Assisi: le aziende sfidano un tabù, guadagnare meno? Si può

Pubblicato il 19 settembre 2016 da ansa

Olanda, dove l’equilibrio lavoro-vita privata è un dogma, tanto che l’86% dei dipendenti lavora in media 34 ore la settimana e il part-time è la normalità. Anche per gli uomini.

Olanda, dove l’equilibrio lavoro-vita privata è un dogma, tanto che l’86% dei dipendenti lavora in media 34 ore la settimana e il part-time è la normalità. Anche per gli uomini.

ASSISI (PERUGIA). – Ci sono i conflitti, la violenza diffusa e le grandi emergenze umanitarie. Ma la pace passa anche per un nuovo modello di economia basato sul rispetto dei popoli e dell’ambiente. Ed è per questo che ad Assisi tra leader religiosi, filosofi, esperti di geopolitica internazionale, sono arrivati anche i rappresentanti delle grandi imprese italiane, come Eni, Enel, Trenitalia, Finmeccanica. Si è parlato di sviluppo sostenibile che è poi una delle strade dalle quali passa la pace. A lanciare il sasso è un francescano, il Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti: “Basta servire il demone del capitalismo. Ora o mai più un cambio di prospettiva nel fare impresa e nel fare politica”.

E il mondo dell’economia in qualche senso raccoglie la sfida. “E’ fallita l’idea di creare solo profitto senza valore. Questo crea muri e barriere”, dice l’ad di Eni Claudio Descalzi. “I nodi sono venuti al pettine – prosegue – e il divario tra il Nord e il Sud del mondo è anche alla base di quella guerra mondiale a pezzi di cui parla il Santo Padre. Dobbiamo decelerare, nello sforzo di distribuire. Forse è un concetto di decrescita che però fa crescere gli altri, e quindi anche noi. Questo vuol dire guadagnare di meno? Nel breve termine è così ma porterà però risultati per tutti in prospettiva”.

“E’ tempo di trasferire le tecnologie”, dice dal canto suo l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica Mauro Moretti. “Non credo alla decrescita – dice nel panel con Descalzi – ma ad una crescita che si sviluppi anche là dove non c’è”. Ascoltare i territori, mettersi dalla parte della gente perché “per creare valore, questo deve essere condiviso”. Lo dice il direttore di Enel Carlo Tamburi. “Quasi il 60% della nostra produzione è all’estero, e più della metà di questa nei Paesi in via di sviluppo. Non possiamo non investire in istruzione e sviluppo sociale nei Paesi dove siamo presenti”.

“Dobbiamo ripartire dal rendimento giusto, una cosa che fino a qualche anno fa non interessava nessuno ma ora la mentalità è cambiata perché la responsabilità sociale è entrata a pieno titolo nelle procedure organizzative”, rileva il presidente di Trenitalia Tiziano Onesti.

La politica è sulla stessa linea d’onda. “Io difendo l’economia di mercato – rileva il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti -, non conosco un sistema che funzioni meglio. Ma è ora di porre un freno alle stock option basate sull’ultimo rigo di un bilancio, l’utile di esercizio, quello che non crea valore”. Poi parla dell’importanza della sostenibilità ambientale: “Prima gli imprenditori vedevano il mio ministero come un vincolo. Oggi corrono da noi invece, perché il nostro ‘bollino’ li rende più competitivi sui mercati internazionali”.

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