Lo schiaffo di Bush padre: “Voto Hillary Clinton”

Former President George W. Bush (R) along with his father Former George H.W. Bush (L) at the ceremonial dedication of the George W. Bush Presidential Library on the campus of Southern Methodist University in Dallas, Texas, 25 April 2013. EPA/LARRY W. SMITH
Former President George W. Bush (R) along with his father Former George H.W. Bush (L) at the ceremonial dedication of the George W. Bush Presidential Library on the campus of Southern Methodist University in Dallas, Texas, 25 April 2013.  EPA/LARRY W. SMITH
Former President George W. Bush (R) along with his father Former George H.W. Bush (L) at the ceremonial dedication of the George W. Bush Presidential Library on the campus of Southern Methodist University in Dallas, Texas, 25 April 2013. EPA/LARRY W. SMITH

WASHINGTON. – La notizia viene dal ‘passato’, ma è emblematica di un presente della politica americana che a meno di 50 giorni dal voto si conferma spiazzata e sconvolta dalla cavalcata del re del mattone Donald Trump. E allora via rigidi schieramenti e anacronistici paletti: l’ex presidente repubblicano George H. W. Bush (padre) vota per Hillary Clinton. Almeno secondo quanto riferito da Kathleen Hartington Kennedy Townsend, ex vice governatore del Maryland e figlia di Robert F. Kennedy, democratica e amica di famiglia dei Bush, che parla di un incontro in cui l’ex presidente le ha confidato la sua scelta.

Lo ha riferito per primo Politico, cui non è sfuggita una foto pubblicata da Kathleen Kennedy Townsend sul suo profilo Facebook che la ritrae con il 92enne ‘patriarca’ del clan texano: “Il presidente mi ha detto che voterà per Hillary!!” recita la didascalia. Poi, raggiunta telefonicamente Townsend ha confermato di aver incontrato l’ex presidente nel Maine ieri “e questo è quello che mi ha detto”.

Quindi la verifica con un portavoce di George H. W. Bush, Jim McGrath, che non conferma ma non smentisce: “Il voto che il presidente esprimerà tra circa 50 giorni è privato e tale rimarrà”. Un fatto sorprendente se si considera che Bush senior potrebbe così votare per la moglie del suo ex rivale, Bill Clinton, che lo sconfisse nel 1992 sbarrandogli la strada verso un secondo mandato alla Casa Bianca. Eppure nella politica americana corrente non è uno shock e nemmeno un fulmine a ciel sereno.

Il clan Bush al completo da tempo aveva fatto un passo indietro rispetto alle scelte del partito repubblicano e pur nel codice di ‘nessuna conferma, nessuna smentita’ aveva di fatto espresso con chiarezza la sua posizione quando nessuno si era presentato alla convention del Grand Old party a Cleveland a luglio per l’incoronazione di Donald Trump candidato repubblicano.

Insieme con Mitt Romney, i Bush si erano così fatti testimonial dello scontento di un establishment e di una vecchia guardia repubblicana che di Trump non si fida ma, la cui voce voce però è comunque caduta nel vuoto, coperta dall’assordante rumore dell’antipolitica cui Trump fa da calamita.

E che anche oggi lo vede saldo in sella, con i numeri per giocarsela fino in fondo: gli ultimi sondaggi segnalano infatti che in Florida, Stato in bilico e cruciale per la conquista della presidenza, Hillary Clinton rimane sì in testa con il 46% delle preferenze rispetto al 41% registrato da Trump ma riduce di ben quattro punti percentuali il suo vantaggio rispetto al rivale.

E con i rilevamenti sul piano nazionale che continuano ad indicare una lotta serrata, il livello di affluenza alle urne è destinato a risultare determinante. Un voto che si fa così ‘emotivo’ anche più del solito. Hillary Clinton prosegue probabilmente per questo lungo la strada di quella ‘pacatezza’ che se da una parte lascia spazio al tycoon dall’altra la tiene al riparo dalle provocazioni, oggi l’ultima con uno sfottò via twitter: la candidata democratica non ha eventi pubblici in programma e la sua ‘assenza’ è occasione ghiotta per tornare a pungolare sullo stato di salute dell’ex segretario di Stato: “Hillary Clinton si prende un altro giorno di assenza, ha bisogno di riposo. Dormi bene Hillary, ci vediamo al dibattito!”.

Nemmeno una riga invece su quanto rivelato dal Washington Post, secondo cui il magnate ha usato quasi 260mila dollari destinati a organizzazioni di beneficenza per coprire invece risarcimenti e spese che altrimenti sarebbero andate a carico delle sue attività, violando cosi una legge che proibisce ai responsabili di aziende di usare quel tipo di fondi per spese considerate personali.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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