Italia fuori dalla recessione nel 2014, ma più lenta nel 2015

Italia fuori dalla recessione nel 2014
Italia fuori dalla recessione nel 2014
Italia fuori dalla recessione nel 2014

ROMA. – Un anno in più di crescita, uno in meno di recessione. Il 2014 è stato il punto di svolta per l’economia italiana, ma l’annuncio arriva solo oggi, a quasi due anni di distanza. Il Pil è cresciuto dello 0,1%, percentuale minima, ma comunque positiva rispetto al -0,3% calcolato a marzo scorso. Come previsto all’inizio di autunno, l’Istat ha rifatto i calcoli sui conti nazionali dell’ultimo triennio, rimettendo in ordine le rilevazioni e rivedendo al ribasso la stima sull’andamento del Pil del 2015 e al rialzo, di molto, quella del 2014.

Fino a ieri, la seconda ondata di crisi sembrava aver mandato a fondo l’economia italiana per tre anni consecutivi dal 2012 al 2014. Ma rifatti i conti, così non è stato. Anzi, da tre anni a questa parte l’economia sta crescendo ininterrottamente.

“La ripresa è un fatto rilevante e oggettivo”, ha commentato il premier Matteo Renzi. “Venti mesi fa – ha aggiunto – le cose stavano peggio in Italia: il segno del pil e degli occupati non era più, ma era meno, oggi in Italia il meno è diventato più anche se non siamo soddisfatti”.

Il governo, ha poi spiegato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, farà una manovra che spingerà la crescita: ”le risorse sono poche perché il governo continua a consolidare la finanza pubblica, riducendo il deficit e abbassando il debito, ma quelle poche risorse saranno soprattutto concentrate per sostenere gli investimenti pubblici e privati e quindi la crescita e le prospettive di occupazione”, ha detto al Tg1.

L’Italia, secondo i nuovi dati Istat, è uscita dalla recessione con un anno di anticipo, proprio nel 2014, proprio, sottolinea il governo, quando sono entrati in carica Matteo Renzi e i suoi ministri e proprio quando è stato approvato il primo provvedimento di impatto nella strategia dell’esecutivo: il decreto Irpef sugli 80 euro.

“Il primo anno di ripresa coincide con l’insediamento di questo governo”, hanno spiegato al Mef e, in vista della messa a punto della Nota di aggiornamento del Def e della manovra, il governo si sente ora incoraggiato “a proseguire nella direzione intrapresa”.

Stando alle tabelle dell’Istat sul 2014, più che la spesa delle famiglie, ad influire sul Pil sono state soprattutto le scorte e ad andare meglio del previsto, o forse meno peggio, sono stati gli investimenti (rivisti da -3,4% a -3,0%) e la spesa delle amministrazioni pubbliche.

I consumi delle famiglie sono invece aumentati più del previsto nel 2015, passando dalla stima preliminare di +0,9% all’aggiornata +1,5%. Lo scorso anno i consumi finali nazionali, quelli che comprendono anche la spesa della p.a., sono andati complessivamente meglio e così è stato anche per gli investimenti fissi lordi.

Tuttavia, il dato, arrotondato al rialzo all’inizio dell’anno, è stato stavolta ritoccato al ribasso, da +0,8% a +0,7%. In termini assoluti, il Pil è però arrivato in ogni caso a un livello più alto, ad oltre 1.642 miliardi di euro rispetto ai 1.636 stimati in primavera, proprio perché la base di partenza del 2014 risulta ora più elevata. Le revisioni del Pil hanno lasciato invariato il deficit al 2,6% nel 2015, ma hanno portato ad un aggiustamento al ribasso del debito.

Nel 2014 il rapporto col Pil è cresciuto dunque meno del previsto e si è attestato al 131,8% contro il 132,5% stimato. Lo stesso per il 2015: dal 132,7% stimato si è scesi al 132,2%. La palla passa ora ai tecnici del Tesoro, alle prese con la Nota di aggiornamento del Def. Difficile indovinare dove possa fermarsi l’asticella ma, dopo Confindustria e Ocse, oggi anche Prometeia ha tagliato le previsioni per il 2016 ad una crescita dello 0,7%.

Numeri giudicati dall’esecutivo “non soddisfacenti” ma che comunque si mantengono in positivo. “La strada è ancora davvero molto lunga eppure ce la possiamo fare”, ha commentato il premier Matteo Renzi. “Venti mesi fa le cose stavano peggio: il segno del Pil e degli occupati non era più, ma era meno, oggi – ha insistito – il meno è diventato più anche se non siamo soddisfatti. La ripresa è un fatto rilevante e oggettivo”.

Il 3 ottobre l’Istat renderà noti i dati del terzo trimestre ma intanto dalla Francia arriva la lettura finale del secondo trimestre, chiusosi a -0,1%. Segnale negativo a cui si somma anche quello dell’indice Pmi composito dell’Eurozona: a settembre l’indicatore che monitora l’andamento dell’attività manifatturiera e dei servizi è sceso ai minimi da 20 mesi.

(di Mila Onder/ANSA)