranza”, che la collaborazione è totale. La speranza però non l’ha persa neppure Renzi. In un tweet a fine giornata dice che l’Europa è a rischio. Ma in conferenza stampa avverte pure che il tempo non è ancora scaduto, ci sono ancora sei mesi. E non vanno sciupati.

“Si è convenuto che l’orizzonte che ci porta da qui fino all’appuntamento di Roma, a marzo 2017, è ufficialmente il momento chiave”, ma deve essere “un percorso che dovrà caratterizzarsi su alcune scelte chiare, altrimenti non saremo in grado di dare risposte all’altezza del messaggio e della sfida arrivati con la Brexit”.

(dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)

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