Blitz di Grillo, mette la sordina agli “ortodossi”. Raggi risolva

Pubblicato il 27 settembre 2016 da ansa

Beppe Grillo durante il suo intervento sul palco della festa del M5S a Palermo, in un frame tratto dal profilo Facebook del movimento, 24 settembre 2016. FACEBOOK M5S

Beppe Grillo durante il suo intervento sul palco della festa del M5S a Palermo, in un frame tratto dal profilo Facebook del movimento, 24 settembre 2016.
FACEBOOK M5S

ROMA. – Non è bastata la Festa di Palermo e suo il richiamo quasi incalzante all’unità: con un tweet insolito, morbido solo nella forma, Beppe Grillo si vede costretto a rimettere le mani nel ‘caos’ romano alla luce dell’addio di Salvatore Tutino alla candidatura all’assessorato al Bilancio. Un addio che piomba come un macigno e alimenta quell’ombra della paralisi che i vertici 5 Stelle vogliono assolutamente evitare. Un addio, inoltre, al quale fa seguito il tweet con cui Grillo impone il silenzio dei suoi parlamentari su Roma, a cominciare da quelli di chi, ancora durante la festa di Palermo, non aveva risparmiato veleni sulla gestione della Giunta.

E’ agli ortodossi, insomma, che l’ex comico si rivolge. A chi, come Roberto Fico e Carla Ruocco non aveva lesinato perplessità e quasi “sconcerto” per la probabile nomina di Tutino, l’uomo della ‘Casta’ tanto inviso ai duri e puri del Movimento, l’ennesima eccezione capitolina alla ‘Bibbia’ pentastellata. Basti pensare a come Roberta Lombardi, parlando con la stampa nella seconda giornata della kermesse palermitana, avesse rilevato come Raggi e il M5S corressero su due “strade parallele”. Parole passate non certo inosservate ai vertici del Movimento, al quale quell’intervista pare sia proprio non piaciuta.

Da qui, il tweet preventivo con cui Grillo prova ad evitare un nuovo vespaio: nessuna dichiarazione o intervista su Roma, “grazie di cuore a tutti”. E il richiamo del leader viene preso alla lettera. “Ognuno sa cosa deve fare dei propri pensieri”, sono le parole, calibrate e un po’ freddine, alle quali si limita la capogruppo alla Camera Laura Castelli.

“Io parlo solo del referendum”, taglia corto Alessandro Di Battista rispondendo a chi, in Transatlantico, gli chiede cosa ne pensi. Ma a microfoni spenti molti grillini fanno riferimento al richiamo del “buon padre di famiglia” (come qualche pentastellato lo definisce) che appare in tutto il suo significato: basta con il ‘fuoco amico’ su Raggi, lei non può diventare come Pizzarotti. Il dato resta quindi quello emerso anche a Palermo. La sindaca di Roma, oggi, è “intoccabile”: una sua espulsione avrebbe l’effetto di una slavina fatale per il Movimento, ancor più che l’espulsione di qualche big della Camera.

Ma, di contro, da parte di Grillo cresce anche il pressing perché la sindaca risolva, una volta per tutte, una ‘vacatio’ che rischia di paralizzare il Comune e di danneggiare l’intero Movimento. Perché a Roma, come in tutte le città governate, il Movimento deve fare il Movimento e passare ai fatti, era stato il messaggio dato alla sindaca durante il vertice di Palermo con Grillo e Davide Casaleggio. E, non a caso, dal Campidoglio ribadiscono che entro la settimana la squadra sarà completata.

E Tutino? Era solo uno dei nomi, si sottolinea nel Movimento, su di lui c’erano perplessità sia interne che esterne al 5S romano. Anche perché, si osserva, se Raggi lo avesse davvero voluto al Bilancio lo avrebbe già nominato. La sua rinuncia, insomma, non è stata certo accolta con sorpresa: è solo l’effetto del fatto che Roma sia ormai il terreno di coltura delle tensioni, altissime, nel Movimento nazionale.

(Di Michele Esposito/ANSA)

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