Ocse taglia le stime sull’Italia, su Pil meno slancio previsto

Pubblicato il 21 settembre 2016 da ansa

La nuova fabbrica fotovoltaica inaugurata a Cairo Montenotte dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando,  ANSA/LUCA ZENNARO

La nuova fabbrica fotovoltaica inaugurata a Cairo Montenotte dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando,
ANSA/LUCA ZENNARO

PARIGI. – Un’altra doccia fredda per l’economia italiana. Anche l’Ocse si unisce alle istituzioni che hanno tagliato le stime di crescita per l’Italia, mostrandosi favorevole alla battaglia di Matteo Renzi per ottenere maggiore flessibilità in Europa. Secondo l’Economic Outlook di settembre il Pil italiano sarà meno incoraggiante di quanto previsto inizialmente.

Nel 2016 e nel 2017 crescerà appena dello 0,8%, rispettivamente 0,2 e 0,6 punti percentuali in meno rispetto alle stime di giugno. In conferenza stampa a Parigi, la capo economista dell’Ocse, Catherine Mann, ha fotografato così la situazione del nostro Paese: “Nel 2016 gli investimenti e gli scambi non si sono rivelati così fruttuosi come avevamo previsto”.

Quanto al 2017 “ci sono debolezze nell’economia mondiale e nella zona euro che peseranno maggiormente sull’Italia che su altri Paesi”. E ancora: “Nel caso dell’Italia bisogna riconoscere che c’è una vasta gamma di sfide da raccogliere. C’è un governo piuttosto recente che ha compiuto notevoli progressi, in particolare, sulla riforma del lavoro, e questo ha avuto effetti sulla ripresa dell’occupazione generando uno slancio positivo. L’idea – ha continuato – era che questo slancio sarebbe proseguito per tutto il 2016 ma le nostre speranze sono andate in qualche modo deluse”.

Una situazione che per l’americana succeduta a Pier Carlo Padoan ai vertici dell’Ocse è essenzialmente dovuta a “problemi di fiducia”, a cominciare dalle “incertezze” sull’esito del referendum d’autunno. “In questo caso – ha precisato – l’incertezza politica si è infiltrata nell’incertezza economica trascinando verso il basso i traguardi conseguiti in termini di azione pubblica”.

“Come per ogni referendum, lo seguiamo da molto vicino, ma oggi non siamo in grado di pronunciarci sugli effetti. Restiamo molto attenti e quando arriveremo all’outlook di novembre saremo più precisi”, ha tagliato corto l’esperta economista prima di spezzare una lancia a favore delle posizioni di Roma sul patto di stabilità.

“L’applicazione delle regole del Patto Ue – sostiene Catherine Mann – dovrebbe essere modificata per consentire politiche di bilancio più mirate al sostegno della crescita”. Un concetto espresso nero su bianco nello stesso Economic Outlook, secondo cui in Europa si “potrebbe fare di più”, ad esempio, escludendo “le spese nette di investimento dalle regole fiscali e, più in generale, sviluppando un approccio coerente per usare discrezionalità nell’applicazione delle regole”.

Più in generale, l’Ocse ha rivisto al ribasso l’intera economia mondiale (con un Pil globale stimato al 2,9% nel 2016 e al 3,2% nel 2017, 0,1 punti in meno rispetto all’outlook di giugno) e dell’eurozona (1,5% nel 2016 e 1,4% nel 2017, rispettivamente -0,1 e -0,3 punti).

Cifre che suonano come un campanello d’allarme per l’intero pianeta, “preso in trappola da una crescita debole”, avverte l’organismo, attribuendo questo stato di cose alla “debole progressione degli scambi e alle distorsioni del sistema finanziario”. Di qui l’invito agli Stati a fornire maggiore sostegno alle politiche commerciali e a diminuire l'”eccessivo ricorso” alle politiche monetarie delle banche centrali.

A tre mesi dal referendum sulla Brexit particolare attenzione è stata rivolta alla Gran Bretagna. “Dopo la decisione dei britannici di lasciare l’Unione europea nel referendum del 23 giugno – afferma l’Ocse – la crescita britannica è rallentata. Le incertezze restano molto forti”. Per l’Ocse la crescita del Regno Unitodovrebbe crollare dall’1,8% del 2016 all’1% del 2017, “un tasso di molto inferiore a quello degli ultimi anni”.

(di Paolo Levi/ANSA)

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