Bahamas Leaks, nuovo scandalo travolge Gb e Ue

Bahamas Leaks, nuovo scandalo travolge Gb e Ue
Bahamas Leaks, nuovo scandalo travolge Gb e Ue
Bahamas Leaks, nuovo scandalo travolge Gb e Ue

LONDRA. – Rigorosi sul palcoscenico della politica, disinvolti negli affari privati. L’ombra di un nuovo scandalo offshore, con documenti saltati fuori da un ennesimo paradiso fiscale – stavolta le Bahamas, sotto il sole dei Caraibi – torna ad allungarsi su decine di governanti ed ex governanti di mezzo mondo. E al centro di imbarazzi, destinati probabilmente a finire presto sotto la sabbia, si ritrovano in primis la Gran Bretagna e l’Ue dove due donne che contano sono ora nella bufera: da un lato della Manica Amber Rudd, rampante ministra dell’Interno nel gabinetto conservatore di Theresa May; di là, a Bruxelles, Neelie Kroes, ex influente commissaria alla Concorrenza e vecchia conoscenza in questo tipo di faccende.

La lista dei nomi citati è in realtà molto più lunga e già induce Oxfam a tornare a chiedere la luna, cioè l’abolizione sic et simpliciter delle sinecure fiscali. Nel calderone si va dall’ex premier del Qatar al-Thani, al vice presidente angolano Manuel Domingos Vicente, fino al canadese William Francis Morneau, ministro delle Finanze in carica sotto l’amministrazione del mediatico presidente Justin Trudeau.

Ma è Londra che la vicenda fa più rumore. Tutto nasce dalle rivelazioni pubblicate dapprima dal tedesco Süddeutsche Zeitung e poi dal Guardian, spulciando fra le carte del dossier fatto filtrare ancora una volta attraverso l’International Consortium of Investigative Journalists: lo stesso che nei mesi scorsi ha diffuso i cosiddetti ‘Panama Papers’, mettendo fra l’altro in piazza i conti di famiglia ereditati, al riparo dal fastidio delle tasse, dall’allora premier David Cameron.

In questo caso il faldone virtuale, salvato su un database di 38 gigabyte, contiene i nomi di 175.000 manager di società internazionali registrate al ‘sicuro’ alle Bahamas. E due di queste (fra cui la Monticello, già coinvolta in un’indagine penale) hanno attirato l’attenzione del Guardian per essere state guidate a suo tempo da Amber Rudd.

Nulla d’illegale, fino a prova contraria. Ma non proprio una rivelazione opportuna per il ministro chiamato a custodire le frontiere del regno. Personaggio in piena ascesa, e punto di riferimento dell’ala più europeista in casa Tory, Rudd si è trincerata dietro il silenzio, limitandosi a far sapere che le sua attività precedenti di manager e donna d’affari erano note. Ma ha evitato di precisare se le due società caraibiche abbiano mai versato qualcosa al fisco britannico sotto la sua gestione, nè ha risposto agli interrogativi del Guardian su altri incarichi da lei ricoperti nel settore dell’estrazione e commercializzazione dei diamanti in seno a una società anglo-canadese e a una joint-venture in Russia, i cui proventi venivano negoziati guarda caso alla borsa di Vancouver: una delle piazze più allergiche ai controlli del pianeta.

Se Rudd non rischia comunque la poltrona, Neelie Kroes rischia al massimo la pensione Ue, spiccioli per lei. Già consulente finanziaria d’alto bordo, imposta anni fa dall’Olanda e da altri Paesi del nord Europa quale titolare del portafogli chiave della Concorrenza nella Commissione europea, è fuori dai giochi da un po’. Ma a Bruxelles non si può far finta di nulla.

Jean-Claude Juncker si è affrettato a far dichiarare che la Commissione non sapeva che la Kroes figurasse come direttore d’una società offshore mentre svolgeva mansioni di commissario: in teoria una violazione grave del codice di condotta. Del resto, “ci sono cose che nemmeno le regole più strette possono prevenire”, ha allargato le braccia un portavoce.

A Gianni Pittella, capogruppo di S&D a Strasburgo, la promessa di accertamenti sul comportamento “vergognoso” attribuito all’ex commissaria olandese tuttavia non basta. Il precedente di Barroso, passato dall’oggi al domani dai vertici europei a un incarico dorato a Goldman Sachs, è troppo fresco. E a Juncker la richiesta è di “cambiare le regole di condotta”: per evitare il ripetersi della litania dei “conflitti d’interessi”.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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