Gelo Ue-Svizzera, sale la minaccia di un blocco alla libera circolazione

Pubblicato il 26 settembre 2016 da ansa

A picture of the border between Italy and Swwitzerland at Ponte Chiasso. the Como district, Northern Italy, where this afternoon there has been an immigrants protest against the closure decided by Swiss authorities, September 7, 2016. ANSA / MATTEO BAZZI

A picture of the border between Italy and Swwitzerland at Ponte Chiasso. the Como district, Northern Italy, where this afternoon there has been an immigrants protest against the closure decided by Swiss authorities, September 7, 2016. ANSA / MATTEO BAZZI

BRUXELLES. – Il referendum nel Canton Ticino è un un nuovo colpo alla pietra angolare dell’Unione europea, la libertà di circolazione dei lavoratori già intaccata dalla Brexit. Ed è nuova ondata di gelo tra Bruxelles e la Svizzera. Col portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, che osserva come il risultato di ieri “non renderà in alcun modo più facili i negoziati” tra Berna e Bruxelles, aperti dopo il referendum nazionale del febbraio 2014 che ha imposto al governo federale elvetico di introdurre ‘tetti’ ai lavoratori stranieri. E con l’Italia che balena un veto sulla già difficile intesa Ue-Svizzera.

Un nuovo incontro tra Jean Claude Juncker ed il presidente svizzero Johann Schneider-Amman è in programma per fine ottobre. L’obiettivo finale dei negoziati è “un accordo accettabile per entrambe le parti”, dice Schinas, ma “abbiamo ancora un lungo cammino da fare prima di arrivarci”.

Mentre tra i frontalieri c’è disagio, tra la consapevolezza di essere indispensabili per l’economia ticinese e quella di essere finiti al centro di un voto ‘politico’, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, annuncia che la prossima settimana incontrerà il presidente del Canton Ticino. Ed il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, chiede “rassicurazioni nei fatti e non solo a parole”.

In una telefonata tra il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ed il collega Didier Burkhalter, lo svizzero ha confermato che il voto di ieri non avrà conseguenze immediate sui lavoratori frontalieri italiani e che la normativa sui lavoratori stranieri è attualmente all’esame del Parlamento nazionale. Ma Gentiloni ha ribadito che ogni discriminazione nei confronti dei nostri frontalieri sarebbe un impedimento all’intesa tra la Ue e la Svizzera. E la Farnesina in una nota sottolinea che l’Italia è impegnata a favorire tale intesa che “deve essere basata sui comuni interessi economici e sul comune riconoscimento del principio della libera circolazione delle persone”.

E’ però questo il principio messo in discussione tanto dal referendum elvetico del 2014 quanto da quello ticinese di ieri e soprattutto dal Regno Unito. Dove i ‘brexiteers’ hanno vinto il referendum, proprio facendo leva sulla paura che l’arrivo di lavoratori dalla Ue potesse togliere posti ai britannici doc. La Svizzera non fa parte della Ue, ma all’Unione è legata nell’Efta (l’area di libero scambio, di cui fanno parte anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein), ha una moltitudine di accordi che assicurano la completezza del mercato unico e fa parte dell’area Schengen.

Già all’epoca del referendum del 2014 la Commissione ha sottolineato che non è possibile far parte del mercato unico e non accettare tutte le quattro libertà fondamentali, di cui quella di libera circolazione dei lavoratori è il pezzo più qualificante assieme a quelle delle merci, dei servizi e dei capitali. Il tema è diventato ancora più scottante dopo la ‘Brexit’.

Con Commissione, Parlamento e Consiglio (ovvero i governi) che finora sono d’accordo solo su un punto: non è possibile scegliere le libertà ‘alla carta’. Ovvero, per far parte del mercato unico si deve anche consentire la libera circolazione dei lavoratori, altrimenti se ne esce.

(di Marco Galdi/ANSA)

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