Referendum costituzionale: si vota il 4 dicembre

Pubblicato il 26 settembre 2016 da ansa

Si svolgerà il 4 dicembre il referendum costituzionale: lo ha stabilito il Consiglio dei ministri avviando la procedura che prevede ora l'indizione da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Renzi avverte: "La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un'altra occasione"

Si svolgerà il 4 dicembre il referendum costituzionale: lo ha stabilito il Consiglio dei ministri avviando la procedura che prevede ora l’indizione da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Renzi avverte: “La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione”

ROMA. – Si svolgerà il 4 dicembre il referendum costituzionale: lo ha stabilito il Consiglio dei ministri avviando la procedura che prevede ora l’indizione da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Renzi avverte: “La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione”.

Ma le opposizioni in coro criticano una data giudicata troppo lontana, mentre la maggioranza invita a parlare di contenuti. Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio permanente, ha esortato i cittadini a informarsi e a votare in un appuntamento decisivo.

Già da fine luglio le indiscrezioni indicavano nel periodo tra il 27 novembre e il 4 dicembre la possibile data del referendum, per assicurare la prima lettura alla Camera della Legge di Bilancio, come sembrerebbe che anche il capo dello Stato Mattarella e la Commissione Europea avrebbero suggerito, così da mettere comunque in sicurezza la Manovra.

Al termine del Consiglio dei Ministri, interpellato sui motivi della scelta caduta sul 4 dicembre, il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti ha detto che “non ci sono ragioni particolari” e che sono stati solo rispettati i tempi della legge.

Di parere opposto le opposizioni, da Paolo Ferrero (Prc) a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, passando per Forza Italia e Sinistra Italiana. Per i capigruppo di Si, Loredana De Petris e Arturo Scotto “Renzi vuol vincere col trucco”: una campagna così lunga, dicono, gli consentirà di avvalersi di una Rai “mai così di parte”.

Ma ciò non consentirà a Renzi, a giudizio di Renato Brunetta, di vincere perché alcuni sondaggi danno in vantaggio il “no”, come ha rilevato anche il Financial Times. “Ora conosciamo la data di scadenza di questo governo” ha ironizzato Giorgia Meloni, mentre Massimo D’Alema ha detto che la vittoria del “no” darà “una ‘sveglia’ a un premier troppo arrogante”.

Insomma, anche se Renzi ha smesso di “personalizzare” lo fanno i suoi avversari facendo capire il tono della campagna. La maggioranza, da Ettore Rosato (Pd) a Enrico Zanelli (Sc), da Dore Misuraca (Ncd) a Pino Pisicchio (presidente del gruppo Misto), salutano positivamente la data scelta che consentirà ai cittadini di informarsi e invitano le opposizioni a confrontarsi sui contenuti della riforma approvata dal Parlamento.

L’episcopato, come di consueto, non dà indicazioni di voto ma invita a recarsi alle urne per un “appuntamento importante”. “Il nostro invito – ha detto il cardinal Bagnasco – è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”. Quindi la Cei esorta a considerare non solo i contenuti della riforma ma anche le diverse possibili conseguenze politiche (“tutti gli elementi”). Insomma un invito a un giudizio ponderato e non emotivo.

Il premier, pronto ad un tour che partirà idealmente da Firenze – in occasione degli otto anni della sua candidatura alle primarie per diventare sindaco – è consapevole che il test è decisivo. “La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione”, ha scritto ai militanti del Pd, chiedendo loro un impegno attivo. Ma, come suo costume, mostra anche ottimismo: “Sono certo che non sprecheremo questa occasione”.

“Nel merito la questione è semplice – prosegue – Vogliamo superare il bicameralismo paritario sì o no? Vogliamo ridurre il numero dei parlamentari si o no? Vogliamo contenere i costi delle istituzioni si o no? Vogliamo cancellare il CNEL si o no? Vogliamo cambiare i rapporti Stato Regioni che tanti conflitti di competenza hanno causato in questi 15 anni si o no? Questo è il quesito referendario. Così stabilito dalla Legge, non dal marketing”.

Un ragionamento che riduce ad un un concetto ancora più netto: “Vogliamo avere un Paese più stabile e più semplice o vogliamo tornare alle bicamerali D’Alema-Berlusconi, o consegnarci a una strana forma di democrazia diretta in cui una srl di Milano controlla la democrazia interna di uno dei più grandi partiti del Paese e si lega ai propri amministratori da contratti privati con tanto di penali da pagare? La partita è tutta qui”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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