A Clinton il primo round ma Trump appare “presidenziale”

A Clinton il primo round ma Trump appare “presidenziale”
A Clinton il primo round ma Trump appare “presidenziale”
A Clinton il primo round ma Trump appare “presidenziale”

NEW YORK – Nessun dubbio, la vincitrice del primo dibattito è stata Hillary Clinton. Su questo tutti sono d’accordo. Avvocato, senatrice, ex First Lady, ex Segretario di Stato, abituata al confronto, la candidata dei democratici è una politica navigata. E lo ha dimostrato l’altra sera davanti a milioni di telespettatori – un record di ascolto, mai tanti americani avevano seguito un dibattito tra aspiranti alla Casa Bianca – nella Hofstra University.

Se il linguaggio corporale ha la sua importanza, allora l’ex First lady ha sicuramente trasmesso controllo, sicurezza e serenità. I suoi sorrisi, quello strizzare l’occhio alla platea – e quindi agli americani davanti al televisore –, quei movimenti pacati delle mani hanno pesato più di mille parole.

Dal canto suo, Donald Trump è apparso a disagio, teso, mai col sorriso sulle labbra. E poi, quel continuo portarsi il bicchiere d’acqua alla bocca, ha trasmesso tutto il suo nervosismo e imbarazzo. Il “Tycoon” per la prima volta è apparso insicuro.

Clinton, nel corso del dibattito, si è mostrata più ferrata sugli argomenti al centro del dibattito. Non che non ci siano stati passaggi in cui l’avversario non sia riuscito a metterla in difficoltà. Ma l’ex Segretario di Stato è sempre riuscita a superarli. Complice, è il caso di dirlo, la mancanza di aggressività da parte del magnate del mattone.

Gli argomenti affrontati, nel corso di 90 minuti di dibattito accanito e senza sosta, sono stati economia, sicurezza, politica estera e questioni razziali. Tutti di estrema attualità, visto la recessione dalla quale gli Stati uniti stanno uscendo lentamente, il recente attentato a New York, la guerra all’Isis e la questione Siria, e i fattacci che hanno sconvolto Charlotte. I due aspiranti alla Casa Bianca hanno esposto i loro punti di vista e mostrato quanto diverse siano le posizioni sull’America che si vuole costruire.

Clinton si è mostrata molto più ferrata in temi di politica internazionale. E c’era da scommetterci. Dopotutto, è stata Segretario di Stato. Quindi, conosce bene, molto bene come si tessono le trame della diplomazia. Ma non è tutto. Ha anche dimostrato di essersi ben preparata su tutto quanto riguardasse il suo “competitor”.

Trump, invece, è rimasto a lungo sulla difensiva. Ha ripetuto frasi fatte e le sue promesse elettorali. Un passaggio interessante è stato quando ha attaccato i democratici sugli impegni presi in materia di lavoro e impiego. Ma la candidata dei democratici ha saputo alla fine aggirare l’ostacolo accusandolo di essere un uomo ricco e corrotto, non in contatto con il paese e timoroso di rendere pubblici i propri bilanci.

Può sembrare un paradosso, ma le limitazioni mostrate in questo primo dibattito da Donald Trump sono state la sua forza. Trump, per la prima volta, è apparso presidenziale. La paura di sbagliare, di fare qualche scivolone eclatante, e sicuramente a seguito dei consigli dei suoi consulenti, sono alla base dell’atteggiamento più pacato di Trump che ha moderato i toni che lo fanno apparire un candidato non idoneo a dirigere una potenza mondiale.

Ma l’autocontrollo, mostrato nel dibattito, lo ha privato della sua migliore arma, quella della spontaneità, della provocazione e del “politicamente scorretto”. E la strada è apparsa tutta in discesa per una Clinton che ha saputo approfittarne imponendo il ritmo del dibattito.

Mancano ancora due confronti “face to face” e probabilmente molte cose cambieranno. Gli analisti si domandano quanto peso avranno sulle decisioni degli elettori e, secondo Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington, non sembrerebbero decisivi. Annunziata, al commentare il primo incontro ha scritto:

“L’America è molto divisa, le persone che effettivamente decideranno sono una minima percentuale dei 100 milioni che hanno visto il dibattito. Di solito i due candidati se ne vanno ognuno con il pacchetto di voti che già avevano, non penso che la situazione sia necessariamente cambiata”.

Ci saranno altri due incontri e molta strada ancora da percorrere. Per il momento l’America è divisa e la suspense probabilmente durerà fino all’8 novembre. E’ vero che i dibattiti sono importanti ma non bisogna dimenticare che a fare la differenza saranno gli eventi: il terrorismo, le vicende internazionali, la situazione economica. E, naturalmente, peserà il modo come ognuno dei candidati sapranno affrontarli.

(Mariza Bafile)

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