La ripresa parte dai bar e ristoranti, 30 in più al giorno

Ripresa parte da bar,ristoranti,30 in più al giorno
Ripresa parte da bar,ristoranti,30 in più al giorno
Ripresa parte da bar,ristoranti,30 in più al giorno

ROMA. – La ripresa parte da Bar e ristoranti: dal 2012 sono quasi 29.000 le nuove attività di ristorazione, al ritmo di circa trenta nuove imprese ogni giorno, che hanno aperto prendendo il posto dei negozi che chiudono. Un fenomeno che nel Mezzogiorno fa registrare un boom e che in Italia potrebbe portare alla creazione di 100.000 posti di lavoro nei prossimi due anni.

E’ quanto emerge da un rapporto dell’Osservatorio Confesercenti in cui si calcola che dal 2012 si è avuta una crescita dell’8,3%. Un trend in controtendenza rispetto a quello delle imprese del commercio in sede fissa, diminuite nello stesso periodo del 3,5%.

Complessivamente, ad agosto 2016, le attività di ristorazione e bar sono oltre 372mila e offrono lavoro a 1,3 milioni di persone, un decimo dell’occupazione privata in Italia. Ma la situazione del settore è ancora difficile, rileva Confesercenti: un’impresa su due cessa entro i primi tre anni di vita. E se a pesare sono in primo luogo le tasse, che “tra Imu e Tari sono particolarmente esose”, si spiega nel rapporto, è anche vero che serve più formazione in un “un settore estremamente competitivo, dove non ci si può improvvisare e chi non si forma non avrà chance di successo”.

Dietro l’aumento di queste attività c’è la crescita della spesa in ristorazione passata da 52,3 miliardi di euro del 2001 ai 76,4 miliardi del 2015 (+46%). Il maggior numero di esercizi è nel Mezzogiorno, dove si contano oltre 11mila nuovi bar e ristoranti rispetto al 2012, con una crescita del 10,8%, decisamente superiore alla media italiana (+8,3%).

Particolarmente notevole, nel Sud, è l’incremento di bar e altri pubblici esercizi: nel periodo sono aumentati di 4.392 unità, con una velocità (+9,4%) più che doppia rispetto a quella del totale del Paese (+4,5%). A livello regionale, il boom di bar e ristoranti è guidato dalla Sicilia (+13,8%), seguita da Campania (+12%), Lazio (+10,6%), Puglia (+9,6%) e Toscana (+9,4%).

Così, se nel 1991 ristoranti e bar costituivano il 19% delle attività commerciali, nel 2016 la quota ha raggiunto il 37%: 20% ristoranti e 17% bar. A crescere sono stati soprattutto i ristoranti, quasi quadruplicati in 25 anni. Ad accelerare la progressiva ‘sostituzione’ delle imprese del commercio al dettaglio con i pubblici esercizi ci ha pensato anche la crisi dei consumi.

Dal 2012 ad oggi, infatti, il saldo di aperture e chiusure di impresa nel commercio al dettaglio in sede fissa è negativo per oltre 96mila unità. Il settore più penalizzato è quello della moda con un calo di 9.518 negozi (-7%).

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