Ue cerca via postBrexit, indispensabile contro i populisti

Pubblicato il 16 settembre 2016 da ansa

(L-R) Danish Prime Minister Lars Lokke, German Chancellor Angela Merkel, Belgian Prime Minister Charles Michel during the Bratislava EU summit, an informal meeting of the 27 heads of state or government, in Bratislava, Slovakia, 16 September 2016.  EPA/OLIVIER HOSLET

(L-R) Danish Prime Minister Lars Lokke, German Chancellor Angela Merkel, Belgian Prime Minister Charles Michel during the Bratislava EU summit, an informal meeting of the 27 heads of state or government, in Bratislava, Slovakia, 16 September 2016. EPA/OLIVIER HOSLET

BRATISLAVA. – “Anche se un paese ha deciso di lasciarla, la Ue resta indispensabile per il resto di noi”. Il primo vertice di un’Europa che cerca la strada dopo lo shock della Brexit si chiude con una ‘Dichiarazione di Bratislava’ che dovrebbe marcare una ritrovata unità, ma che arriva tanto imprevista quanto inusuale alla fine del summit. C’è scritto che “siamo determinati a far sì che la Ue a 27 sia un successo, costruendo sulla storia comune” ed anche a “combattere con coraggio le soluzioni semplicistiche proposte dalle forze estremiste e populiste”.

Da Bratislava arriva anche, questa sì promessa, la roadmap schematica che fissa già l’agenda dei lavori per migrazione, sicurezza, sviluppo sociale ed economico e garanzie da dare ai giovani per i prossimi summit formali di ottobre e dicembre, per il nuovo incontro a 27 di febbraio a La Valletta fino alle celebrazioni di marzo a Roma per il 60/o anniversario dei Trattati, dove l’obiettivo è avere i risultati.

Ma è proprio quella di Matteo Renzi la voce fuori dal coro di consenso attorno alla conferenza stampa congiunta di Angela Merkel e Francois Hollande, che marca la rinascita dell’asse Berlino-Parigi e per la quale ritarda di quasi un’ora la conferenza stampa finale di Tusk, Juncker e Fico.

L’idea di base a Bratislava, espressa nella ‘Dichiarazione’, è quella di “migliorare la comunicazione, tra stati membri e con le istituzioni, ma ancora più importante con i cittadini”. “Dobbiamo iniettare più chiarezza nelle nostre decisioni, usare un linguaggio onesto e chiaro” e “concentrarci sulle aspettative dei cittadini” per combattere il populismo dilagante sottolineato dalla Brexit.

Quello che emerge, almeno a parole, è anche un’apparente pace tra istituzioni. Con Donald Tusk che si congratula pubblicamente con Jean Claude Juncker per il suo Discorso sullo stato dell’Unione di mercoledì a Strasburgo. E larghe parti di quelle proposte vengono riprese. Per il controllo delle frontiere esterne arriva l’esborso immediato di 108 milioni per la Bulgaria (e altri 72 “nelle prossime settimane”), con la promessa dell’arrivo di 200 guardie per il controllo del confine con la Turchia.

C’è anche l’impegno a valutare “entro dicembre” i ‘migration compact’ con i primi 5 paesi africani. Per la sicurezza anti-terrorismo, l’impegno alla “cooperazione intensificata” tra i servizi per lo scambio di informazioni e a far partire l’Etias per i controlli in anticipo in stile Usa su chi vuole arrivare in Europa anche se non deve chiedere visto.

Ma è sulla difesa comune, che con l’uscita della Gran Bretagna lascerebbe il carico sulla sola Francia (unica detentrice del deterrente nucleare tra i 27), che si intravedono i passi più concreti. Anche dal gruppo di Visegrad – che pure porta una sua diversa roadmap al vertice – arriva il via libera a far avanzare la ‘Strategia Globale’ sulla quale Federica Mogherini è già al lavoro.

Sul tavolo del summit di dicembre dovrebbe arrivare il piano di messa in atto, almeno per un quartiere generale unico a Bruxelles e la possibilità di rendere davvero operativi i ‘battle group’ a cui Londra aveva sempre detto no. E sul piano economico, nella roadmap si ipotizzano decisioni “a favore degli Stati membri che lottano contro la disoccupazione giovanile” e passi avanti per sviluppare “il mercato unico digitale, le infrastrutture e l’energia”, che secondo Merkel e Hollande sono le linee di sviluppo per ritrovare la crescita e creare occupazione.

Ma Angela e Francois sottolineano più volte che sono loro a guidare. “Abbiamo fissato le priorità e fatto l’agenda sulla base delle proposte di Francia, Germania e altri paesi”.

(dell’inviato Marco Galdi/ANSA)

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