Italicum: antidemocratico? No, da cambiare

Pubblicato il 20 settembre 2016 da ansa

Italicum: antidemocratico? No, da cambiare

Italicum: antidemocratico? No, da cambiare

ROMA. – “Definire l’Italicum antidemocratico, come fa M5S, è esagerato, ma non è certo il miglior sistema rappresentativo. La presunzione dell’Italicum è voler assicurare un governo il giorno dopo l’elezione, canalizzando tutta la costruzione del risultato sulla governabilità, perseguita ottenendo, o col 40% dei voti al primo turno o con la vittoria al ballottaggio, la maggioranza assoluta di 340 seggi nell’unica Camera che dà la fiducia; ma un sistema elettorale non è solo un’operazione matematica, è il riflesso di un sistema politico”.

E’ l’opinione di Stelio Mangiameli, docente di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, che interviene sulla legge elettorale all’indomani della decisione della Consulta di rinviarne la trattazione a data da stabilire. “Nell’Italicum – osserva – la governabilità va a discapito della legittimazione. Infatti, il potere non può essere solo legalmente acquisito: la sua legittimazione si fonda sulla collettività su cui esso si esercita. Questo tema, che ruota attorno al rapporto tra sistema elettorale e principio di democrazia, l’Italicum lo trascura profondamente”.

La questione investe il meccanismo del ballottaggio, che tra l’altro “facilmente diventa espressione di un voto ‘contro’, più che di un voto ‘per'”. “La misurazione del peso delle forze politiche e la loro legittimazione – afferma il giurista – si ha quando tutte le forze possono concorrere, e non solo due come nel ballottaggio. Altrimenti detto, in un sistema tripolare o quadripolare, la legittimazione a gestire il potere si affievolisce per effetto della frammentazione e non si può ricomporre artificialmente con un escamotage, quale è di fatto il ballottaggio”.

Con l’Italicum c’è il rischio che “chiunque vinca al ballottaggio, sia nei fatti una vera e propria minoranza nella società che avrà sempre contro la maggioranza” rappresentata dalla somma delle altre forze. “Questa è una debolezza strutturale”.

L’alternativa? “Il sistema elettorale più naturale sarebbe il proporzionale, ma il pluralismo politico pone a rischio la governabilità. Per questo si ammettono correttivi o meccanismi maggioritari; accettabili, però, entro certi limiti. La maggioranza delle Camere deve avvicinarsi alla maggioranza dei cittadini. Se nessuna forza oltrepassa una determinata soglia, allora è giusto che si formi un governo di coalizione e che le forze politiche agiscano d’intesa in modo responsabile”.

“Del resto in Inghilterra, dove vige un sistema maggioritario e uninominale, nella precedente legislatura Cameron ha governato con i liberali, dopo che i laburisti gli dissero di no, perché il parlamento era bloccato. E in Germania, a sistema misto con clausola di sbarramento del 5%, la Cdu nelle ultime elezioni non ottenne la maggioranza per 3 seggi e ha formato un governo di coalizione con i socialdemocratici”.

In Francia, però, il ballottaggio c’è. “Attenzione, in Francia si fa il secondo turno di collegio, non in modo generalizzato. Tutti i collegi sono uninominali, con doppio turno: chi ottiene il 50%+1 è eletto a primo turno, altrimenti c’è il ballottaggio aperto a tutti i candidati che hanno ottenuto il 12,5%. Questo consente di fare accordi tra primo e secondo turno e di eleggere nel collegio i singoli deputati legati al territorio. Nell’Italicum, invece, il premio è nazionale e riguarda la rappresentanza nel suo insieme. Vogliamo per forza inserire il premio? Bene, ma sotto il 40% di voti, tra primo e secondo turno si devono consentire le coalizioni, ora invece espressamente vietate. Così si superano anche i limiti insorti sia col Mattarellum che col Porcellum”.

“C’è poi un altro elemento di fragilità – rileva il giurista – per il meccanismo dei capilista bloccati. Infatti, 100 dei 340 deputati di maggioranza saranno eletti senza preferenza, ma il governo potrebbe subire pressioni e condizionamenti posti dai 240 forti delle preferenze. Senza modifiche credo che i problemi dell’Italicum si manifesteranno presto”.

(di Eva Bosco/ANSA)

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