Slitta la riforma della giustizia. Renzi, no alla fiducia contro le toghe

Slitta riforma giustizia. Renzi,no fiducia contro toghe
Slitta riforma giustizia. Renzi,no fiducia contro toghe
Slitta riforma giustizia. Renzi,no fiducia contro toghe

ROMA. – La riforma del processo penale “rischia la stessa sorte toccata al ddl anti-tortura”: finire in coda all’ordine del giorno dei lavori d’Aula di Palazzo Madama. Senza che nessuno più ne parli. E’ questa l’ipotesi più accreditata tra i senatori della maggioranza che, al momento, escludono il ricorso ad un voto di fiducia sul testo che contiene le contestate norme su prescrizione e intercettazioni. Anche se poi nella pratica, perché l’ipotesi si realizzi, l’Aula del Senato dovrebbe fare un nuovo voto sul calendario per modificare quello deciso dalla Conferenza dei capigruppo che vede, subito dopo la riforma del cinema (passata in testa dopo la richiesta di inversione dell’odg avanzata dalla maggioranza), il Rendiconto 2015 e l’assestamento 2016 e poi gli “argomenti non conclusi” tra i quali rientra il ddl sulla giustizia penale.

Per quanto riguarda la fiducia, Renzi è stato piuttosto chiaro: “Ci penso su due volte a mettere la fiducia su una cosa che Davigo definisce “provvedimenti dannosi o inutili”, su atti della giustizia che vogliono aiutare i magistrati, con i magistrati che dicono che sono dannosi”. “Tendenzialmente – ha insistito il premier ai microfoni di Rtl – escludiamo il voto di fiducia”.

In realtà, il Consiglio dei ministri aveva autorizzato la richiesta della fiducia sul provvedimento, così come proposto da diversi ministri tra cui quello dell’ Interno Angelino Alfano e il Guardasigilli Andrea Orlando. Ma poi, l’intervista di quest’ ultimo a “Il Corriere della Sera”, avrebbe fatto precipitare le cose, mandando “su tutte le furie mezzo governo e gran parte del Pd”.

E non solo perché si sarebbe “trincerato dietro Alfano”, dicendo che lui era stato il primo a volere la fiducia sul ddl, ma anche “per il tono usato e per il modo”, cioè “senza avvertire nessuno” dell'”affondo” riservato all’esecutivo che nella prima edizione del quotidiano, come si avverte dal diverso titolo, è un po’ più hard: “Giustizia, il governo rischia di cadere”, per “addolcirsi” nella seconda edizione: “Fiducia sulla giustizia, evitiamo rischi”.

E’ probabilmente dopo aver letto le dichiarazioni di Orlando sul giornale che, secondo quanto si apprende da fonti della maggioranza del Senato, il premier avrebbe deciso di dire la sua in modo così netto sulla fiducia. Tirando in ballo anche il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo già chiamato in causa dal ministro nella sua intervista.

Davigo infatti più volte ha sparato a zero contro le principali misure contenute nel ddl a cominciare da quella che obbliga i Pm a tappe forzate, visto che gli vengono concessi solo tre mesi dalla chiusura delle indagini per decidere su rinvio a giudizio o archiviazione. E in un momento come questo, in cui Renzi non vuole scontri di alcun tipo con nessuno in vista del referendum costituzionale fissato per il 4 dicembre, un muro contro muro con i magistrati su un tema “caldo” come la prescrizione lo eviterebbe volentieri. Soprattutto dopo quello che è stato definito uno “strappo” da parte di Orlando che qualche malumore lo aveva già creato nel governo dopo la decisione di “forzare la mano” sull’andata in pensione dei magistrati e sull’assunzione di alcuni precari negli uffici giudiziari.

Così, alla fine, la maggioranza ha preso tempo chiedendo di invertire l’ordine dei lavori: facendo discutere prima la riforma del cinema, che il ministro della Cultura Franceschini vorrebbe approvata in tempi brevi. Ma alla fine una decisione sul ddl, magari la prossima settimana, andrà presa. E se non si metterà la fiducia, anche per i numeri “ballerini” di Palazzo Madama (nonostante nel Pd qualcuno ostenti sicurezza assicurando che si arriverà al tetto dei 164), e si deciderà di far esaminare il testo in Aula, un’ipotesi potrebbe anche essere quella che al primo voto segreto (ne sono previsti fino a un massimo di 270) in cui il governo va sotto, qualcuno, magari Orlando, chieda che il ddl torni in commissione.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)