Renzi mobilita il Pd, ma la minoranza fa campagna per il NO

Referendum: Renzi punta sugli indecisi.
Referendum: Renzi punta sugli indecisi.
Referendum: Renzi punta sugli indecisi.

ROMA. – La campagna referendaria è “una rissa più dura di quella del confronto tra Hillary Clinton e Donald Trump”, dice Romano Prodi, da osservatore esterno deciso a “non pronunciarsi neanche sotto tortura” su come voterà. E i toni del confronto, nel primo giorno di campagna sul referendum costituzionale dopo l’indizione del voto per il 4 dicembre, sembrano dargli ragione.

I partiti del No insorgono per il rilancio di Matteo Renzi sul Ponte sullo Stretto. E il confronto si sposta su quel fronte, con picchi come quello di Beppe Grillo, che dà del “menomato morale” al premier. Ma i dirigenti Pd scrollano le spalle: ogni giorno il fronte del No cerca uno spunto polemico – affermano – ora è il momento di parlare agli elettori.

L’indicazione del Nazareno non lascia ombra di dubbio: tutti mobilitati, per i prossimi settanta giorni. Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, ma anche parlamentari e dirigenti Dem. Con iniziative a tappeto che culmineranno nel weekend della Leopolda, il 13 o 20 novembre. Agende pienissime, per andare a spiegare di persona a quanti più cittadini possibile le ragioni del Sì. Perché ci saranno le affissioni – il taglio dei parlamentari sarà uno degli temi più marcati – ma conta più il ‘porta a porta’.

Un pezzo di partito, però, non è sul fronte del Sì. Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani hanno tenuto uno spiraglio aperto: se arriveranno novità concrete sulle modifiche alla legge elettorale entro il prossimo mese, sono disponibili a cambiare idea. Ma i segnali dicono tutti che di Italicum si tornerà a parlare sul serio solo dopo il referendum e dunque al momento il loro voto, così come quello di parlamentari e dirigenti locali di Sinistra riformista, è No.

Non formeranno comitati, al contrario di Massimo D’Alema. E, con una iniziativa che si terrà il 7 o 8 ottobre, proveranno a rilanciare sui temi sociali ed economici (“Sono centrali”) con le loro proposte per la legge di stabilità. Ma c’è chi sta facendo campagna per il No. Come Miguel Gotor, che domenica scorsa ha partecipato a un dibattito al circolo Pd di via dei Giubbonari a Roma per difendere le tesi contro la riforma e lo farà ad altri eventi nei prossimi giorni.

Gianni Cuperlo, che ha inviato al premier un appello ancora senza risposta, tiene una posizione più interlocutoria. Ma nella sinistra Pd trapela “sconcerto e preoccupazione” per una mossa, come quella dell’impegno di Renzi per il Ponte sullo Stretto, che più di un esponente della minoranza Dem definisce “berlusconiana”.

I renziani spiegano che il Ponte sullo stretto parla anche all’elettorato del Sud ma si inserisce in una più complessiva scommessa sulle Infrastrutture per il Paese. La priorità, assicurano, resta completare prima la Salerno-Reggio Calabria, l’alta velocità fino a Puglia e Calabria e le ferrovie in Sicilia. Ma dire fin d’ora No a un’opera come il Ponte sarebbe dire No al futuro, come ha fatto il M5s sulle Olimpiadi. Questo il ragionamento che marcherà tutta la campagna.

Ma alta resta anche l’attenzione a tenere il dibattito nel merito della riforma e non sul governo. Renzi si confronterà venerdì sera in tv con il professor Gustavo Zagrebelsky, esponente del No. E Boschi ricorda: “Non si vota sulla simpatia del governo”. Ma la presidente della Camera Laura Boldrini fa un passo ulteriore: “Non si deve arrivare al giudizio universale. E’ un referendum importante ma il giorno dopo noi dovremmo continuare a svolgere il nostro lavoro”, avverte.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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