Eni soddisfatta per Opec, ma la Russia è scettica

Un certo scetticismo è stato infatti espresso dalla Russia e da Gazprom, secondo cui "è presto per parlare di accordo", visto che "non vi è alcuna decisione definitiva" ed "è difficile dire come l'Iran si comporterà e così come si comporteranno altri paesi"
Un certo scetticismo è stato infatti espresso dalla Russia e da Gazprom, secondo cui "è presto per parlare di accordo", visto che "non vi è alcuna decisione definitiva" ed "è difficile dire come l'Iran si comporterà e così come si comporteranno altri paesi"
Un certo scetticismo è stato infatti espresso dalla Russia e da Gazprom, secondo cui “è presto per parlare di accordo”, visto che “non vi è alcuna decisione definitiva” ed “è difficile dire come l’Iran si comporterà e così come si comporteranno altri paesi”

PARIGI. – Una decisione “molto importante”, un “risultato molto buono”, un “segnale per il futuro”. L’a.d dell’Eni, Claudio Descalzi, spende parole di grande soddisfazione per quanto accaduto ad Algeri, dove l’Opec ha trovato una intesa preliminare per tagliare la produzione e, quindi, far salire i prezzi del petrolio. Lo fa in occasione di un incontro con alcuni investitori, radunati a Parigi per l’illustrazione del modello di sostenibilità ormai adottato dal gruppo petrolifero, fatto di un mix energetico più pulito e di una sempre maggiore attenzione per le popolazioni locali.

“La sfida cruciale del settore energetico è il bilanciamento tra la massimizzazione dell’accesso all’energia e la lotta al cambiamento climatico”, ha spiegato Descalzi davanti a una platea che raccoglieva il 6% del capitale del gruppo, con i rappresentanti di 35 tra società e fondi.

Tre i pilastri del modello adottato dall’Eni: cooperazione e sviluppo in rapporto ai Paesi in cui opera (1 miliardo di euro di investimenti tra 2010 e 2019 per progetti relativi a agricoltura, accesso all’acqua, educazione); minimizzazione dei rischi e degli impatti sociali e ambientali delle attività; percorso chiaro definito verso la decarbonizzazione, con il nuovo interesse “di lungo termine” per le rinnovabili (entro l’anno sei decisioni di investimento per una capacità complessiva di 150 MW).

Tuttavia al momento il core business è pur sempre il petrolio e quello che è accaduto ad Algeri non può che far tirare un sospiro di sollievo ai manager del gruppo: “E’ un fatto molto importante, perché da due anni non si vedeva l’Opec unita insieme per decidere”. Una coesione ritrovata, dunque, che lascia pensare all’intenzione di “riacquistare un ruolo importante nella stabilizzazione dei prezzi”.

Descalzi non è stato in grado di dire quale possa essere l’impatto preciso della decisione, ma ha ricordato che “c’è stato un taglio di circa 700mila barili al giorno e c’è uno squilibrio (tra domanda e offerta, ndr) di 700mila barili, quindi adesso saremmo in equilibrio”.

Per Descalzi, quindi “è un risultato molto buono, non capisco perché alcuni dicano di no”.

Un certo scetticismo è stato infatti espresso dalla Russia e da Gazprom, secondo cui “è presto per parlare di accordo”, visto che “non vi è alcuna decisione definitiva” ed “è difficile dire come l’Iran si comporterà e così come si comporteranno altri paesi”.

I mercati, comunque, restano fiduciosi, con il greggio che chiude a New York in rialzo dell’1,7% a un soffio dai 48 dollari, ai massimi di un mese.

Tornando all’Eni, l’incontro di Parigi è stata anche l’occasione per fare il punto su Goliat, il giacimento nel Mare di Barents fermato per alcune settimane per un guasto tecnico (l’attività “va bene” e l’Eni intende restare “fino all’ultima goccia di petrolio”) e sul Mozambico, dove da poco è saltato il ministro per l’Energia: “E’ chiaro che speriamo di avere un ministro e una controparte, ma questa uscita non ha un impatto per noi”, ha assicurato Descalzi.

(dell’inviata Francesca Paggio/ANSA)

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